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Cultura

Guido Barbujani: “Gli esseri umani non sono tutti uguali, sono tutti diversi”

Il prof. Guido Barbujani:”Per essere razzisti oggi non c’è bisogno di un concetto biologico di razza però finalmente il mito delle differenze biologiche tra le popolazioni umane è stato demolito”.

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Settimana scorsa abbiamo approfondito il tema del razzismo evidenziando quanto oggi questa discriminazione sia legata, più che alla biologia degli individui, alla loro cultura. Insieme ad Harari lo abbiamo definito “culturalismo” e abbiamo analizzato i suoi risvolti sociali. Oggi invece ci addentriamo nell’ambito scientifico con un super-esperto: Guido Barbujani, stimato genetista, scrittore e professore universitario italiano. Grazie all’intervista che abbiamo avuto l’onore di fargli sul tema delle razze oggi discutiamo di esseri umani e animali, di DNA e costituzione, di storia e attualità, seppellendo definitivamente la teoria del razzismo scientifico che, come ci dimostrerà nel dettaglio l’esperto, di scientifico non ha nulla.

  • Qual è la definizione di razza?

Inizio dicendo che “razza” è una brutta parola perché ha un altissimo tasso di ambiguità: Einstein parla di razza umana definendo un gruppo di sette miliardi e mezzo di persone, quando invece diciamo “è l’ultimo della sua razza” intendiamo una famiglia quindi un gruppo molto piccolo e infine quando parliamo di razza nera, bianca o caucasica stiamo parlando di un gruppo di dimensioni intermedie. Ecco, quando una parola ha così tanti significati non c’è da stupirsi che utilizzandola nelle discussioni non ci si metta mai d’accordo. Razza in biologia ha un significato ben preciso, che non è quello dei discorsi comuni, ma è definita come un gruppo di organismi che sono diversi da altri organismi della stessa specie e che, con l’andare del tempo, formeranno una specie diversa.

  • Esistono le razze umane?

Dal punto di vista biologico no, e lo abbiamo capito fin dagli anni 60. Un grande evoluzionista Ernst Mayr definisce bene questi concetti scrivendo che esistono due gruppi di specie: quelle dove gli individui sono suddivisi in gruppi biologici omogenei separati da confini (e questi gruppi prendono il nome di sottospecie o razza) e poi quelle dove, pur essendoci delle differenze tra gli individui, questi confini non ci sono e queste sono appunto specie senza razza. Nel mondo esistono esempi del primo tipo come gli scimpanzé , i cani o i cavalli e del secondo tipo come quasi tutti i pesci e volatili e gli esseri umani. Scientificamente è dimostrabile che non esistono le razze umane perché il nostro DNA è costituito dalle così dette basi e ce ne sono tre miliardi e mezzo circa nel DNA di tutti i mammiferi (un po’ di più in alcuni e meno in altri).

Nei cani per esempio gli appartenenti alla stessa razza hanno milioni di queste basi identiche, negli esseri umani invece non siamo riusciti a trovarne nemmeno una di base che sia identica in tutti gli individui di una popolazione e diversa dai membri di un’altra. Stiamo passando da una differenza, tra specie del primo tipo e del secondo, di milioni a zero. Dal 700 hanno cercato di definire le razze sulla base dei dati che c’erano osservando le persone, il colore della pelle, degli occhi, le misure craniche e non c’è mai stato un unico catalogo delle razze umane. E’ partito Linneo proponendo quattro razze dell’uomo, poi arriva chi ne propone tre bianchi, neri e gialli e poi chi ne propone cinque e man mano che passa il tempo studiando nuove popolazioni si trovando delle caratteristiche che non si riescono a inserire nel catalogo delle razze preesistenti e quindi quest ultimo si allarga fino ad arrivare nel novecento a 200 razze diverse.

La prima affermazione scientifica riguardo l’inesistenza delle razze è stata formulata nel 1972 a seguito di un lavoro sui geni molto criticato da chi affermava che quando si sarebbe studiato il DNA si sarebbe trovata la base genetica delle razze. Chi ha studiato per la prima volta il DNA sono stato io insieme a Luca Cavalli-Sforza nel 1997 e abbiamo scritto un articolo “Suddivisione della diversità genetica umana” in cui abbiamo dimostrato chiaramente che il concetto di razza non ci serve per capire la diversità umana. Dopo ci sono stati diversi studi ma ormai il tema è risolto: in biologia evoluzionistica umana non c’è nessuno che proponga seriamente il concetto di razza perché dopo il 1972 si è capito che i concetti di razze umane erano concetti di cultura popolare a cui non si poteva trovare una correlazione scientifica

  • Che tipo di differenza genetica c’è tra gli esseri umani?

Tra i DNA degli esseri umani ci sono tantissime differenze però queste non sono in blocchi compatti: non è che tutti gli europei o tutti quelli di pelle bianca, gialla o nera sono uguali biologicamente. Anzi all’interno di ognuno di questi gruppi , ad esempio prendendo due individui africani è possibile che tra questi ci sia geneticamente una differenza maggiore tra quella di un africano e un coreano. Ne deriva quindi l’impossibilità a definire una popolazione umana con un confine preciso perché noi non siamo tutti uguali, siamo tutti diversi, ma questa diversità non si riscontra a blocchi compatti e tanto meno coincide con gruppi di individui precisamente identificabili.

Ti riporto un esempio chiaro di un famoso antropologo: negli uomini non esistono i pacchetti distinti chiamati razze, un pacchetto ad esempio come quello del suo telefonino, se c’è scritto Samsung non trova un cellulare che è 40% Samsung 35% Motorola 25% Iphone ma sarà 100% Samsung. Noi non siamo fatti così, siamo pieni di sfumature diverse.

