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Il mito della donna selvaggia

La donna selvaggia è il completo senso intuitivo, sta nelle viscere e non nella testa. E’ la fonte del femminino, un archetipo pronto alla guida.

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Llamar o tocar a la puerta“, letteralmente significa usare parole che intimano l’apertura di un passaggio. Questo è il termine che viene usato da Clarisssa Pinkola Estés nel suo libro “Donne che corrono coi lupi“. Nella parola spesso usata da lei ovvero: ” donna selvaggia“, udiamo un senso di libertà che risuona in tutto il nostro ventre, bloccato da anni e anni di cultura patriarcale. In una donna impostata come la madre perfetta, la donna ubbidiente e amorevole. L’energia maschile, razionale ha dominato la civiltà, per molti anni allontanandosi dal cuore e dalla madre terra.

Questo dominio viene utilizzato ancora oggi, soprattutto nella sessualità, quando l’uomo lo usa per sfogare le frustrazioni… Keshavananda ha scritto una frase molto forte: “Masturbandosi nel ventre della donna chiamandolo fare l’amore….Non c’è da impressionarsi che in questo ultimo periodo stiamo distruggendo la terra, in quanto essa rappresenta la madre terra, l’energia femminile della creazione“. Innegabilmente, in uno stato non conscio da tutti, queste azioni sono sempre state riportate e versate alla donna per molti millenni, dal nostro emisfero sinistro.

IL FEMMINILE

L’energia femminile è legata alla pancia, che ha un fine guaritore. L’intuito della donna deriva dal suo ventre. Quando si perde il contatto con la psiche istintiva, viviamo in uno stato prossimo alla distruzione, così facendo non avviene il pieno sviluppo per il femminino. Affogate dalla routine domestica, nell’artificiosità o nell’inerzia… Ecco questo è il posto più sicuro per chi non riesce più a trovare i suoi istinti. Quando avviene la perdita del contatto con la propria essenza richiamata dal femminino, si risulta sterilizzate.

Il vero istinto viene soggiogato dalla cultura, dall’EGO, dell’intelletto proprio o altrui. Parlando a queste donne chiedo: quale sensazione affiora sentendo la parola “donna selvaggia“? Clarissa Pinkola Estés afferma che comprendere la natura della donna selvaggia sta nella psicologia, ma nel vero senso della parola in quanto psiche rappresenta l’anima e logos la conoscenza dell’anima. La conoscenza, una parola molto importante, in quanto senza non avviene alcuna evoluzione. Come fa ad essere il tuo archetipo la donna selvaggia se non conosci te?

Questa è una poesia scritta da me, col fine di rappresentare la donna con tutta la sua forza.

La donna è la rappresentazione del femminile, in carne ed ossa ma nell’animo il femminile lo possiamo trovare benissimo anche in un uomo, cospetto ciò, provoca un forte senso di stima, in quanto raro. Che attenzione c’è una forte differenza fra femminile e femminilità. (Ora parlando a noi donne. ) Un essere completo è segnato dal femminile e dal maschile, la donna selvaggia rappresenta questo insieme, con equità. Da anni è stato potenziato il secondo, in quando è un automatismo più potente, nella società di sempre. Soffocando l’altra parte più sensibile, emotiva, irrazionale…

LA LOBA

Riportando quanto scritto nel libro “Donne che corrono coi lupi“, Clarissa Pinkola Estés fa un accurato studio sui lupi e ha osservato che le donne sane e i lupi sani hanno molti aspetti psichici in comune: sensibilità acuta, grande devozione, curiosità nel sapere, grande forza e resistenza, esperti nell’arte dell’adattamento, ecc… Ambedue le specie sono state accusate, perseguitate nei anni passati di essere voraci ed erratiche, di valore inferiore a quello dei loro detrattori. L’avidità nei confronti dei lupi e delle donne di coloro che non sanno comprendere è molto simile.

Basta rileggere la vecchia storia azteca dei due gemelli allattati dalla lupa, essa rappresentata la donna in questo caso, e non per caso. Esistono vari miti a riguardo sulla donna e i lupi. Come il mito della loba, “la raccoglitrice di ossa”, si dice che la sua preferenza è la ricerca di ossa di lupo. Dopo aver ricomposto il corpo con tutte le ossa al loro posto; con un canto dinanzi a un falò la loba resuscita quest’ultimi. Quando il lupo emana il suo primo respiro, si alza e inizia a correre, alzandosi poi in piedi trasformandosi in una donna che ride felice. La loba vive in ogni nostra parte intrinseca.

In latino si dice COMPOS SUI, ovvero potere di se… Il potere che permette alla consapevolezza di sfociare nel vero sè, oltre ogni schema analitico per scoprire la realtà di quello che si è. Voi vi chiederete, ma questo cosa c’entra con il mito della loba? C’entra parecchio, perché prima di arrivare a quel livello è necessario toccare il fondo, essere quelle ossa raccolte, per poi ricomporre ogni parte per rinascere nel pieno dominio di se. Il canto della loba rappresenta invece la voce dell’anima. Cantare la verità del proprio potere, si discende nel profondo umore dell’amore finché l’ IO selvaggio straripa, fino ad esprimere l’anima. Colei che canta è la rappresentazione della donna selvaggia.

“Non esiste trasformazione senza fatica. Sappiamo di dover bruciare fino in fondo, e poi sederci sulle nostre ceneri di colei che un tempo pensavamo di essere e ricominciare da li”.

Clarissa Pinkola Estés.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono nata a Verona, il 7/10/2000. Ho sempre seguito il mio cuore, che mi ha portata a frequentare la facoltà di lettere.La vita mi ha messo davanti degli ostacoli, ma questo non mi ha di certo fermata a essere il cambiamento che voglio vedere nel mondo. Coltivo scrivendo la mia voglia di abbattere le mura di protezione, che le persone si creano per la paura di conoscere.

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