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Daniele Grassucci:” La scuola fa acqua da tutte le parti, avrebbe bisogno di un reset”

Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net:”Il governo si è trovato a gestire un sistema scolastico che per vent’anni è stato distrutto da tutta una serie di scelte scellerate da un punto di vista organizzativo, amministrativo e da un taglio di fondi massiccio”

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Da settembre non si fa altro che parlare di scuola e tra fake news, contagi giornalieri non si sa più a chi credere e soprattutto per chi tifare. Tutti parlano di scuola ma non cedono la parola ai veri protagonisti: i dirigenti scolastici, i docenti e gli studenti. Come gli altri argomenti durante l’emergenza covid purtroppo anche un tema con una grandissima importanza come la scuola è stato declassato a semplice propaganda elettorale. Ma vi siete chiesti perché il sistema scolastico italiano attualmente si trova in difficoltà?

Perché in tutti questi anni sono stati sempre tagliati i fondi alle scuole? Perché la scuola non prepara i ragazzi in vista delle opportunità lavorative? Abbiamo deciso di parlare di tutto questo con una persona che si occupa giornalmente di aiutare gli studenti, “un pusher di appunti e di traduzioni per gli studenti” come ama definirsi lui. Stiamo parlando di Daniele Grassucci, co-founder e direttore di Skuola.net, il portale per gli studenti dove trovare materiali per medie e superiori, appunti universitari e le ultime notizie a tema scuola.

  • Com’è nata l’dea di skuola.net?

E’ nato da un problema che probabilmente tutti gli studenti avranno vissuto almeno una volta nella vita ovvero quello di provare a fare una versione di latino, non essere sicuri di averla svolta bene e quindi di cercare qualcuno con cui confrontarsi. Nel 2000 però online non si trovava del materiale con cui potersi confrontare e così ci è venuta l’dea di creare skuola.net. Oggi può sembrare scontato trovare online tutto ciò che si cerca e soprattutto ciò che riguarda la scuola ma prima, quando abbiamo messo online il nostro sito, non esistevano nemmeno wikipedia e google. Così abbiamo iniziato a condividere i nostri compiti, man mano molti studenti hanno iniziato a condividere i loro e poi l’abbiamo fatto  diventare un lavoro e siamo arrivati alla skuola.net che tutti conoscono.

  • Ormai il vostro sito è un punto di riferimento per migliaia di studenti. Quanto è importante per voi offrire dei contenuti di qualità?

E’ fondamentale perché poi quando siamo diventati più grandi e abbiamo scoperto che ogni azienda ha una vision e una mission abbiamo deciso che la nostra vision, il nostro obbiettivo era quello di essere il compagno di studi di ogni studente e la missione era ed è quella di migliorare la vita dello studente con strumenti utili e innovativi.

  • Ultimamente state anche cercando di dedicare maggiore spazio all’informazione: avete per esempio ospitato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Vi sentite il “tramite” tra gli studenti e le istituzioni?

Si, noi ci sentiamo un po’ come un rappresentante degli studenti non eletto attraverso assemblee di istituto ma eletto dai milioni di studenti che ogni mese visitano il nostro sito e dalle decine di migliaia che partecipano alle indagini, ai sondaggi che noi settimanalmente proponiamo alla nostra community. Attraverso questi sondaggi cerchiamo di far sentire la voce degli studenti: quando noi parliamo di ragazzi, anche non essendolo più, abbiamo sempre a cuore il desiderio di migliorare la loro vita. Per cui attraverso le indagini interne riusciamo a capire quali sono le loro opinioni, quello che i ragazzi vogliono e lo presentiamo alla pubblica opinione e alle istituzioni.

  • Nel nostro Paese purtroppo stanno crescendo gli analfabeti funzionali. Secondo te su cosa si potrebbe puntare?

E’ un problema molto complesso che investe sicuramente la scuola: la qualità della nostra scuola si è drammaticamente abbassata negli ultimi anni. Però è anche un problema culturale perché è chiaro che tutti i contenuti che si trovano sui social media tendenzialmente tendono al ribasso. Questi contenuti di bassa qualità molto spesso vengono sdoganati e per questo si parla di “trash” con un’accezione positiva. Dobbiamo però ricordare che il termine vuol dire spazzatura e di conseguenza noi ci intratteniamo con contenuti spazzatura in una quantità molto elevata.

 E’ chiaro che questo contribuisce a far crescere l’analfabetismo funzionale e anche a indebolire il senso civico. E’ come se la scala dei valori si capovolgesse: tutto ciò che è fatto male con superficialità e stupidità diventa quasi più meritevole dei contenuti realizzati con conoscenza, cognizione del senso civico… Se si capovolge la piramide dei valori possiamo anche avere la scuola migliore del mondo ma il mondo esterno funziona alla rovescia.

  • Parlavi poco prima della scuola italiana: essendo stato uno studente e avendo la possibilità di confrontarti con migliaia di studenti in Italia quali miglioramenti apporteresti?

Io sinceramente metterei una bomba e ricomincerei da zero. Scherzi a parte, oggi è un sistema che fa acqua da tutte le parti e che per funzionare bene avrebbe bisogno di un reset. Io conserverei sicuramente tanti docenti e tanti dirigenti scolastici che in un sistema di questo tipo fanno i miracoli però, bisognerebbe fare una seria riforma strutturale della scuola non solo in termini dei programmi e di quello che studiamo ma anche in termini di organizzazione da un punto di vista amministrativo e burocratico. Insomma un vero e proprio cambiamento radicale. Oggi la scuola infatti non dà ai ragazzi conoscenze perché le prove invalsi ci dicono che in terza media un ragazzo su tre non riesce nemmeno a capire un testo di italiano e non prepara neanche al mondo del lavoro.

