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La proposta di Hobbes per una nuova riforma elettorale

Vento di cambiamento: ha vinto il sì al taglio dei parlamentari. Hobbes ne sarebbe stato felice e avrebbe anche avuto da ridire sulla riforma.

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Cari lettori,

non so quanto possa essere questa una buona sera. I risultati del referendum di ieri hanno lasciato molti delusi, e posso capirvi, se siete parte di questi anche voi. Tuttavia, la negatività non ha mai fatto bene a nessuno. La cosa migliore da fare è rimanere positivi e propositivi… giusto?

Per questo motivo bando alle ciance, è ora di trovare nuove vie, nuove soluzioni per rendere il mondo un posto migliore!

Che bella sensazione. Anche in questo caso, non c’è rimedio migliore della filosofia. In particolare, ci affideremo alla branca della filosofia che si occupa di queste cose, la filosofia politica, e lo faremo ricordando la perfetta soluzione che aveva ideato Thomas Hobbes nella sua opera più famosa: il Leviatano.

C’è bisogno di fare una premessa: l’uomo, com’è noto, è un animale, e come tale agisce per istinto. In una condizione primordiale, in cui lo Stato inteso come patto tra cittadini non esiste, l’intero genere umano si trova costantemente in guerra per l’ottenimento della supremazia individuale. In questo contesto la libertà dell’uomo rimane in tutto e per tutto inviolata, finché rimane un vincitore, ma viene persa da sconfitto insieme alla perdita della vita stessa.

Il Presidente Sergio Mattarella in occasione della cerimonia di giuramento del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e dei membri del nuovo Governo (foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Lo Stato nasce quando una comunità ammette l’importanza e la superiorità della libertà di vivere e accetta di privare ad ogni cittadino parte della libertà di azione per un bene comune. In questo modo gli uomini rinunciano a prendersi delle libertà sulla vita altrui, ma salvano automaticamente la propria.

Per rendere stabile questo patto, tuttavia, non bastano accordi astratti, ma serve un elemento fisico che ricordi ai cittadini questa condizione di sottomissione alle leggi: è la figura del Leviatano, un mostro mitologico che nella politica di Hobbes prende le parti di un monarca assoluto. Il potere di questo sovrano viene conferito a quest’ultimo direttamente dai sudditi e viene allo stesso modo revocato nel momento in cui viene meno al patto, ovvero nel momento in cui comincia ad utilizzare questo potere non per garantire l’ordine pubblico, ma per motivi personali. In caso contrario, a lui rimangono comunque pieni poteri.

Un’alternativa ad un sovrano assoluto è un’assemblea circoscritta ad un numero limitato di persone che svolge le medesime mansioni. Questa soluzione rappresenta comunque un rischio, in quanto è più difficile convivere con persone a cui è garantita la massima libertà, il che porterebbe al verificarsi di una condizione analoga a quella presente nello Stato di Natura, ovvero la situazione iniziale.

A questo punto possiamo tornare a ragionale sulla situazione attuale: il referendum del 21 settembre. Probabilmente, se Hobbes non fosse stato sepolto da più di 300 anni avrebbe votato sì e avrebbe avuto anche qualche idea per la riforma elettorale. Avrebbe direttamente abolito le camere a favore di un Leviatano a decidere per noi. Perché se tanto siamo dell’idea che è meglio “pochi, ma buoni”, allora tanto vale pensare ad una monarchia assoluta, no?

E voi? Cosa ne pensate?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono nata nel 2001, ho frequentato il liceo scientifico a Viterbo e ora studio Lettere moderne a Bologna. Ho iniziato a lavorare per La Politica del Popolo come correttrice di bozze e ora gestisco la rubrica di filosofia del martedì.

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