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L'Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna

La polizia francese che non ti aspetti: il libro choc di Valentin Gendrot

Un reportage crudo e atroce nei meandri più oscuri della polizia francese, in quelle zone grigie dove tutto può accadere.

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Libro choc” è stato definito dai critici francesi. E shoccante lo è davvero. “Flic” del giornalista Valentin Gendrot, uscito quest’anno per la piccola casa editrice Goutte d’Or (stampa pochi e selezionatissimi titoli) è già un caso in Francia. Addirittura ha scatenato un procedimento della magistratura per le rivelazioni che vi si trovano. Valentin Gendrot, giornalista che ha fatto dei suoi reportage sotto copertura la sua cifra stilistica (non è infatti alla sua prima “missione”), si è calato nei panni di un poliziotto per ben 2 anni.

Dopo un corso di pochi mesi, eccolo nei ranghi più bassi del corpo di polizia francese, ad assistere a pestaggi di inermi cittadini immigrati, insulti omofobi, omertà, discriminazioni. Un viaggio atroce e senza requie quello raccontato, in cui ne emerge un corpo di polizia al collasso, vittima di una politica economica che ha ridotto le risorse e condotto i suoi guardiani della legge allo stremo. Un quadro desolante raccontato con crudo realismo e senza mai cedere alla retorica spicciola, dove a farla da padrona è la sordità di uno Stato che non vuole vedere.

Il libro ancora inedito in Italia, si legge con grande facilità, grazie anche alla capacità di Gendrot di mimetizzarsi linguisticamente con ogni protagonista e lasciare che parlino i fatti, le persone. “Non ci sono sfumature quando si parla della polizia. Si è favorevoli o contrari” ha raccontato nell’intervista. Un dualismo che noi italiani abbiamo conosciuto solamente negli anni degli scontri più duri, di rivolta, quando Pasolini affermando che “i poliziotti sono figli dei poveri” subì gli strali di tanta sinistra. Ma che in Francia assume proporzioni ben più grandi, come ci racconta nell’intervista Valentin Gendrot.

Credit Goutte d’Or
  • Perché sei entrato sotto copertura, nella polizia? Cosa volevi dimostrare?

La polizia francese deve affrontare due grandi tabù: la violenza della polizia e suo malessere. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto si può parlare dei numerosi suicidi di agenti di polizia ogni anno (59 solo nel 2019), delle condizioni di lavoro degradate, del fatto anche che una parte della popolazione può odiare le forze dell’ordine. In generale, il tema della “polizia” è molto controverso nella società francese. Una parte della popolazione sosterrà e amerà la polizia e parlerà di problemi di sicurezza e mancanza di risorse. Al contrario, un’altra parte della popolazione la odierà.

Tutti odiano la polizia” è diventato, per esempio, uno slogan nelle manifestazioni. Questa parte parlerà molto di più della violenza della polizia. Non c’è sfumatura quando si tratta della polizia. Si è favorevoli o contrari. Quello che mi interessava su questo argomento, era riuscire a mettermi nel mezzo, e poter parlare di questi due grandi tabù. E per poterne parlare, senza limiti e il più vicino possibile alla realtà, c’era solo un viaggio clandestino, sotterraneo, un’infiltrazione quindi, che poteva permettermi di farlo.

  • Nel tuo libro parli della violenza e del razzismo della polizia. Dopo la pubblicazione di “Flic”, la Questura di Parigi si è rivolta all’Ispettorato Generale della Polizia Nazionale (IGPN), denunciando atti gravi. Ora qual è la situazione? Hai parlato con la prefettura?

La situazione non è cambiata. Dalla pubblicazione del comunicato stampa della Prefettura di polizia di Parigi all’inizio di settembre, non sono ancora stato convocato. Mi chiedo anche perché la procedura sia così lunga. Aspetto. Questa è una situazione pesante per me perché, ovviamente, voglio essere in grado di tornare sulla mia falsa testimonianza e ripristinare ciò che è realmente accaduto quel giorno. Sto parlando del giorno in cui ho assistito alla violenza della polizia su un adolescente di colore di 16 anni, e in cui ho dato falsa testimonianza per coprire il poliziotto.