Di fatto scuola e università tendono a preparare i ragazzi su dei temi che per la maggior parte sono scollegati dalle richieste del mondo del lavoro e per riconnettersi al mondo lavorativo, i ragazzi devono fare da soli, se non riescono rimangono disoccupati. In Italia abbiamo 2,4 milioni di neet cioè giovani sotto i trentacinque anni che non studiano e non lavorano. Siamo uno dei peggiori Paesi europei in questo senso e la scuola è responsabile perché se da una parte c’è una crisi del nostro sistema economico, dall’altra ci sono aziende che non riescono a trovare giovani da far lavorare perché non sono preparati su quello che viene richiesto.

  • La scuola utilizza molto poco le risorse digitali: abbiamo visto durante il lockdown le difficoltà iniziali della didattica a distanza. Da quello che hai potuto vedere, è stata un’esperienza positiva o negativa?

Secondo me è stata positiva perché in una situazione di emergenza assoluta ha permesso comunque alla scuola di rimanere viva. Però non possiamo definirla positiva per tutti perché stato comunque un allontanarsi dalla scuola. Innanzitutto quelle scuole che non erano preparate e organizzate hanno avuto una grande difficoltà a differenza di altre che erano più preparate in quanto avevano già iniziato precedentemente una transizione al digitale.

 Non solo c’è stata anche una differenza nelle famiglie: c’erano delle famiglie culturalmente ed economicamente più pronte alla didattica a distanza perché magari in casa c’era la banda larga e c’erano già dei computer per ognuno dei ragazzi della famiglia ma ci sono state tante famiglie dove non c’era la sensibilità culturale o la disponibilità economica e quindi sono mancati i giusti strumenti per la didattica a distanza. E’ stata un’esperienza positiva ma ha ulteriormente amplificato le differenze che già c’erano tra scuole e scuole e tra famiglie e famiglie.

  • Secondo te il governo si è dimostrato abbastanza preparato all’avvio della scuola a settembre? Non pensi ci siano stati una serie di ritardi?

Io non mi sento di bocciare il governo e non mi sento di dargli il massimo dei voti ovviamente però il governo si è trovato a gestire un sistema scolastico che per vent’anni è stato distrutto da tutta una serie di scelte scellerate da un punto di vista organizzativo, amministrativo e da un taglio di fondi massiccio. Per cui oggi era davvero difficile, in poco tempo, rimettere in piedi il nostro sistema scolastico. In primo luogo perché c’era incertezza sul fenomeno del covid e sulle misure da prendere: ricordiamo che il comitato tecnico scientifico si è espresso sulla ripartenza delle scuole solo il 28 maggio e quindi il ministero dell’istruzione a sua volta ha potuto iniziare a stabilire l’applicazione didattica dei protocolli solo il mese successivo, è da lì che nasce il ritardo.

Poi è chiaro: quando a fine giugno hai deciso come rientrerai probabilmente pensare a riaprire il 14 settembre con un mese come agosto di mezzo, forse è stato un errore tattico. Molto probabilmente aveva senso prendersi un po’ di tempo in più per poter organizzare tutte le scuole. Un’opera titanica in quanto stiamo parlando di 10.000 scuole, 40.000 edifici scolastici che negli anni precedenti non avevano mai subito degli interventi propedeutici a questa ripartenza. Uno dei due elementi critici per la ripartenza è stato quello delle classi pollaio che però sono state create dieci anni fa da tagli enormi fatti dal ministro Gelmini, circa 8 miliardi di euro.

E’ chiaro che non si può invertire in due mesi una tendenza che va avanti da 10 anni. Per i banchi: le scuole che avevano rinnovato la didattica si erano già dotati dei banchi monoposto, tradizionali o con le rotelle perché le nuove metodologie didattiche richiedono una riconfigurazione della classe. Anche qui a causa dei tagli gran parte delle scuole avevano degli arredi tradizionali perché utilizzavano delle metodologie didattiche più datate. Se si fosse investito di più in questi anni sulla scuola avremmo avuto già i banchi monoposto, un tablet per ogni studente e saremmo stati preparati ad affrontare l’emergenza. Da questo punto di vista non si può ascrivere al governo la colpa delle problematiche che stiamo vivendo oggi.

  • Un’ulteriore sfida sarà quella degli esami di maturità: molte classi fanno didattica in presenza e altre a distanza. Secondo te ritorneranno gli esami tradizionali o si spingerà su qualcosa più funzionale?

Ad oggi non credo che l’esame di maturità venga cambiato perché comunque ci sarà un anno intero per poter lavorare anche in questa modalità. Però dobbiamo capire che l’esame di maturità ormai non conta più nulla, è un rito di passaggio ma non è un esame selettivo o che attesta il reale valore degli studenti. Tant’è che l’università non lo prende in considerazione neanche per mezzo punto quando si vanno a fare i test d’ingresso. Sotto questo punto di vista l’esame di maturità andrebbe abolito perché è un costo inutile per lo Stato e l’unico valore che ha per gli studenti è quello di preparare un po’ alla vita, un po’ a quello che sarà l’università ma da un punto di vista didattico non serve a nulla.

  • Progetti per il futuro?

Abbiamo rivoluzionato il mercato degli appunti scolastici, dei riassunti… Ora vogliamo rivoluzionare le ripetizioni private. Oggi un ragazzo che ha bisogno di una lezione privata fa fatica a trovare un tutor perché si deve andare per conoscenza o in certe zone non ce ne sono. Proprio per questo da qualche anno abbiamo lanciato un servizio per le ripetizioni scolastiche con cui vogliamo rivoluzionare anche questo aspetto della vita degli studenti.

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Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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