Connect with us

Cultura

Addio a Ruth Bader Ginsburg, paladina dei diritti delle donne e della democrazia

Ci lascia Ruth Bader Ginsburg, figura storica della Corte Suprema degli Stati Uniti, paladina delle donne e promotrice di tante battaglie sociali. Il vuoto che lascia poco prima delle elezioni pone inevitabilmente grande attenzione alla questione della sua successione.

Published

on

All’età di 87 anni se ne va la giudice più anziana della Corte Suprema Statunitense, una delle figure più importanti negli USA. La sua storia è una delle più significative soprattutto per quando riguarda la lotta per l’uguaglianza di genere. Ginsburg studia giurisprudenza ad Howard, dove su 500 studenti solo 9 sono donne, combatte per trovare un lavoro stabile, un’occupazione capace di soddisfarla pienamente e di rendere onore al percorso di studi fatto.

Nel 1972 fonda la Women’s Rights Project presso l’American Civil Liberties Union, un’organizzazione specializzata soprattutto nella difesa dei diritti civili e della libertà. Contemporaneamente svolge la professione di avvocato e la prima vittoria in tribunale la ottiene nel caso denominato Frontiero versus Richardson, dove sostiene brillantemente una sottotenente dell’aeronautica. Proprio in tribunale pronunciò una delle frasi più incisive nella lotta alla discriminazione nei confronti delle donne:

“Non chiedo favori per il mio sesso, chiedo solo che smettano di calpestarci”

Da questo momento inizia la sua vera e propria ascesa, culminata nel 1993 nella nomina a giudice della Corte Costituzionale. È la seconda volta nella storia a stelle e strisce che una donna raggiunge questo traguardo (la prima era stata Sandra Day O’Connor). La sua nomina fu scelta dal presidente Clinton che in lei individuò <<competenza, serietà e professionalità, un volto progressista comunque ammirato e rispettato da parte di tutte le correnti>>. La ratifica della sua nomina da parte del Senato fu un altro risultato sorprendente considerati i 96 voti a favore su 100. Una percentuale mai più registrata da allora! Il suo acronimo “RGB”, insieme ai famosi colletti che spiccavano sulle tuniche, non ha fatto altro che accrescere la sua fama, fin quando non è divenuta anche protagonista di un documentario capace di aggiudicarsi un Oscar.

Non solo paladina delle donne, Ruth Bader Ginsburg è stata sempre portavoce delle battaglie sociali più importanti. Basti pensare al suo fermo e convinto sostegno al diritto all’aborto, ai matrimoni gay, fino ad arrivare all’assistenza sanitaria per tutti. Insomma, una donna capace di combattere per il prossimo!

Uno dei temi centrali è allora la sua successione, cosa che all’attuale presidente Trump vorrebbe realizzare nell’immediato. Si dice che già ai tempi della presidenza Obama fu invitata a dimettersi, permettendo così la nomina di un nuovo giudice capace di poter “difendere” la presenza riformista nella Corte. Ma RBG non ne ha voluto sapere, il suo posto era quello e per niente al mondo lo avrebbe mai lasciato.

Ma se prima della scomparsa della Ginsburg i progressisti erano in minoranza, la nomina di un conservatore sancirebbe definitivamente una chiara linea all’interno della Corte Suprema. In quest’ultimo caso infatti il risultato sarebbe di 6 a 3 proprio a favore dei conservatori. Tuttavia la stessa giudice, rendendosi conto del suo stato di salute minacciato da quel tumore al pancreas che l’ha portata via, lascia una sorta di testamento politico dove  afferma che il suo più fervente desiderio << è di non essere sostituita fino a quando non si sarà insediato il nuovo presidente>>.

E mentre Trump la ricorda come “un gigante della legge”, tutti si chiedono quale sarà l’epilogo che inevitabilmente contribuirà a segnare la storia statunitense dei prossimi decenni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Fondatore e direttore del sito www.lapoliticadelpopolo.it Coltivo quotidianamente la mia passione per la politica, l'attualità e l'informazione, cercando di coinvolgere sempre più i giovani.

Trending