Manifestazioni Gilet Gialli
  • Hai detto di aver incriminato un adolescente che aveva subito abusi da un agente di polizia. Perché non hai fatto niente? Sai cosa è successo all’adolescente?

Ho dato falsa testimonianza per coprire un collega ufficiale di polizia, responsabile di un errore della polizia. Come gli altri miei colleghi presenti quel giorno, ho coperto il mio collega. Nella polizia, una minoranza di agenti è razzista e violenta. La maggioranza non dice nulla, perfino se non è d’accordo con il comportamento di questa minoranza. Ma tutti si coprono. La polizia è un clan. Non c’è nessun traditore nella polizia. La minoranza violenta colpisce, il più delle volte persone di colore, di origine araba o migranti. La maggioranza copre, soffre per la situazione ma non dice nulla.

Non ho fatto nulla perché nel momento in cui il poliziotto ha colpito e picchiato l’adolescente, ero pietrificato. Volevo scappare, scappare. Solo che era impossibile. Così sono rimasto lì, a guardare, senza perdere nessuno di quei momenti così difficili da vivere. Ero paralizzato. Oggi dico tutto. E spero che l’ingiustizia subita da questo adolescente venga riparata. Non so cosa sia successo all’adolescente dopo.

  • Hai assistito a percosse sistematiche sui migranti. Ci sono stati momenti particolarmente difficili in cui volevi arrestare i tuoi colleghi?


Considero lo stare sotto copertura come guidare un treno in movimento. Non sono qui per fare scalpore, per farmi notare, ma piuttosto per fondermi in un collettivo. Come giornalista, il mio lavoro, quindi, è osservare, mostrare, raccontare. Sostengo questo lavoro.

Protesters wearing yellow vests (gilets jaunes) sit in front of French riot police during a demonstration near the Opera Garnier in Paris against rising costs of living blamed on high taxes, on December 15, 2018. – The “Yellow Vests” (Gilets Jaunes) movement in France originally started as a protest about planned fuel hikes but has morphed into a mass protest against President’s policies and top-down style of governing. (Photo by Zakaria ABDELKAFI / AFP)
  • Le condizioni di lavoro della polizia francese sono spesso molto difficili, perché ci sono salari precari, locali fatiscenti e orari impossibili. Cosa sta facendo il governo riguardo a questo problema?


L’anno scorso, nella stessa settimana, diversi agenti di polizia si sono uccisi. Il direttore della polizia nazionale ha detto che è necessario organizzare giornate di “barbecue” per promuovere il mutuo soccorso e la solidarietà tra i colleghi. A quel tempo mi trovavo ancora nella stazione di polizia del 19 ° arrondissement di Parigi, e vi posso garantire che i miei ex colleghi ridevano forzatamente. Si dicevano: “Siamo davvero presi per meno di niente in questo paese“.

Per rispondere alla sua domanda, i Ministri dell’Interno e i governi successivi mostrano la loro inefficacia di fronte a questi problemi. In Francia il suicidio di un agente di polizia è diventato qualcosa di comune. Il male è profondo, antico. Ma nessuna soluzione su larga scala è stata messa in atto. E questo va avanti da oltre vent’anni. Potremmo, ad esempio, insistere sulla necessità di un reale follow-up e supporto psicologico per la polizia. Oggi è chiaramente insufficiente. Sulla questione dei locali fatiscenti, dei salari precari, bisogna ovviamente mettere più risorse.

  • Sai quando potremmo leggere il tuo libro in italiano?

Ad oggi, i diritti del mio libro, Flic, sono venduti in cinque paesi. L’Italia è una di questi. Ci sarà quindi davvero una traduzione in italiano, però non conosco ancora le date di pubblicazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Una nuova collaborazione a tinte arcobaleno della Politica Del Popolo, direttamente dal suo blog omonimo: l’Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna. Una rubrica lgbtq sulla realtà contemporanea.

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