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Il tempo della filosofia

Non c’è tempo da sprecare per leggere la descrizione: il tempo della vita non ritorna, è inutile soffermarsi su questo: carpe diem, mio caro.

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Cari lettori,

buon mercoledì. È tempo di riflessioni e questa volta il tema di cui parleremo riguarda proprio ciò che più di ogni altra cosa influisce su di noi: il tempo stesso. Se ci pensate, ogni parte di materia può rimanere ferma, in assenza di forze che provochino un movimento, ma il tempo no: il tempo scorre comunque, invincibile, inarrestabile.

Proprio per questo rappresenta un denominatore comune anche alle filosofie di molti pensatori. Ci basti pensare ad Eraclito o a Hegel, che proponevano due concezioni del tempo in base al modo in cui esso viene percepito, ma anche nella stessa filosofia cristiana il tempo viene osservato e descritto in maniera ancora diversa.

In generale, possiamo distinguere, nel corso di tutta la storia della filosofia, tre concezioni distinte, di cui citeremo alcuni autori sostenitori delle rispettive categorie:

  • La prima è la concezione lineare: il tempo è visto come un eterno susseguirsi di fatti e avvenimenti in continuo divenire. Non c’è un ritorno al passato, che si configura quindi come istantaneo e irrecuperabile. Sul piano scientifico, questa tesi è sostenuta dalla meccanica classica, che enuncia infatti l’irreversibilità dei processi termodinamici, in quanto l’entropia dell’universo è in continuo aumento, ma queste tesi si pongono in netto contrasto con ciò che l’esperienza ci mostra, ovvero il continuo susseguirsi e ripetersi delle stagioni, degli eventi, della vita e della morte che si alternano all’infinito. In ogni caso, la concezione lineare è fondante nel contesto biblico e coranico, dove è affermato chiaramente come l’umanità tenda necessariamente ad una fine, senza possibilità di tornare indietro e compiere scelte diverse da quelle che era, in qualche modo, destinato a compiere. Si parla infatti dell’attesa dell’Apocalisse e del Giudizio Universale, ovvero la fine definitiva dell’umanità.
  • Ad opporsi alla prima vi è la concezione ciclica del tempo: poco sostenuta dai modelli teorici che regolano la fisica, è invece utilizzata e sostenuta da molti filosofi, tra cui, come dicevamo prima, Eraclito, che osservava questa ciclicità nel susseguirsi e nell’alternarsi delle stagioni, alcuni pensatori della filosofia buddhista e induista, Nietzsche, che elaborò la teoria dell’eterno ritorno, in relazione anche all’osservazione degli eventi storici, e infine Machiavelli, che incentrò le sue riflessioni sull’aspetto prettamente politico.
  • L’ultima concezione, forse meno intuitiva, è una sorta di sintesi tra le due precedenti, e descrive il tempo tramite una forma a spirale: nel suo corso, la storia presenta sì degli apparenti ritorni ad una fase storica già vissuta, ma pur sempre tenendo conto del passato, che influisce inevitabilmente e determina le situazioni presenti e future. A sostegno di questa tesi abbiamo il pensiero hegeliano e quello marxista. Cosa ci dice, invece, la fisica in proposito? Cerchiamo senza dubbio la risposta negli enunciati della fisica quantistica. Secondo la teoria del Big Bounce, infatti, l’universo non è infinito, bensì in espansione “limitata”: è destinato cioè a contrarsi fino a ritornare allo stato iniziale del Big Bang. Questo universo oscillante potrebbe ricordare una concezione di tempo circolare, se non per il fatto che in fisica il tempo è infinito e non si ferma. In questo modo, tenendo conto del precedente “ciclo”, potremmo dire che il successivo ripercorre la strada del precedente, considerando però anche il passato.

Sempre parlando di tempo, non possiamo non citare uno dei maggiori filosofi del positivismo: parliamo di Henri Bergson, che distinse il tempo in due tipi: il tempo della scienza e il tempo della vita. Il primo è quantitativo, composto da una serie di singoli istanti, una successione di azioni che vengono catalogate come a se stanti e può essere misurato. Si può dire che ci sia un’oggettività nel tempo della scienza: viene infatti riconosciuto e percepito da tutti allo stesso modo. Tuttavia, non è una visione del tempo che esiste davvero, più una convenzione sociale. Il vero tempo è quello della vita, che non può essere distinto, scandito o misurato: è soggettivo, scorre per ognuno in modo diverso, tanto da essere percepito per ognuno in modo diverso.

Il tempo della vita è un tempo che non ritorna. Ogni istante passa irreversibilmente, perché rappresenta un momento della nostra vita che non può essere ripetuto. E non credo ci sia bisogno di una mia interpretazione, né di un mio consiglio per augurarvi di vivere questo tempo in modo più produttivo che rimanendo a leggere i miei articoli di pseudo-filosofia. Per questo motivo concludo qui, e dovreste farlo anche voi. Il tempo della vita non aspetta, andate a rincorrerlo. Carpe diem.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nata a Viterbo, studio e approfondisco le questioni linguistiche più dibattute. Appassionata di letteratura e filosofia, cerco di rendere la cultura semplice, divertente e alla portata di tutti.

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