Connect with us

Politica

Rosato:”Commissariamento strategia vincente, perso tempo nel lockdown”

Dl Semplificazione, referendum e prossima agenda di governo. I prossimi venti giorni dell’Italia con Ettore Rosato vicepresidente della Camera e Presidente di Italia Viva.

Published

on

I giorni che seguiranno per il governo saranno abbastanza agitati: si avvicina il fatidico referendum dove il fronte del No sembra recuperare giornalmente qualcosa. L’altro scoglio soprattutto per il centrosinistra sono anche le regionali dove da una parte c’è “chi spera n un 7 a 0” e dall’altra invece c’è chi prega per salvare oltre alla Campania almeno la rossa Toscana. Nell’attesa dell’election day è stato approvato il Decreto Semplificazioni, ispirato sicuramente al piano shock presentato da Italia Viva. Di tutto questo ne parliamo con l’on. Ettore Rosato vicepresidente della Camera e Presidente di Italia Viva.

  • Siete stati protagonisti dell’agenda politica di questo governo, nato poco più di un anno fa. Ultimo risultato è il Decreto Semplificazioni, un provvedimento che deroga il codice degli appalti e contestualmente si concentra sulle grandi opere.

E’ un primo passo verso la semplificazione delle procedure per le opere pubbliche, un passaggio indispensabile. Noi stiamo attraversando una delle più grandi crisi economica che la nostra repubblica ricordi, mai una cosa così grave. Bisogna immettere liquidità all’interno del sistema paese, bisogna veramente dare una mano alle imprese e a chi coraggiosamente,appena finito il lockdown, ha riaperto e per fare questo una delle prime cose da fare è sbloccare gli investimenti pubblici, le opere pubbliche piccole e grandi che sono ancora bloccate. L’Italia è piena di comuni che hanno soldi nei cassetti e che non riescono a spenderli perché non sono autorizzati i loro progetti. Siamo pieni di investimenti privati che potrebbero partire se ci fosse il nulla osta della pubblica amministrazione.

  • Nel dl semplificazione ci sono riferimenti temporali per ogni tipologia di investimento e una seconda parte in cui sono elencate le grandi opere che richiederebbero di essere ultimate.

Il tema dei commissari è vincente. La prima volta che è stato utilizzato è stato per Expo, si diceva che non ci saremmo mai riusciti. Abbiamo scelto una procedura commissariale, è stato nominato un commissario che era Beppe Sala. E’ stato nominato un soggetto deputato al controllo ex post del commissario, scegliendo una figura come Raffaele Cantone affiancato dall’Anac ed ecco che Expo si è realizzato creando un grande successo per il Paese.

  • Ma non è stata l’unica dinamica di questo tipo…

No, ci siamo confrontati nello stesso modo per gli scavi di Pompei. Erano fermi da decine di anni, e oggi sono ripartiti. Lo si vede anche sui flussi turistici che ci arrivano, una cosa che prima non era pensabile. Dopodichè si è arrivati al ponte di Genova.

  • E quindi questo cosa significa?

Noi pensiamo che con questa procedura si possano far ripartire tante opere pubbliche che oggi sono al palo, un’opera o si realizza perché utile o non si realizza. Si straccia e si butta via il progetto. Se serve bisogna realizzarla presto, altrimenti sarà obsoleta. Penso alle tante opere del nostro paese dalla Calabria al Veneto, a quante infrastrutture iniziate, autorizzate o pregate. Noi vogliamo cogliere l’occasione offertaci dal Covid per far ripartire il paese. Le infrastrutture servono anche alle imprese per essere più competitive. Un’impresa che è collocata in una zona male infrastrutturata è un impresa che fatica ad essere competitiva.

  • Il sistema commissariale sarebbe potuto essere utile per cominciare durante il lockdown i lavori di ammodernamento delle strutture scolastiche?

E’ stato un errore gravissimo, noi avevamo le strade vuote in tutta Italia. Abbiamo detto asfaltiamole, sistemiamole. Le squadre di operai potevano fare il loro lavoro, potevano farlo con le mascherine. Potevamo rendere fruibili strade che oggi troviamo intasate, come in Liguria e non solo. Le scuole erano vuote, potevamo fare i lavori di manutenzione, sapevamo che prima o poi le avremmo aperte. Io penso che oggi la preoccupazione di tutti, soprattutto su questo tema, sia quello di mettere da parte qualsiasi tipo di polemica e con l’impegno di comune e cioè regioni, stato ed amministrazioni comunali, insegnanti e personale scolastico, e non ultimi gli studenti.

Se la scuola non funziona, il Paese soffre

Noi abbiamo già sofferto troppi mesi. La didattica a distanza è stata importantissima, ma non basta. Serve la presenza in classe, è un’esperienza che abbiamo vissuto tutti e privarla ai nostri figli è un torto che non dobbiamo più fargli.

  • Andando oltre le valutazioni sulla Ministra Azzolina, si poteva fare altro?

