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Carletto Mazzone: l’allenatore di provincia che conquistò l’Italia

Dalla celebre corsa sotto la curva rivale, alla scoperta del talento di Francesco Totti: la storia di Carlo Mazzone, l’allenatore del popolo.

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La foto qui sopra l’hanno vista tutti: appassionati di calcio, tennis, judo, arte, vita. L’avvento dei social infatti l’ha resa virale, è utilizzata giornalmente come copertina di numerosi meme e appare magicamente nella mente di tutti noi ogni qual volta pensiamo ad una corsa forsennata verso un obiettivo. Ma chi è l’uomo in foto? Dove stava andando? Ma soprattutto, cosa lo ha spinto a compiere quel gesto?

Chi è Carlo Mazzone?

Solitamente, nel descrivere personalità di spicco, si fatica a trovare le parole più giuste e consone, e per questo ci si affida di frequente a ciò che di lui hanno detto i “grandi”: calciatori, allenatori o uomini che siano. Le grandi menti che portano Carletto Mazzone nel cuore sono tante, e ognuna per motivi differenti, a dimostrazione della volubilità del personaggio.

Lo storico allenatore è stato infatti maestro e ispiratore per Pep Guardiola, chiave di svolta per Andrea Pirlo, mentore per Roberto Baggio e scopritore del talento ancora acerbo dell’ottavo re di Roma Francesco Totti. 

Oltre alle parole al miele degli sportivi sopra citati, chi meglio di Carlo Mazzone stesso poteva in poche righe analizzare il suo operato e la sua incredibile carriera..

“Sono sempre stato un cane sciolto. Avanti tutta, come un navigatore solitario. Mai avuto padrini, né sponsor. Mai fatto parte di lobby di potenti dirigenti, mai goduto del favore di giornalisti condiscendenti o di raccomandazioni. Se ho ottenuto qualcosa lo devo a me stesso, alla mia determinazione e alla passione che ho messo nella mia carriera. E sono orgoglioso di essere un grande professionista, magari non un grande allenatore, ma certamente un professionista e un uomo perbene”. 

Il giocatore 

ASCOLI PICENO, ITALY – MAY 04: Carlo Mazzone prior the Seria B match betwwen Ascoli Calcio1898 FC and US Città di Palermo at Stadio Cino e Lillo Del Duca on May 4, 2019 in Ascoli Piceno, Italy. (Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

Carlo Mazzone, universalmente riconosciuto come Sor Carletto per via del suo inconfondibile accento romano, fa parte della ristretta cerchia di allenatori divenuti tali dopo una carriera mediocre come calciatori. 

Mazzone assapora la Serie A da difensore nella sua amata Roma solo per una stagione, collezionando in totale due presenze, per poi proseguire alcuni anni in rose inferiori, come il Siena in Lega Pro e la Del Duca Ascoli, in cui giocò per ben nove anni. 

Nella sua ultima stagione da tesserato qui, quella del 1968-1969, si trovò per via delle esigenze del club a timonare la squadra per brevi periodi. L’anno seguente il numero di sostituzioni crebbe, e Mazzone, subentrato al mister Eliani, guidò la rosa ascolana per tutto il girone di ritorno del campionato, sfiorando una storica promozione. Era solo l’inizio di quella che sarebbe divenuta una carriera incredibile. 

Il grande allenatore 

Il viaggio italiano di mister Mazzone comincia ad Ascoli, passa per Fiorentina, Catanzaro, Bologna, Lecce, Pescara, Cagliari, la sua amata Roma, Napoli, Perugia, Brescia e termina a Livorno. Allena per 38 anni, dal 1968 al 2006, totalizzando 759 panchine, record assoluto. 

Il talento di Sor Carletto nel gestire i giocatori è evidente fin da subito, le sue capacità non hanno bisogno di esperienza per sbocciare. Siede infatti sulla panchina dell’Ascoli per sette stagioni, in cui colleziona due storiche e incredibili promozioni: la prima nel ’71-’72 in Serie B e, dopo soli due anni, taglia il traguardo della massima divisione italiana. Un risultato quasi impossibile per un neo allenatore. 

Mazzone viene spesso ricordato come mister di squadre di provincia, mai ad alti livelli, ma seppur con giocatori discreti i risultati ottenuti sono stati tanti: terzo posto in campionato e la vittoria della Coppa di Lega italo-inglese con la Fiorentina, semifinali di Coppa Italia con il Catanzaro, storica qualificazione in Champions League con il Cagliari, semifinale di Coppa Uefa con il Bologna. 

