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Economia

La grande fuga dalla Brexit: persi 1,6 trilioni di dollari

Tutto ha un prezzo, anche la brexit: nonostante i festeggiamenti iniziali secondo la Ernst e Young sono diverse le società che hanno delocalizzato in Unione Europea per un valore complessivo di 1,6 trilioni di dollari.

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La Brexit sta costando molto caro al Regno Unito sia a causa del Covid sia a causa della decisione delle grandi società di servizi finanziari di lasciare Londra. Ma la situazione potrebbe addiritura peggiorare dal prossimo anno.

Secondo un’analisi di Ernst & Young, infatti, le società finanziarie britanniche hanno già spostato verso diversi paesi dell’Unione europea circa 7.500 dipendenti e attività del valore superiore a 1,2 trilioni di sterline, corrispondenti a 1,6 trilioni di dollari.

Da quando la Gran Bretagna ha votato per lasciare l’Unione Europea nel 2016, l’industria finanziaria ha spostato 2.850 posizioni nell’UE, con Dublino, Lussemburgo e Francoforte quali principali destinazioni. L’emorragia di società e capitali, però, potrebbe non essere terminata in quanto secondo EY sono state annunciate solo nell’ultimo mese circa 400 delocalizzazioni.

L’uscita del Regno Unito comporterà per le società finanziarie la perdita del diritto di offrire servizi finanziari in tutta la UE, facendo affidamento solo sul blocco che concede al Regno Unito la cosiddetta equivalenza per fare affari con i clienti della regione, corrispondente fino a un quarto di tutte le entrate di Londra. L’Unione europea, però, potrebbe non concedere tale accesso e le imprese dovranno quindi rafforzare la loro presenza continentale.

“Mentre ci avviciniamo rapidamente alla fine del periodo di transizione, alcune aziende sono entrate nelle fasi finali del loro piano Brexit, comprese le delocalizzazioni”, le società finanziarie devono assicurare come minimo ai clienti di essere pienamente operative e in grado di servirli anche all’inizio del prossimo anno”, sottolinea, “questo nonostante la pandemia e le conseguenti restrizioni alla circolazione delle persone”. “Molte aziende sono tuttavia ancora in modalità ‘wait and see’ e presto potrebbe annunciare i loro piani di trasferimento”, ha affermato Omar Ali, partner di EY.

Questi spostamenti però sono ancora ben al di sotto di alcune stime fatte dopo il voto sulla Brexit. Il Think-tank Bruegel dichiarava nel 2018 che Londra potrebbe alla fine perdere 10.000 posti di lavoro nel settore bancario e 20.000 ruoli nel settore dei servizi finanziari, mentre l’ex capo del London Stock Exchange Group Plc Xavier Rolet era più pessimista: la Gran Bretagna potrebbe raggiungere i 232.000 posti di lavoro.

Il rapporto di EY ha anche notato che ben 24 società di servizi finanziari hanno dichiarato che trasferiranno attività fuori dal Regno Unito in mezzo all’incertezza sulla natura del continuo accesso della City of London al blocco.

Va detto però che per ora Londra fa ancora la parte del leone nel patrimonio delle banche statunitensi in Europa. Le cinque grandi aziende di Wall Street hanno sostenuto le loro unità britanniche con 136 miliardi di dollari di capitale di base alla fine del 2019, mentre la cifra per l’UE era di 45 miliardi di dollari, anche se sono previsti ulteriori trasferimenti nei prossimi mesi.

L’addio di JP Morgan e Goldman Sachs

La settimana scorsa, JP Morgan ha annunciato lo spostamento di asset per 200 miliardi di euro da Londra alla Germania per poi chiedere a 200 banker di lasciare Londra per altre città europee. In questo modo, la banca americana diventerebbe la sesta banca più grande del paese sulla base delle attività dei maggiori istituti di credito commerciale dello scorso anno.

Le attività da trasferire corrispondono a poco meno del 10% del bilancio totale di JP Morgan. Secondo le statistiche della Bundesbank, tale migrazione rappresenta quasi la metà delle attività totali detenute dalle filiali tedesche di banche estere alla fine di giugno.

Stesse scelte per Goldman Sachs che ha chiesto a un centinaio di suoi banker di lasciare gli uffici di Londra per raggiungere quelli di altre città europee in vista della Brexit. Ai suoi dipendenti che lavorano in aree quali sales, trading e wealth management, Goldman Sachs chiederà di firmare nuovi contratti e di prepararsi a trasferirsi in tempo per il 1 ° gennaio 2021. Secondo Bloomberg le destinazioni del personale potrebbero essere Parigi, Francoforte, Milano e Madrid.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver ottenuto la triennale mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso La Sapienza. Faccio supplenza in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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