La tecnologia va utilizzata, ci possono essere più cose necessarie. Io penso che le amministrazioni centrali debbano dire poche cose, e chiare. Che siano da tutti comprese ed applicabili. Poi dobbiamo affidarci a responsabilità ed intelligenza dei presidi, degli amministratori locali e alla loro capacità di trovare soluzioni adeguate in ogni dove che non possono essere sempre tutte uguali. Quello che è importante è il ruolo dello stato, del suo compito di mettere a disposizione di tutti delle strumentazioni adatte. Penso che tutte le misure vadano applicate con intelligenza, se penso a dei bambini con i banchi sotto cui ci sono delle rotelle immagino tutto meno che la distanza di sicurezza. Spieghiamo ai bambini cosa accade, non è detto che i nostri figli non capiscano cosa sono i rischi del Covid e cosa voglia dire proteggere i cari.

  • Stallo sull’applicazione del Mes. Avrebbero potuto essere questi fondi determinanti per l’incremento delle borse di studio di area medica, considerato che sono vincolati alla sanità?

Questo è un pezzo della motivazione per cui il Mes va attivato. Ci siamo accorti di quanto sia fragile il nostro sistema sanitario, anche nelle regioni che venivano considerate di eccellenza. Il problema è nelle strutture non sempre adeguate, se non ci sono spazi differenti nei pronto soccorso e reparti sufficientemente attrezzati allora ci troviamo davanti a limiti strutturali. Problemi che vanno affrontati. D’altro canto ci siamo anche accorti che va potenziata la medicina territoriale, perché quella rete indispensabile di medici di famiglia sono un investimento che va fatto e alla lunga porta al risparmio. Con le reti di medicina territoriale si può riuscire a prevenire il diffondersi della malattia, così che si risparmi sul sistema complessivo della sanità. Io penso che noi abbiamo bisogno di nuove risorse, e di un piano serio su come si investono nuove risorse.

  • Vedremo il centrosistra unito in Toscana, Campania e Marche.

Noi abbiamo parlato fino ad oggi solo con i candidati, il Partito Democratico non ci ha mai cercato. Siamo arrivati a fare degli accordi con i governatori lì dove abbiamo creduto che fosse giusto. Lo abbiamo fatto nelle Marche, c’è un candidato bravo come Maurizio Mangialardi sindaco uscente di Senigallia. Abbiamo convenuto che sia una buona candidatura, arrivata in ritardo per via delle lunghissime discussioni in seno al PD. Un candidato di qualità, e forse fossimo partiti prima saremmo andati meglio. Stesso discorso vale per Giani, candidato di coalizione che nasce dalle istituzioni regionali. Ottimo conoscitore della Toscana, amministratore locale di qualità con le competenze non solo per vincere ma anche per governare bene. De Luca è l’uomo giusto per governare una regione complicata come la Campania.  

  • E nelle altre regioni?

In Liguria il Pd ha deciso di mortificare se stesso, perché ha scelto come candidato l’uomo che per anni ha insultato i dem portando il suo punto di vista assolutamente alternativo a quello del Partito Democratico. E se pure era stato individuato un candidato che andava bene a tutti, hanno preferito mortificare se stessi. Rinnegando qualsiasi trascorso di riformismo. Il Veneto ha una storia simile, abbiamo proposto un nome di mediazione. Ma lì la battaglia è davvero difficile, la Liguria l’abbiamo regalata a Toti mentre il Veneto è una sfida complicata.

Ad aggravare la situazione l’atteggiamento del Pd. Noi andiamo con la nostra senatrice Daniela Sbrollini, ha riunito un gruppo di liste civiche dal Psi al Partito Repubblicano. Per concludere, in Puglia c’è stata una scena a destra e sinistra di guardare al passato. Due candidati, due ex governatori come Fitto ed Emiliano che si confrontano in scontro rivolto al passato. Sono anni che noi diciamo di non sostenere Emiliano, il Pd ha deciso di continuare su questa strada e noi siamo stati coerenti e abbiamo deciso di candidare Ivan Scalfarotto.

  • In Valle D’Aosta invece?

Lì il sistema elettorale è proporzionale. Candidiamo la nostra lista assieme a due liste riformiste ed europeiste, vogliamo guidare quella regione piccola ed importante. Il passato consiglio regionale si è sciolto dopo solo due anni, noi vogliamo portare del buon governo.

  • Italia Viva non ha dato indirizzo di voto sul referendum.

Noi abbiamo scelto di non dare indicazioni di voto e di non personalizzare il referendum. Io penso che sia solo uno spot elettorale che non aiuta le istituzioni, quindi di conseguenza non ha nessun effetto benefico che invece avrebbe avuto la fine del bicameralismo paritario. Gli italiani decideranno con grande libertà. Italia Viva si è conquistata uno spazio con fatica e senso di responsabilità, non è facile rappresentare l’alternativa riformista.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Trending