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Società

Chi sono i Mangiafuoco nella vita reale?

Comandano e “muovono i fili”, come canta Bennato in una sua famosa canzone. I Mangiafuoco ci sono in ogni contesto sociale, si celano nei rapporti privati come anche in quelli pubblici. Come imparare a riconoscerli e neutralizzarli.

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Non si scherza, non è un gioco / Sta arrivando Mangiafuoco / Lui comanda e muove i fili / Fa ballare i burattini“. Comincia così la famosa canzone di Edoardo Bennato (“Mangiafuoco” appunto) presente nello straordinario album “Burattino senza fili” del 1977. Tutta l’opera costituisce un’allegoria della contemporaneità, con i suoi vizi, le sue contraddizioni e i suoi pericoli. Ma è proprio sull’analisi della figura di Mangiafuoco che si concentrerà questo articolo, andando a scoprire che il personaggio raccontato da Bennato ci è molto più familiare di quanto possiamo immaginare.

Una questione di fili

Il ritornello della canzone sottolinea lo sdegno di Mangiafuoco ogni qualvolta scopre una marionetta senza i fili, quegli stessi che lui utilizza per far ballare i burattini. La tematica dei fili è centrale nel testo del cantautore, poiché sono il mezzo fisico che lega il padrone ai suoi sottoposti: l’assenza dei fili porta Mangiafuoco a non avere il controllo sul burattino; fa chiama quindi i suoi gendarmi e lo dichiara pazzo.

LA SCELTA DI NON AVERE I FILI – Bennato fa intendere che l’assenza dei fili non è frutto di un caso, ma di una precisa scelta del singolo individuo. Tanto che, sempre nel ritornello, viene detto: “Se si accorge che il ballo non lo fai / Allora sono guai e te ne accorgerai / Attento a quel che fai, attento ragazzo“. Il fatto di dover stare “attento a quel che fai” induce a pensare che la scelta di “non fare il ballo” sia frutto della volontà dell’individuo, non in balìa della sorte bensì artefice del proprio destino.

LA CONSEGUENZA DI NON AVERE I FILI – Il “non fare il ballo” secondo le volontà di Mangiafuoco ha però un prezzo, ovvero la chiamata dei gendarmi e la condanna ad essere considerato un “pazzo”. Bennato vuole mettere in allerta l’ascoltatore su questo aspetto, e cioè che l’avere a che fare con un Mangiafuoco può essere molto pericoloso: reclamare la libertà e sfuggire al suo controllo può non essere così semplice e spesso non è privo di conseguenze.

I Mangiafuoco nella vita reale

Paura – Il timore nei confronti di Mangiafuoco è una delle principali cause della permanenza dei fili

Di persone ossessione dal controllo e dalla fame di potere ne esistono molte nelle nostre vite. Forse alcuni di noi potrebbero anche ritrovare loro stessi nella descrizione del Mangiafuoco di Bennato, ironica ma al tempo stesso profondamente lucida. Viene quindi da chiedersi come si possono individuare queste figure, celate dietro ai volti più variegati, alle persone più insospettabili.

LA STRATEGIA DELLA SOGGEZIONE – Una delle armi più potenti in mando a questi tipi di soggetti è il clima di tensione e, per certi aspetti, timore che creano nel rapporto con le altre persone. L’idea di essere criticati, messi in discussione, li irrita terribilmente, e lo fanno intendere in vari modi. Il risultato finale però è lo stesso: le persone non si sentono libere di giudicare l’operato del “Mangiafuoco” in sua presenza, e preferiscono astenersi piuttosto che esprimere un parere critico nei suoi confronti. Questo costituisce il primo segnale di un potenziale Mangiafuoco, perché chi non accetta le critiche spesso è portato a non mettere in discussione il suo operato.

IL CONTROLLO SUI DEBOLI – Un’altra caratteristica che contraddistingue i Mangiafuoco della vita di tutti i giorni consiste nel fatto che essi spesso sono circondati da individui dalla personalità fragile: soggetti deboli emotivamente oppure senza scrupoli. In poche parole, o persone che accettano la prevaricazione senza opporsi (personalità deboli) oppure soggetti che sono disposti anche a mettere da parte la morale pur di ottenere un vantaggio seguendo il “capo”. In entrambi i casi la caratteristica di queste persone che “seguono” il Mangiafuoco – o semplicemente lo temono – sta nell’incapacità di autodeterminarsi senza vincoli esterni e di definirsi senza farsi prevaricare dalla volontà altrui.

La difficoltà nel riconoscere i fili

Volontà – Tagliare i fili da una persona “tossica” è frutto di una scelta individuale che richiede comunque un atto di grande coraggio

E’ sicuramente faticoso rendersi conto delle catene che certe persone ci legano attorno, ma la vera difficoltà sta proprio nel riconoscere che questi vincoli sono effettivamente delle catene che intrappolano il nostro diritto alla libertà individuale. Questi fili possono riguardare il rapporto all’interno di una coppia, in un gruppo di amici, in un’associazione, nelle comunità più varie: dall’intimità del nido familiare fino alle grandi dinamiche sociali, l’incontro con persone ossessionate dal controllo sugli altri non può che portare a conseguenze negative per tutti.

