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Politica

Costruiamo un ponte dove anche i bambini possano giocare a palla

E’ degli ultimi giorni l’idea di costruire una pista ciclabile sull’ipotetico ponte che dovrebbe collegare, dopo secoli, la Sicilia e la Calabria. Siamo sicuri che dopo tutto questo tempo, all’estremità di questo ponte, la Sicilia ci sia ancora?

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Sembrava una giornata come le altre quella del 2 settembre e invece alle 21:22 arriva l’annuncio che non ci aspettavamo, il tweet del ridicolo. La Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli annuncia in pompa magna l’istituzione di una commissione per “capire qual è lo strumento migliore per collegare la Sicilia alla Calabria. Per collegarle su ferro, su strada e con una pista ciclabile“. Si sa: negli ultimi anni le proposte più originali sono quasi sempre venute da questo ministero che ha visto dietro la propria scrivania anche la figura di Danilo Toninelli, l’uomo del tunnel del Brennero per intenderci.

Il ponte sullo stretto più che un’opera, è ormai quasi una zavorra che l’Italia si trascina da secoli. I primi a pensarci, e, probabilmente , gli unici a riuscirci, furono i romani. Nella sua Naturalis Historia, Plinio il Vecchio ci racconta  del console romano Cecilio Metello che nel 251 a.C. tentò di trasportare da Messina a Reggio Calabria un centinaio di elefanti da guerra attraverso un collegamento di navi e botti galleggianti. Passando per Carlo Magno, l’dea del ponte la si ritrova dopo l’unità d’Italia. Pensate un po’, prima di Giuseppe Conte, l’ingegner Carlo Alberto Navone, guardando al tunnel sotto la Manica nel 1870, pensava a un collegamento sottomarino anche per la Sicilia.

Nel 1969, fu indetto addirittura il “Concorso internazionale di idee” che vide la presentazione di 143 progetti e 12 vincitori: uno stanziamento che, per i soli studi preliminari, costò 3 miliardi e 200 milioni di lire. Dal concorso si affermarono tre tipologie di collegamento: un ponte “strallato”, nel quale l’impalcatura è retta da una serie di cavi ancorati a piloni di sostegno; un ponte sospeso; il “ponte di Archimede“, un tunnel a mezz’acqua ancorato al fondo tramite cavi in acciaio, sostenuto per la maggior parte dalla spinta d’Archimede, soluzione che negli anni ’70 è stata spesso presentata come più economica e a minore impatto ambientale.

L’idea venne anche portata avanti dal Premier Berlusconi ma poi a mettere la pietra tombale sull’idea del Ponte fu l’ex premier Mario Monti, con la messa in liquidazione della società dello Stretto di Messina nel 2013. L’argomento è così tornato di nuovo in auge anche perché questo ponte dovrebbe essere il simbolo della ripartenza dell’Italia dopo il coronavirus, il simbolo dell’ingegneria e della genialità italiana, il simbolo di un’Italia che finalmente unita si affaccia sul mondo… Insomma un bel po’ di significati che già prima della costruzione appesantiscono l’ipotetico ponte.

In tutta questa sfilza di simbolismi non può mancare la pista ciclabile, simbolo dell’Italia verde ed ecologista che ancora però non c’è, nonostante qualche eccellenza territoriale. Magari un’idea potrebbe essere quella di costruire un bel ponte all’avanguardia affiancato ad un tunnel sottomarino per non scontentare nessuno. Non solo cara ministra, dobbiamo far sì che su questo ponte anche i bambini possono giocare a palla, come disse qualcuno parlando del progetto per la ricostruzione del ponte Morandi.

Un Ponte per una Sicilia che non c’è

A dir la verità il problema non è né la pista ciclabile, né il tunnel sottomarino ma il problema è la Sicilia. Una Sicilia dove a mancare non è solo l’acqua (nonostante sia circondata dal mare) , ma a mancare sono pure le strade, le linee ferroviarie, i servizi e le infrastrutture. Una Sicilia dove per spostarti da Siracusa a Trapani impieghi 11 ore e 10 minuti e con tre cambi. Una Sicilia dove vi sono bel 20.000 forestali quando la Lombardia, che ha il doppio della superficie forestale dell’Isola, ne conta appena 416 unità.

Un controllo capillare del territorio se pensiamo che in Lombardia, ad esempio, ci sono 1.600 ettari per un forestale, mentre in Sicilia sono appena 18 . Ma nonostante la Sicilia abbia il più elevato numero di operai forestali d’Italia, nel 2017, ha fatto registrare la più elevata superficie percorsa dal fuoco (34.221 ettari tra boscata e non boscata, pari al 21% del totale nazionale) e un numero di incendi (1.113) che la colloca sul podio nazionale, dopo Calabria e Campania, altre due regioni che, seppur in tono minore, di forestali hanno fatto incetta. 

Lasciamoli guardare l’Italia…

I dati nazionali ci mostrano una Sicilia che stenta a ripartire e che forse dal Regno delle due Sicilie, non è più ripartita. La colpa non è di un’invasione immaginaria su cui sembra concentrata e incentrata la politica regionale ma bensì di infrastrutture e servizi che mancano, di fondi europei bloccati o perduti dentro qualche tasca un po’ troppo grande, di opere annunciate e mai realizzate… In questo scenario qui, l’idea della realizzazione di un Ponte sullo Stretto è una grandissima occasione che non va sprecata.

Proprio per questo voglio ribadire la mia idea iniziale: oltre ad una pista ciclabile, facciamo in modo che anche i bambini possono giocare sul ponte. Facciamo in modo che possano guardare le coste della Calabria dal ponte e iniziare a sognare di essere in Italia, facciamo in modo che possano da quel ponte guardare da lontano la loro terra e fermarsi un po’ ad ammirarla per tutte le sue bellezze che nasconde all’interno.

Facciamo in modo che possano guardare non solo chi va via dalla Sicilia ma anche chi ci arriva: lasciamoli sognare e sperare per un domani migliore e con più opportunità. Lasciamoli guardare il mare limpido dello stretto e poi al tramonto non facciamoli tornare a casa ma lasciamoli liberi di correre verso la Calabria e il resto dell’Italia. Scommettiamo di più sul loro futuro e chissà, forse un giorno li vedremo attraversare quello stesso ponte in sella su una bicicletta in direzione Sicilia, non per trascorrerci le vacanze ma per cambiarla davvero.

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