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The Social Dilemma: siamo realmente liberi di scegliere?

Ti sei mai chiesto come guadagnano i social? Hai mai pensato che:”Se non stai pagando il prodotto forse il prodotto sei tu”?

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È una domanda che tutti ci poniamo, soprattutto in quest’epoca in cui i social e internet sono quasi una dipendenza. The social dilemma, nuovo documentario di Netflix, tratta proprio di questo argomento. Di come noi, ormai assuefatti dalla tecnologia, ci lasciamo plagiare dalle multinazionali.

Non è una cosa nuova, lo sappiamo tutti. È ormai assodato che i nostri dati non sono realmente solo nostri. E la cosa più impressionante è che, nonostante noi sappiamo, non importa a nessuno. Nessuno fa nulla. Siamo talmente abituati e dipendenti dalla tecnologia che non ci poniamo il problema della perdita della nostra privacy.

“Se non stai pagando per il prodotto, allora il prodotto sei tu”.

Le applicazioni e i servizi smart sono ormai quasi tutti gratuiti: mappe, social, Google ecc. le applicazioni non gratuite non le consideriamo. Perché dovrei pagare per qualcosa che posso avere gratis? E così noi iniziamo a dare le nostre informazioni e i nostri dati sensibili senza rendercene quasi conto. Con i nostri dati vengono costruiti dei modelli che alimentano dei sistemi di algoritmi che non hanno più quasi nessuna supervisione umana e fanno analisi sempre più precise e previsioni più accurate su cosa faremo.

Non è spaventoso quando cercate un prodotto sul sito di Amazon per vederne il prezzo, poi passate a fare altro e all’improvviso vi trovate su un altro sito proprio la pubblicità di quel prodotto che eravate andati a cercare?

Tutte queste piccole informazioni, moltiplicate per migliaia di utenti, prendono valore e possono essere valutate e vendute. Praticamente quello che è successo nel 2018 con lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica, solo che in quel caso i dati personali di milioni di account Facebook sono stati raccolti senza consenso ed utilizzati per propaganda politica.

In realtà è più complesso di così: «Il prodotto non siamo noi, ma è la possibilità che le piattaforme hanno di cambiare il nostro comportamento» 

È la nostra attenzione il prodotto, è come noi cambiamo comportamento perché influenzati dalla tecnologia. Più tempo noi passiamo sui social e su internet più loro guadagnano. In questo non c’è nulla di sbagliato, il business è business. Ma la cosa inquietante di tutto questo è che questi colossi si presentano al mondo come coloro che vogliono cambiare il mondo, quando in realtà il loro obiettivo è renderci dipendenti dalle app in modo tale che restiamo più tempo possibile connessi.

Il continuo essere bombardati da notifiche, il notare che l’altra persona con cui stiamo chattando “sta scrivendo” o i tre puntini su Instagram rendono sempre più difficile farci abbandonare il telefono e continuiamo a fissare lo schermo. Statisticamente un Millennial guarda il telefono circa 250 volte al giorno senza notifiche, con le notifiche il dato raddoppia. In media passiamo al giorno al telefono più o meno 6 ore e 40 minuti. Le ricerche di Google cambiano a seconda di dove viviamo e come la pensiamo su un determinato argomento. Tutto quello che facciamo in rete è controllato e tracciato. Siamo controllati e manipolati senza accorgercene. Viviamo in una realtà quasi Orwelliana in cui il Grande Fratello davvero ascolta e vede tutto ciò che facciamo.

Noi oggi siamo un prodotto, tutto quello che ci viene consigliato è frutto di un algoritmo e questo algoritmo può influenzare davvero tanto della nostra persona. Guardando esclusivamente determinati contenuti e seguendo determinati utenti l’algoritmo automaticamente continuerà a suggerirci contenuti simili, plagiano il nostro essere. Per questo può essere utile variare il feed e non seguire soltanto persone a cui diamo ragione. Avere una visione più ampia del tutto e non auto limitarci. È importante essere consapevoli, almeno in parte, di questo meccanismo e per quanto è nelle nostre possibilità cercare di informarci in più possibile.  

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nata nel 1999 a Siracusa, ad oggi studio Economia presso l'Università di Padova. Mi interesso di tematiche civili e sociali, ma soprattutto negli ultimi anni di ambiente e sostenibilità

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