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Cultura

Il lato sconosciuto della street art: Unknown street art Exhibition

Amata da molti e criticata e demonizzata da altrettanti, la street art ci dona la possibilità di essere colpiti con le sue immagini forti.

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Si, è una forma d’arte e si, ha più significati di quanti se ne riescano a cogliere ad un primo impatto.  Lo scorso 11 settembre mi sono recata alla UNKNOWN – Street art Exhibition presso il teatro Arcimboldi, a Milano. Il foyer del teatro si è trasformato dal primo di agosto al 13 dicembre 2020 nella casa dei graffiti writers ospitando artisti famosi quali Banksy e Blu e nomi – sfortunatamente- meno conosciuti come Phase 2, Delta 2, BenEine, 3D, Bordalo II, Kayone, Swoon, Faith 47 e Serena Maisto.  

Amata da molti e criticata e demonizzata da altrettanti, la street art ci dona la possibilità di essere colpiti con le sue immagini forti, i contenuti profondi e la riflessione che riusciamo a trarre dalle opere esposte all’interno della mostra. Tele, cartoncini, saracinesche, muri di mattoni, treni rottamati, muri di fabbriche dimesse e cartelli stradali sono ricoperti di colori, frasi, disegni, scritte accattivanti ed immagini controverse per spingere le persone a riflettere e a combattere le ingiustizie della società.  

Celati dall’anonimato (da qui il titolo unknown, appunto, sconosciuto), questi artisti che dedicano la loro vita all’arte sono raccolti in questa mostra per insegnarci a notare quella denuncia sociale dietro ad uno schizzo in china di Blu, la satira aggressiva in uno stencil di Banksy, i messaggi profondi e moderni di 3D, l’originalità di Serena Maisto. 

 Siamo d’accordo che Banksy, tra questi street artist, è il soggetto che più pizzica le orecchie quando si tratta di opere in strada, grazie, forse, anche ai suoi identificativi ratti sparsi per numerose città in tutto il mondo che, ricordiamo, hanno un profondo significato; infatti, così come gli artisti di strada sono veloci, fugaci e si nascondono per le strade più deserte, anche gli street artists devono convivere con una routine composta da “mordi e fuggi”. Tutti gli ospiti di questa mostra, però, hanno la loro storia e il loro motivo per avere un piedistallo in questa lotta d’espressione.  

Blu, Street artist dal marchio italiano, nei primi anni duemila gareggiava con Banksy su chi fosse il miglior artista celato nell’anonimo per le vie delle metropolitane. Blu iniziò a farsi conoscere nel 1999 grazie ad alcuni graffiti a Bologna, nel centro storico. Inizialmente realizzate a bomboletta spray, dopo pochi anni le sue opere divennero sempre più complesse e controverse coinvolgendo l’adozione di tecniche come la tempera e l’utilizzo di rulli montati su bastoni telescopici.  

Il suo stile è semplice, cartoonizzato se vogliamo definirlo tale. Spesso le figure rappresentate sono sproporzionate, grezze e rappresentano alternative alla realtà. I suoi graffiti denunciano disagi sociali, rendono l’uomo piccolo a confronto di ciò che lo circonda e rendono grezze le immagini deformate dei soggetti da esso rappresentati. Lo si può notare in alcune delle opere esposte nella mostra come la serigrafia intitolata “monkey”; una scimmia enorme e spiritata tiene stretto tra le mani un uomo con l’intento di divorarlo.

L’artista mette così in evidenza l’esigenza dell’uomo di fotografare qualsiasi cosa, anche in una situazione di pericolo. È interessante notare come già nel 2007 Blu abbia messo in evidenza il fenomeno attuale di Facebook ed Instagram satirizzando l’attualità adattandola ad una situazione di pericolo ispirandosi ad una scena tratta dal film “king kong”.  

 Manifestò, inoltre, la sua partecipazione in alcune mostre e gallerie d’arte, ma si limitò a lasciare la sua arte pubblica e aperta a tutti.  

Nel 2016, però, Blu ed altri artisti di strada decidono di cancellare le proprie opere dai muri delle città. Questo segno di protesta artistico e politico volle rappresentare l’opposizione degli artisti alla “privatizzazione” e mercificazione della creatività, e quindi delle loro opere. Dopo questo importante segno di protesta l’artista di strada scomparve lentamente dalla circolazione sino a far perdere le sue tracce. Di Blu ci rimangono schizzi, disegni realizzati in china su cartoncino, fotografie di alcuni dei suoi più importanti murales, poche vignette sconnesse e i profondi significati dietro le sue opere e le sue azioni.  

Bisogno di cambiamento e desiderio di protesta sono i mattoni sui quali si fonda l’intera cultura della street art e che ancora oggi sono portati avanti sotto i nomi di questi artisti unici. Le menti creative che si celano dietro a questo mondo sono spesso sottovalutate o non considerate degne di essere ascoltate, ma mostre come questa riescono sempre a dimostrare il contrario, se non ad esaltarne la forma, gli stili e i messaggi.  

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sin da piccola guardavo il mondo con occhi diversi e il naso all'insù. Amo, studio e ammiro tutto ciò che mi circonda, ne estraggo il bello e lo traduco in parole, sperando di riuscire a descrivere agli altri l'esistente così come lo vedo io. Sono Chiara, ho 18 anni e per l'ultimo anno farò la strada casa-scuola in attesa della tanto temuta maturità.

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