Connect with us

Cittadini

La comodità del male

Perché nessuno parla mai della comodità del male? Perché è sempre condannato da tutti? Non ho certo risposte: del resto faccio solo filosofia.

Published

on

Buonasera amici, bentornati.

Quest’oggi vorrei riflettere con voi su un tema un po’ particolare, che non necessariamente viene associato alla filosofia: è un concetto diffuso, universale, che presenta varie sfumature nei vari campi in cui è presente. Questa riflessione nasce in me anni e anni fa, probabilmente tra la prima e la seconda elementare, o forse addirittura prima. Quel che è certo è che ho maturato in me questa visione già da parecchio tempo.

L’attualità è piena di discussioni, di vane dimostrazioni che ciò che dico non sia vero, di inutili tentativi di mascherare la realtà, quando l’unica verità è questa: noi siamo fatti per fare del male.

E la dimostrazione sta in tutto ciò che vediamo ogni giorno: se fossimo stati creati per vivere in pace e armonia con il mondo il male non esisterebbe. E allora non avrebbe senso sottolineare quanto certi gesti siano belli e coraggiosi se venissero naturali o quantomeno fossero propri di tutte le persone. Perché l’uomo, nella realtà, è proteso verso il male, verso l’egoismo e l’individualismo più puro, e non ci sono motivi per cui non debba essere così: è semplice, istintivo, immediato, non richiede energie. Il male è ciò che siamo senza l’autocontrollo.

Volendo analizzare pro e contro di fare il male, potremmo schematizzare i vantaggi in un elenco puntato:

  • Fare il male richiede un apporto minimo di energie. È semplicemente ciò che ci viene spontaneo, è istintivo e immediato. Per questo motivo il tema della tentazione viene sentito in modo così forte.
  • Non ha ripercussioni, se non consideriamo il fattore del senso di colpa, che se ragionassimo pensando solo alla nostra persona, e non a chi ci circonda, sarebbe già di per sé trascurabile.
  • Non è dannoso per noi. È altamente desiderabile perché ci offre la strada del benessere immediato, che è ciò a cui l’uomo istintivamente tende.

Se volessimo analizzare i lati negativi, ci accorgiamo che non ce ne sono:

  • Potrebbe essere una delusione per gli altri. Ma se ci sentissimo appagati da soli, avendo fatto ciò che ci fa stare bene, che bisogno avremmo degli altri? La presenza della società intorno a noi funziona finché abbiamo bisogno di quest’ultima per raggiungere il nostro obiettivo di felicità.
  • È contro la morale. Ma è anche assurdo inseguire e credere in una morale che mette all’ultimo posto il benessere della persona: se per la felicità di tutti si deve mettere in discussione e proibire la felicità ai singoli, probabilmente il meccanismo alla base è strutturato male. Paradossalmente, se pensassimo di star ragionando mediante regole universali, potremmo affermare che questo avviene per tutti gli individui quasi allo stesso modo, il che vuol dire che ogni uomo, nell’idea di star sacrificando se stesso per il benessere collettivo, sta solamente donando la propria felicità per l’infelicità altrui. Impensabile, vero?

Potremmo anche continuare, ma ci accorgiamo che ogni “contro” del male risiede unicamente nel rapporto con gli altri. Non ha niente a che vedere con la nostra persona. Quindi se ci sentiamo appagati e completi nella nostra solitudine, ottenendo dal male la quantità di felicità che otterremmo altrimenti dalle persone che ci sono vicine.

Non ho intenzione di continuare e smentire questo pensiero, per quanto riconosco che possa essere pericoloso. Ne sono convinta, e forse ancora non ho trovato un motivo per cui questo mio pensiero non rispecchi le mie azioni. Ci aggiorneremo forse in futuro, quando avrò altri argomenti a sostegno dell’una o dell’altra tesi. Per adesso, vi auguro semplicemente una buona settimana.

Gaia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono nata nel 2001, ho frequentato il liceo scientifico a Viterbo e ora studio Lettere moderne a Bologna. Ho iniziato a lavorare per La Politica del Popolo come correttrice di bozze e ora gestisco la rubrica di filosofia del martedì.

Trending