Connect with us

Cittadini

#NoIndifference-Sulla Nostra Pelle

La nostra rubrica oggi vi riporta il racconto di Giuseppe Salerno presidente dell’Associazione Casa Nostra di Cosenza. Questo articolo è un tributo rivolto alla sensibilità umana che ha bisogno di essere sempre rievocata per cercare di combattere l’indifferenza che oscura le nostre percezioni.

Published

on

C’è grande umanità nella sua voce durante l’intervista, c’è voglia di contribuire al benessere della comunità grazie ad un team di volontari sempre attivi e pronti a fare la differenza nella stanca e solitaria giornata di una persona bisognosa. Di chi sto parlando? Di Giuseppe Salerno il presidente dell’Associazione “Casa Nostra” legata alla Caritas diocesana di Cosenza-Bisignano. Ebbene si, oggi la rubrica Sulla Nostra Pelle vi riporta il racconto di chi pone il proprio servizio a disposizione di chi ne ha più bisogno.

Questa Associazione di volontariato della Caritas diocesana di Cosenza, la cui sede è situata nel centro storico in locali messi a disposizione dalla Curia Arcivescovile, svolge un servizio diurno che si occupa delle persone senza dimora e, per l’appunto, l’attività ha inizio alle 9:00 e si conclude alle 14:00 circa. Si sa, la colazione è il pasto più importante della giornata, o meglio, ne determina il suo andamento e l’associazione non vuole certo disattendere questo principio basilare. Per questo il primo servizio offerto è proprio quello della prima colazione, seguito dalla doccia e dalla lavanderia.

Per le 12:30, invece, tutti a tavola per gustare il pranzo servito presso la mensa. Questi appena enunciati sono i servizi primari cioè quelli che si occupano dei bisogni essenziali per la sopravvivenza della persona e della sua dignità umana. Ma l’associazione non si occupa solo di questo. All’interno della stessa è possibile ricevere assistenza di vario tipo come, per esempio, quella medica; legale; informativa grazie all’internet point e, inoltre, si svolgono attività ludiche, culturali; sociali e ricreative.

L’associazione si occupa anche dell’unità di strada che esce la sera dalle 20:00 fino alle 23:00 circa per una volta alla settimana. I volontari incontrano i bisognosi nella loro “casa” che, in questo caso, corrisponde alla via, al vicolo, alla piazza, al ponte, della città. Sicché nelle loro fredde, accartocciate, umili e provvisorie dimore possono ricevere d’inverno il calore di una morbida coperta che profuma di serenità; un thè caldo che ha il sapore di limone e di tranquillità; un kit fresh che rinfresca dalle pavimentazioni che scottano perché arrostite dal rovente sole estivo; un bicchiere d’acqua che sa di vita e di essenzialità insieme ad un panino che gusta di bacon ma anche di golosità.

Naturalmente il volontario deve creare una relazione di fiducia con il bisognoso, dunque, deve portare con sé la condivisione di un conforto che non risulta essere di certo un bene secondario rispetto alla soddisfazione dell’immediato bisogno fisico. In questo modo il volontario riesce a stabilire una comunicazione che gli permette di informare il soggetto in difficoltà di tutti i servizi che l’associazione offre ogni giorno della settimana. Non solo, in questo modo si colma e si placa la sensazione di vuoto interiore che nessun hamburger può colmare, solo una parola affettuosa, uno sguardo di fiducia, un sorriso di conforto, possono mostrare a chi non ha più speranza l’umanità che la vita salva.

Tra i volontari vi sono anche tre suore messicane dell’ordine “suore francescane missionarie volontarie dei poveri” che, oltre a collaborare in tutti i servizi all’interno della struttura, si occupano di accogliere le donne in condizioni di emergenza, per un periodo di tempo limitato, all’interno di due stanze dotate di tutte le necessità, compresi quattro posti letto. Inoltre queste suore speciali, curano la parte spirituale dei volontari e la Cappella situata anch’essa all’interno della struttura.

I bisognosi non sono tutti stranieri, anzi, la maggioranza è composta da italiani con una fascia d’età che varia dai quaranta ai sessant’anni.

Inoltre, l’associazione attraverso la Caritas chiede alle parrocchie cittadine la disponibilità di locali per fare accoglienza alle persone costrette a vivere per strada. Questo servizio viene chiamato, per l’appunto, “emergenza freddo” e prevede due locali che possono ospitare sei persone.

Il tutto però si è dovuto adattare alla odierna situazione di emergenza sanitaria che ha previsto un aumento considerevole dei bisognosi a fronte di una riduzione del numero dei volontari per garantire la tutela della salute e rispettare le norme di sicurezza. Durante il lockdown la struttura è stata regolarmente aperta, ma naturalmente è stata ridimensionata nelle sua attività. Quindi, oltre alla semplificazione del lavoro in cucina si è vietato l’ingresso nel locale, perché gli ambienti non erano adeguati al numero delle persone che durante quel periodo di emergenza erano raddoppiate.

