Connect with us

Cittadini

Revenge porn e supremazia di genere: il vortice distruttivo delle vittime

Lo scopo di tutto ciò qual è? Io non riesco a trovare una risposta, una risposta che possa esser adeguata ad ogni punto di domanda che gira nella mia testa. Vorrei poter trovare, come sempre, delle frasi adeguate a chi si trova nella mia stessa situazione ma risulta complicato, questa volta.

Published

on

Ferita, scossa, in lacrime, distrutta sotto l’aspetto psicologico, sotto ogni aspetto più intimo di te stessa, della tua femminilità, della tua intimità, della tua integrità psichica e morale. Resti ferma, non riesci a guardarti allo specchio, a guardare le altre persone negli occhi: ti vergogni, ti vergogni di ciò che è stato, ti vergogni di ciò che degli esseri superficiali, crudeli e vendicativi hanno pubblicato di te. Il reato di revenge porn distrugge le sue vittime a trecento sessanta gradi: degli individui, molto spesso ex, pubblicano, senza alcun consenso, materiali video fotografici che ritraggono le proprie vittime immortalate in pose sessualmente esplicite.

Il materiale viene diffuso tramite social network o la ricondivisione tramite cellulari con il risultato di farne proliferare le condivisioni. E la vittima, in tutto ciò, si ritrova inerme, umiliata, lesa nella propria immagine e nella propria dignità, condizionata nei rapporti sociali, in completo disagio con il resto del mondo che non sa più se guardare in modo amico o meno. La vittima subisce un distress continuo che può indurre, come già successo troppe volte, condotte evitanti, ansia, attacchi di panico e depressioni che, in casi estremi, possono condurre al suicidio.


Come nella quasi totalità dei reati di matrice sessuale, anche per quanto riguarda la porn revenge, gli autori sono uomini, ex partner alla ricerca di una vendetta, consapevole della percezione della gravità di tali comportamenti, consapevole di quali conseguenze tali azioni possano incidere, in maniera negativa, sulla sfera affettiva, lavorativa, pubblica e psicologica della donna vittima. Troppo spesso, oltre alla diffusione del materiale intimo ritraente la vittima, si accompagnano frasi del tipo “ecco la sua vera natura” o commenti del tipo “è stata lei a volere che girasse” che alimentano lo scopo principale del carnefice: più il Web va contro la vittima insultandola, diffamandola e diffondendo la foto o il video incriminato più la vendetta è riuscita.

L’accanimento nei confronti della vittima è crudele e deliberato: c’è quell’ex che ha questo “vizio”, un ex che trova gusto nel rovinare la vita delle ragazze e delle donne con cui ha una relazione sessuale o affettiva, un ex che prova piacere nel vedere una donna nuda, una donna che è stata innamorata di lui, spiattellata per la propria città, un ex che prova piacere nel vederla distrutta, disarmata, ferita nel suo orgoglio e nel proprio intimo.

E’ la mia storia e la storia di tante donne, donne costrette a vivere in una spirale di umiliazioni e violenza psicologica che portano l’individuo alla disperazione e al tracollo.


Essere vittime di Revenge Porn ha gravissime conseguenze: alcune donne ricevono una diagnosi di PTSD(Post traumatic Stress Disorder), altre riscontrano comportamenti come l’ossessione nel controllare che i propri contenuti sensibili non siano stati resi pubblici, ansia ricorrente, stress, paura che si possa esser minacciati, depressione e, purtroppo, perdita di fiducia nell’essere umano.
Sicuramente di grande impatto è anche la vergogna suscitata dal sapere che chiunque per strada, al lavoro o al supermercato potrebbe averti visto in quella dimensione privata: ogni giorno ci si sente sempre meno sicure e libere di poter uscire fuori casa. Altro importante e negativo effetto che il Revenge porn può esercitare è la sensazione di perdita di autostima: ci sono donne che sono troppo deboli per riuscire ad affrontare a testa alta la realtà distruttiva che si presenta ai propri occhi.

Lo scopo di tutto ciò qual è? Io non riesco a trovare una risposta, una risposta che possa esser adeguata ad ogni punto di domanda che gira nella mia testa. Vorrei poter trovare, come sempre, delle frasi adeguate a chi si trova nella mia stessa situazione ma risulta complicato, questa volta. Potrei dire non fidatevi di nessuno, non fidatevi dei social, non fidatevi di chi giura di amarvi e poi vi espone nelle vetrine come merce, non fidatevi di chi ha un immenso contenitore narcisistico che svolge il ruolo principale nella vita di questi uomini che non riescono a comprendere quanto possa esser pericoloso giocare con la vita, con la dignità e con il pudore delle persone. Cosa si vuol concludere con azioni simili? Perché determinate foto devono esser condivise tra più persone possibili?

Generare eccitazione o potere? La sensazione di esser un passo avanti rispetto alla vittima, di poterne controllare la vita, di decidere personalmente il suo destino? La sensazione di sentirsi superiore, di poter possedere il corpo della vittima senza che questa possa opporre resistenza? Far morire dalla vergogna? Vendetta? Imprigionare in una rete di paura? Tutto ciò inorridisce, spaventa, distrugge ma non può fermarci, non può decretare la fine della nostra vita, della nostra quotidianità. Chi deve provar vergogna non siamo noi, non siamo noi vittime inconsapevoli di una vendetta avente lo scopo di pareggiare un oltraggio subito.

Eguali se non maggiori colpe hanno anche i partecipanti di determinate chat che ricondividono immagini che non appartengono a loro stessi, partecipanti che vedono il corpo della donna come carne da violentare e punire. In Italia solo recentemente, per la precisione il 17 luglio 2019, siamo riusciti ad avere una legge che rendesse reato questa vergognosa pratica.


Ma quando si riuscirà a capire che degradare ed umiliare le donne, privarle della propria dignità è un modo brutale per affermare le gerarchie di genere in un’epoca segnata da una profonda volontà di abbattere le diseguaglianze anche su questo piano? Quando si riuscirà a capire che non si può azzerare la forza delle donne con determinate pratiche? Quando si riuscirà a capire che il revenge porn è un reato e non si può, così, confermare la propria supremazia di genere?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovane imprenditrice trapanese e studentessa di scienze politiche animata da un entusiasmo senza confini. Nata in Sicilia, in una terra ricca di storia e di bellezza che, purtroppo, continua a non permettere ad una giovane ragazza dai tratti normanni di potersi esprimere, di poter lottare, di poter migliorare quell'angolo di paradiso in cui vive. Vivo una realtà che ha provato, più volte, a tapparmi le ali, a scoraggiarmi, ad ammutolirmi senza, però, alcun risultato: il verbo arrendersi non fa parte del mio dizionario. Caparbietà e costanza sono i tratti che più amo di me.

Trending