IL CORAGGIO DI LIBERARSI DAI FILI – Aprire gli occhi e riconoscere prima di tutto a sé stessi i fili che ci vincolano ad altre persone costituisce già un’opera di coraggio; ancora di più decidere di porre fine al rapporto di sudditanza nei confronti del Mangiafuoco. Perché, come ci indica Bennato nella sua canzone, chi ha il controllo non accetterà mai di perdere i fili con cui teneva vincolata a sé una persona, e quindi non sono da escludere possibili azioni dello stesso per punire la rivendicazione della libertà di azione dell’altro. Ma risiede proprio qui il coraggio dell’essere umano: la determinazione ad affrontare le conseguenze in nome della libertà individuale.

EDUCARE ALLA LIBERTA’ – Sembra strano, ma in un mondo di diritti forse non ci pensiamo abbastanza ad insegnare alle nuove generazioni a coltivare le radici della libertà, e spesso la diamo per scontata. Ma con uno sguardo più attento ci si renderebbe conto di quante situazioni esistono anche nel mondo occidentale – quello liberale e dei diritti – in cui le persone rinunciano alla loro libertà perché soggiogate da altre. E tutto questo spesso avviene all’ombra della legge, a volte addirittura con un tacito consenso della vittima, proprio perché forse non si ha sufficiente coscienza di cosa vuole dire essere liberi. E’ quindi necessario riscoprire ciò che al giorno d’oggi diamo per scontato: la libertà e l’autodeterminazione dell’essere umano.

Scacco matto a Mangiafuoco

La canzone “mangiafuoco” di edoardo bennato
tratta dall’album “burattino senza fili” (1977)

Per agire efficacemente contro i Mangiafuoco ci potrebbe essere sempre la via del dialogo, ma per esperienza personale spesso non funziona: soprattutto quando si entra nell’età adulta, molti elementi del nostro carattere diventano difficili da cambiare, e chi non riesce ad aprire gli occhi sulle sue condotte probabilmente non metterà in discussione le sue certezze – soprattutto se si trova ad ascoltare la predica di chi magari non considera neanche degno d’attenzione.

IL VALORE DI ESSERE LIBERI – Un’altra via potrebbe essere quella di dimostrare con il proprio esempio che l’ottenimento della libertà vale più di ogni altra cosa. Rendere palese al Mangiafuoco di turno e ai suoi sottoposti che un altro tipo di relazione è possibile: non quella basata su soggezione e comando, ma su condivisione e stima. Sembra banale, ma un esempio di coraggio concretamente visibile vale più di ogni intento espresso solo a parole. Essere testimoni dell’autodeterminazione individuale, dimostrare di essere liberi di giudicare senza timore, di criticare senza sentirsi giudicati e di agire secondo coscienza senza dover chiedere il permesso a qualcuno: queste sono le armi che ciascuno di noi possiede per poter fare la differenza in un percorso collettivo di presa di consapevolezza.

I LEADER SANI – Sta proprio a chi riconosce i fili “disarcionare” i Mangiafuoco della vita reale, dimostrando che un’altra leadership è possibile: sono i cosiddetti “leader sani”, figure che con la loro influenza positiva riescono a far aprire gli occhi ai sottoposti di Mangiafuoco e a portarli a rompere il legame con il despota. Ma non è semplice, perché la volontà di un singolo può non portare ad una ribellione dei molti, timorosi di una possibile reazione del prepotente. Forse proprio qui risiede la chiave interpretativa del perché esistono ancora i Mangiafuoco nella nostra quotidianità: il clima di soggezione che creano, il timore che instaurano tra i membri del gruppo e una generale sudditanza psicologica dei singoli componenti portano il “burattinaio” a mantenere le proprie posizioni di potere sugli altri. Ed è per questo che è importante lavorare sulla coscienza collettiva della propria libertà individuale ed autodeterminazione, a partire dall’infanzia; per togliere quel substrato sociale ai Mangiafuoco, i quali sfruttano proprio l’ignoranza su questi temi per “far ballare i burattini”.

Questo articolo non ha voluto trasmettere il messaggio che ogni autorità è male, ma ha scelto di soffermarsi sulle caratteristiche che rendono un’autorità negativa per la collettività. Ha sottolineato quali elementi fanno di un capo un Mangiafuoco, di un leader un despota, di un fidanzato un dominatore. Ovviamente i concetti vanno declinati anche al femminile, eppure non è un caso se ancora oggi associamo il temine “autorità” ad una connotazione maschile… Ma questa è un’altra storia.

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Sono nato a Trieste il 27 luglio 1997 e sono Senatore accademico all'Università degli Studi di Trieste, dove studio Scienze Politiche e dell'Amministrazione. Sono iscritto al partito Italia Viva dal settembre 2019 e mi sono attivato sul territorio entrando a far parte dell'associazione di promozione sociale ProgettiAmo Trieste. Sono appassionato di relazioni di genere, psicologia sociale e politica internazionale; scrivo sul blog nazionale della community dei Millennials su queste tematiche. Ho un diploma scientifico conseguito nel 2016 e nel settembre del 2017 sono entrato a far parte dell'associazione RIME di Trieste. Ho partecipato nell'ottobre del 2017 all'evento "Lo spazio delle idee", Progetto Hubble, organizzato da Cultura Democratica a Firenze. Sono stato eletto nell'aprile 2019 Senatore accademico per la mia università con la lista universitaria Studenti in Movimento e nell'agosto 2019 ho partecipato alla scuola di politiche "Meritare l'Italia", organizzata dal senatore Matteo Renzi e da Elena Bonetti a Lucca.

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