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Cronaca

Non è colpa nostra se gli cade l’occhio

Il fatto che al professore cada l’occhio è una cosa a cui siamo abituate, se veniamo fischiate per strada è perché dovevamo coprirci di più, se qualcuno ci tocca in metro sono cose che succedono.

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Il Liceo Socrate di Roma è da un paio di giorni il centro nevralgico di una protesta nata in seguito di un discorso della vicepreside. Secondo il discorso sarebbe consigliabile non indossare la minigonna perché in assenza di banchi ai professori sarebbe potuto cadere l’occhio. Queste parole sono state fraintese dai media sia a detta della donna che di alcune studentesse. Fatto sta che da questa frase è scoppiata la polemica su come ci si debba vestire a scuola e sulle differenze di genere. Femministe e non sono di nuovo tornati a dibattere su questi argomenti.

A scuola le ragazze si sono presentate tutte in minigonna come a voler sfidare l’istituzione. Questa protesta è stata poi copiata in altre scuole e in moltissimi programmi televisivi e sui social la gente prende posizioni diverse sui due fronti: minigonna sì o minigonna no.

Io non ho intenzione di dire cosa sia giusto o sbagliato, vorrei solo prendere spunto da questo fatto per trattare un tema più ampio. Mi sembra assurdo che nel 2020, ancora oggi, si parli di come dovrebbero vestirsi le ragazze, di cosa dovrebbero indossare per proteggersi. Per proteggersi. È così svilente e fa paura.

Il fatto che al professore cada l’occhio è una cosa a cui siamo abituate, se veniamo fischiate per strada è perché dovevamo coprirci di più, se qualcuno ci tocca in metro sono cose che succedono. Guardando le statistiche Istat riguardanti le donne che subiscono violenze mi viene la pelle d’oca. Oltre alla tremenda violenza fisica, esiste anche la molestia verbale, il cosiddetto “catcalling” o in parole povere il “ciao bella” gridato dall’uomo che ti passa vicino in marciapiede. Ad oggi circa 80% delle donne è stato vittima di catcalling, e la maggior parte delle volte il modo di vestire non c’entrava nulla.

Ma ti ha solo fatto un complimento, qual è il problema?

È proprio questo, il fatto che la società non riesca a vederlo. Fino a quando si limita al “ciao bella” io posso anche non farci caso, ma ci penserò venti volte la prossima volta prima di fare di nuovo quella strada. Il fatto che io mi debba limitare, debba cambiare strada, debba rinunciare a vestirmi in un determinato modo soltanto per essere sicura di tornare a casa è il problema.

Dobbiamo sempre stare attente a non bere troppo, a non essere troppo scollate, a non tornare troppo tardi da sole, a costringere qualcuno ad accompagnarci o a farci compagnia per telefono perché non ci sentiamo al sicuro. Pensiamo di essere noi il problema.

La questione principale non è la minigonna a scuola, ma che a un professore possa cadere l’occhio e che sia compito della ragazza quello di coprirsi per evitare che ciò succeda. Come se vestita diversamente la situazione potesse cambiare.

«Vogliamo essere libere di esprimerci – spiega Federica – i nostri professori ci insegnano proprio questo ogni giorno. Impedirci di indossare una minigonna perché per qualcuno può essere un problema è una contraddizione, non ci stiamo e vogliamo che se ne parli. Non possono esserci richieste solo per le ragazze, diventa discriminazione, disparità di genere, maschilismo».

Unite e uniti possiamo riuscire almeno a fare arrivare il messaggio che non sono le ragazze a cui bisogna insegnare il pudore, ma bisogna spiegare agli uomini e ai ragazzi che è il loro comportamento sessista ad essere sbagliato. Le ragazze devono sentirsi libere e sicure nel fare qualsiasi cosa. Additarle come “puttane” solo per il loro modo di vestire è da uomini piccoli piccoli. Urlare per strada ad una donna è una molestia a tutti gli effetti. Nessuno dovrebbe sentirsi a disagio per come si veste in nessuna circostanza.

Se vogliamo davvero che questa sia una società libera e antisessista dobbiamo fare in modo che ognuno davvero sia libero di esprimersi. Perché non è vietando alle donne di indossare una minigonna che si supera il problema delle molestie e degli stupri. Bisogna provvedere ad estrapolare la radice del problema che purtroppo è ancora troppo radicata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nata a Siracusa il 23/08/1999. Attualmente iscritta alla facoltà di Economia a Padova. Non ho molto da dire su di me, mi interesso a moltissime cose, mi piace scrivere ed informarmi. Sono molto contenta di collaborare con i ragazzi de "la Politica del Popolo", spero davvero che questa esperienza possa migliorare me i le persone che seguono questo blog.

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