In condizioni di normalità, dunque pre covid, il servizio mensa era rivolto a 45/50 persone, mentre durante il periodo di quarantena i pasti d’asporto sono raddoppiati coinvolgendo circa 90 persone. Adesso il numero delle persone che usufruisce del servizio mensa è leggermente calato ma è comunque maggiore rispetto al numero che l’associazione gestiva antecedentemente alla pandemia.

Anche tutti gli altri servizi hanno subito una riduzione e un adattamento alle disposizioni ministeriali come, per esempio, le docce che sono state contingentate e il cibo d’asporto con piatti perfettamente sigillati. Dunque, l’associazione che vive sostanzialmente su fondi forniti dalla Caritas Diocesana e dalle donazioni private, ha dovuto investire per garantire la sicurezza nell’espletamento di questi servizi essenziali. I bisognosi hanno comunque continuato a usufruire di questi servizi fondamentali per la sopravvivenza e per la dignità di una persona, ma ciò che più di tutto apprezzano è il fatto di non sentirsi soli. Dunque, danno molta più rilevanza all’attenzione che ricevono grazie a quella straordinaria relazione che scaturisce con il volontario.

L’occasione di uscire dai propri ambienti spesso degradati e parlare, confrontarsi, sfogarsi e condividere i problemi della propria vita diventa un’esigenza primaria che porta sollievo all’anima altrimenti vuota e devastata dalle contingenze che hanno dovuto subire nelle loro vite. Tutto questo, però, consiste in un arricchimento umano anche per il volontario che riceve il doppio dell’affetto che ha donato.

Giuseppe Salerno questo lo sa bene dato che la sua esperienza di volontariato è iniziata proprio in un momento per lui molto delicato, ovvero quando è stato messo in cassa integrazione. Così ha deciso di spendere il suo tempo, ora disponibile, per dedicarsi alle persone che versavano in una situazione peggiore della sua. Il paradosso è che alla fin fine la difficoltà lavorativa di Giuseppe è passata in secondo piano conoscendo altre realtà di cui aveva sentito parlare ma che non aveva mai toccato da vicino.

Il proprio problema, dunque, si rimpicciolisce nel momento in cui si accorge che nella sua piccola Cosenza vi erano persone che non hanno mai avuto opportunità lavorative, che non avevano un tetto e una famiglia, costrette a dormire sotto un ponte o in una panchina in periferia. Insomma, Giuseppe in questo modo è riuscito ad affrontare il suo problema attraverso un’altra prospettiva che gli mostrava quali fossero le più complesse situazioni della vita. Per esempio, la solitudine. Questa è una triste realtà che molto spesso porta le persone a morire da sole nelle strade che le hanno accolte, e nel silenzio della solitudine lasciano questo mondo, quel mondo che li ha abbandonati.

Giuseppe ci riporta l’ultima triste vicenda risalente a qualche mese fa. I volontari erano riusciti a stabilire un iniziale relazione con una donna senza tetto che soffriva di seri problemi di salute, ma nonostante gli sforzi compiuti per cercare di aiutarla non ce l’ha fatta ed è morta proprio lì, in quella strada che era la sua casa. La stessa sorte era capitata, qualche anno fa, ad un uomo di 45 anni che lasciò questo mondo avvolto nella sua morbida coperta che lo ha protetto talmente tanto da nasconderlo all’occhio dei passanti, tra l’altro già offuscato dalla bestia dell’indifferenza. Solo dopo il diffondersi del cattivo odore il velo della cecità umana si è dispiegato.

L’obiettivo della Caritas è anche questo, cercare di eliminare l’indifferenza umana che rappresenta un’arma letale per chi ha solo bisogno di uno sguardo di confronto e di comprensione.

L’associazione sarà sempre più vicina ai bisogni materiali primari ma, soprattutto, ai valori umani delle persone, sarà sempre un’attività condizionata dal valore del rapporto umano. In altre parole, non si deve essere felici solamente per aver dato una tazza di the a una persona che è costretta a dormire per strada in una gelida notte d’inverno, ma anche perché si è bevuto il the in compagnia con quella persona e si è parlato, condiviso il valore di una vita.

Il messaggio che vuole mandare il presidente di “Casa Nostra” di Cosenza è forte e chiaro: è necessario dedicare tempo a chi ne ha più bisogno, perché in tal modo si può eliminare il marciume dell’indifferenza, della superficialità e coprire quell’arco temporale con qualcosa che arricchisce l’anima.

Ringrazio con il cuore il presidente dell’Associazione “Casa Nostra” di Cosenza Giuseppe Salerno con l’augurio che questo velo che oscura la nostra vita e raffredda le nostre anime possa un giorno scomparire per rendere le nostre vite più vivide e variopinte di diverse esperienze condivise.

Grazie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

Trending