  • La differenza genetica è proporzionale alla differenza fenotipica?

Mediamente si, però intorno a questa media c’è tanta variabilità, l’italiano medio è più simile del francese medio rispetto al giapponese medio, ma il giapponese medio è una astrazione: ci sono alcuni giapponesi che sono più simili ad un italiano rispetto ad un altro giapponese, ed è il motivo per cui, a differenza degli scimpanzé per esempio, se io analizzo il Dna di un essere umano non sono in grado di definire a che gruppo appartiene.

  • Ci sono dei casi specifichi in cui analizzando il DNA di uomo è possibile stabilire con precisione la sua discendenza?

Si, le caratteristiche localizzate sono generalmente caratteristiche patologiche, se lei per esempio ha una malattia che si chiama anemia mediterranea, siccome questa malattia è dovuta alla mutazione di un gene che si chiama beta globina a seconda di dove si trova questa mutazione si riesce con molta sicurezza a dire se l’individuo ha origini in Sardegna , in Sicilia, a Cipro, in Turchia, nel Nepal e così via, ma queste caratteristiche le porta meno dell’1% della popolazione, non è che tutti i sardi hanno quella mutazione lì e tutti i nepalesi quella diversa: sono caratteristiche rare, e anche se persone con queste ultime sono collocabili precisamente geograficamente la grande maggioranza delle persone invece ha caratteristiche comuni per cui è impossibile dedurne scientificamente la discendenza.

  • L’articolo 3 della costituzione cita le “razze umane”, cosa ne pensa? Apporterebbe qualche modifica lessicale?

Chi ha scritto la costituzione non aveva in mente i discorsi che stiamo facendo io e lei adesso, ma aveva ben presente invece le reggi razziali del fascismo e quindi l’art 3 della costituzione e’ stato scritto perché non si voleva che si ripetessero le leggi razziale del fascismo e avevano perfettamente ragione e continuano ad avercela ancora oggi, perché non parlavano di un problema biologico ma di una misura di interesse politico e sociale.

Io conserverei quel termine perché non riguarda nemmeno lontanamente la biologia, ma si riferisce la classificazione che facciamo per strada, quando vediamo qualcuno con la pelle e nera e intimamente lo associamo ad un gruppo diverso e alcuni pensano che non abbia i nostri stessi diritti. La costituzione sancisce dei diritti e non delle verità biologiche quindi non sarei d’accordo a cambiarla perché la parola “razza” in quel contesto è molto chiaro a cosa fa riferimento.

  • Che influenza ha, secondo lei, la dimostrazione scientifica dell’inesistenza del razze umane sul razzismo e nel dibattito politico attuale?

Pochissima, per me il rapporto tra razza e razzismo è un rapporto solo etimologico perché le due parole hanno la stessa etimologia. Per essere razzisti oggi non c’è bisogno di un concetto biologico di razza, direi che l’unica importanza sociale degli studi di cui parlavamo è che almeno è stato demolito il mito dell’esistenza di profonde differenze biologiche tra le popolazione umane, della possibilità guardando il colore della pelle di qualcuno di capire cosa ci sia nel suo DNA, ma dal punto di vista politico-sociale conta molto poco.

Le persone che oggi usano il termine razza non si sentiranno scoraggiate da questi studi, non penso succederà mai che mi chiamerà qualche leader politico dicendomi “scusa ho letto i tuoi articoli, ho detto un sacco di stupidate”, perché non è questo il punto. Oggi assistiamo a delle definizioni discriminatorie che sono legate più alla cultura e meno alla biologia, non viene detto per esempio degli immigrati che sono una razza inferiore ma viene detto che la differenza culturale tra loro e noi è talmente grossa che è impossibile integrarli. Si sta passando da un razzismo biologico , oggi scientificamente non più sostenibile, ad un razzismo culturale.

  • Harari riporta una visione analoga per quanto riguarda quest’ultimo passaggio dal razzismo al culturalismo, aggiungendo poi che nessun genetista oggi si sognerebbe di affermare l’esistenza delle razze. Le è mai successo di imbattersi in un collega che la pensasse in maniera diversa dalla sua?

Il Problema scientifico non esiste perché è già risolto, dopo di che ci sono degli ambiti scientifici specie la ricerca clinica, specie negli USA dove continuano allegramente a classificare le persone in razze perché è così pervasivo nella cultura americana e connaturato definirsi in termini razziali che non ci pensano neanche. Però in America una delle razze che è possibile indicare al momento del censimento è la razza ispanica.

Gli ispanici sono di origine europea spesso, ma anche africana più tutte le combinazioni possibili che dal punto di vista biologico è un catalogo di tutta la diversità umana ma ha un aspetto culturale in comune: quello di parlare in spagnolo. Ecco negli USA la considerano una razza e fanno perfino degli studi clinici considerando gli ispanici un tutt’uno e questa cosa non ha senso, ma negli USA è talmente radicato socialmente che tantissimi studi clinici americani oggi continuano a classificare le persone in maniera razziale.

Guido Barbujani ci ha confermato che quando si parla di razzismo esistono ancora centinaia di battaglie culturali e sociali da portare avanti ma almeno dal punto di vista biologico non ci sono dubbi: le razze umane non esistono.

A venerdì prossimo!

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Mi chiamo Debora Striani e nella vita studio, leggo, viaggio, penso, scrivo e condivido. Tra le mie passioni spiccano politica, attualità, economia, letteratura, cultura e comunicazione. Nel corso degli anni attraverso attività di rappresentanza studentesca, organizzazione di eventi culturali (conferenze, mostre, dibattiti) e pubblicazione di materiale informativo (articoli, podcast e interviste) ho sempre cercato di incentivare la partecipazione giovanile, il sano confronto e la corretta informazione. Scrivo per non smettere di farlo.

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