In tutti questi anni, in ogni diversa squadra allenata, la costante era una sola: affrontare la sua Roma era sempre un duro colpo.

Battere la Roma? È mio dovere provarci. Ma è come uccidere la propria madre.

Scopritore di talenti 

In quasi quattro decenni passati sui campi italiani, mister Carletto ha visto, scoperto, cresciuto, rivoluzionato alcuni tra i più illustri talenti del nostro panorama calcistico. 

Sulla panchina della Roma, Mazzone individua per primo un giovane sfrontato e parecchio talentoso che giocava nella primavera giallorossa e decide di dargli una chance. Il ragazzo biondino trova continuità nelle prestazioni e inizia man mano a conquistare il cuore dei tifosi. Sono tutti stupiti dalle sue prestazioni tranne Sor Carletto, lui lo sapeva già. Il giovane campione, come avrete intuito, risponde al nome di Francesco Totti, al secolo ottavo re di Roma. 

Il Brescia anni fa era il crocevia dei fuoriclasse e chi se non mister Mazzone occupò quella panchina. Appena arrivato regalò alla società bresciana gli ultimi anni di carriera del pallone d’oro Roberto Baggio, il quale fece inserire nel suo contratto una “clausola Mazzone”: se il mister se ne va, rescindo il mio contratto. 

La nazionale italiana e svariati altri club di Serie A devono essere enormemente grati a Carletto anche per un’altra illuminazione: cambiare ruolo ad Andrea Pirlo. Mazzone infatti convinse il giocatore ad arretrare la sua posizione, da mezzapunta a regista, ruolo in cui disegnerà calcio per il resto della sua carriera. 

“Andrea, tu sei come uno che ha la vista perfetta e invece vorrebbe tapparsi gli occhi, e nun te preoccupà, vedrai che qualche gol lo farai anche tu e con questa posizione entrerai nella storia del calcio’”

Sempre nel medesimo club, l’allenatore conosce e plasma un giovane spagnolo molto taciturno, mai polemico, che giorno dopo giorno apprese gli insegnamenti del suo maestro li mise in campo nella sua stellare carriera, la carriera di mister Pep Guardiola. 

Prima della finale del 2009 contro il Manchester squillò il telefono, rispose mio nipote. “Nonno, c’è Guardiola al telefono”. Prendo la cornetta: “Pronto, chi è?”. E lui: “Mister, sono Pep”. “Sì, e io sono Garibaldi”. “No, mister, sono davvero Pep. Volevo invitarla alla finale”. “Pep, ma tu tra quattro giorni giochi la finale di Champions e pensi a me?”. “Sì, mister: penso a lei e la voglio in tribuna”. Ci andai. E lui vinse”.

Brescia-Atalanta, 30 settembre 2001

20010930 – BRESCIA – SPR – CALCIO: MAZZONE, “RAZZISTI, OFFENDONO ROMA E MAMMA MIA” A ULTRAS ATALANTA L’AVEVO PROMESSO, SU PARI HO DETTO DI TUTTO. L’allenatore del Brescia Mazzone (C) al termine della partita. MAGNI/ANSA/ON

Siamo partiti da questa foto e, dopo un breve viaggio nella vita di questo allenatore, comprendere questo storico gesto ci risulterà più semplice.  Brescia-Atalanta è una partita sentita da entrambi i popoli e, come di consueto, l’atmosfera di questi grandi match è parecchio tesa. La squadra bergamasca conduce per 1-3 e dalla curva i loro tifosi urlano qualsiasi cosa irripetibile a Sor Carletto, che quel giorno però non ci sta. 

Se famo er 3-3 vengo sotto la curva!

La promessa rivolta ai tifosi rivali viene accolta da una pioggia di fischi e insulti ed effettivamente, per come stavano andando le cose, era abbastanza impossibile che si realizzasse. 

È però noto a tutti come la parola impossibile perda di significato quando nella tua squadra gioca un certo Divin Codino, che fece ciò che il suo mister sperava: dapprima riapre il match con uno splendido gesto tecnico e poi, allo scadere del recupero, gonfia la rete del 3-3 su punizione. 

Mai nella sua carriera mister Carletto si sentì tanto vicino a sfiorare il cielo con un dito, e per questo partì per una assurda, irrazionale, incontrollabile corsa sotto la curva atalantina, attonita. Questa forsennata corsa è l’immagine della carriera di Carletto Mazzone: un uomo libero che insegue il suo sogno, per il quale è disposto a dare tutto. 

Ognuno di noi dovrebbe vivere le sue passioni come hai fatto tu, mister.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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