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Cultura

The show must go on? I rischi di divertire

Molte volte la salute e la sicurezza dei lavoratori vengono messe in fondo alle priorità per girare delle scene spettacolari: ecco alcuni degli incidenti accaduti sui set, pagati con la vita da alcuni operatori.

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L’arte di intrattenere è un lavoro come tanti altri. Purtroppo, anche in questo lavoro, per ragioni di risparmio o di spettacolarità, molte volte la salute e la sicurezza dei lavoratori vengono messe in fondo alle priorità, causando occasionalmente anche incidenti e fatalità. Quando vediamo una sequenza spettacolare in un film, girata “davvero” e non in CGI, ci sentiamo soddisfatti, e vorremmo che tutti i film fossero girati così. Alla fine un film si può fare anche con un telefono, un operatore, un regista e due attori, giusto?

Sì, tecnicamente questo è vero. D’altra parte, quando il film diventa più elaborato di una scorrazzata al parco con tuo cugino, questo lato diventa più sensibile. Triste da dire, ma non solo perché una produzione è professionale vuol dire che i suoi lavoratori siano protetti, i suoi permessi per girare in regola, e così via. Considerate questa scena tratta dal film Midnight Rider (Miller, 2014), pellicola basata sulla vita del cantante Gregg Allman.

Per girare questa scena una persona ha perso la vita

Bella, vero? Una pace dei sensi, sia nelle tecniche che nella location. Mi dispiace rovinare questo momento ai miei lettori, ma per questa scena una persona ha perso la vita. Per questa scena. Una persona. Ha perso la vita. E precisamente Sarah Jones, una ragazza di 27 anni che lavorava nel dipartimento di fotografia.

I produttori, essendo stati negati i permessi per effettuare dei test su un ponte occupato interamente da rotaie, hanno deciso che non si sarebbero fermati davanti ad un “no”. Hanno quindi preso la crew e sono andati sul ponte senza permessi, e senza quindi un divieto di circolazione dei treni. Nonostante quello non dovesse essere un giorno di riprese, la decisione fu comunque quella di girare la dream-sequence che vede il protagonista su di un lettino da ospedale. Assicurando a tutta la crew che non ci sarebbero stati rischi nel riprendere in un simile luogo, il dipartimento di produzione ha incaricato due runner con delle radio di avvisare la crew dei treni in movimento su quella rotaia. In caso di treno, la crew avrebbe avuto circa 60 secondi per evacuare interamente il ponte. Una volta avvertiti del treno in arrivo, tutti hanno lasciato il lettino sulle rotaie per mettersi al sicuro, solo che una volta che il treno ha colpito il lettino, pezzi di questo si sono sparpagliati colpendo Sarah, e facendola cadere sul treno in corsa.

La negligenza dei produttori e del regista ha aperto una causa e portato ira nel mondo dei lavoratori del cinema, con l’aggravante che i piani alti della produzione volessero immediatamente continuare a girare come se nulla fosse. The show must go on, giusto?

L’incidente sul set di Pearl Harbor

Un altro episodio, raccontatomi durante un’intervista da un certo J., il quale ha lavorato sul set di Pearl Harbor (Bay, 2001) e riportato inoltre da diversi giornali statunitensi, riguarda un incidente durante una ripresa della stunt-unit (l’unità che gira le scene più spericolate con delle controfigure, mentre il regista gira con quella chiamata la “main-unit”). Le proporzioni dell’immagine cinematografica non permettono di vedere azioni che si svolgono molto in alto o molto in basso nell’inquadratura (che viene poi tagliata in postproduzione). Quindi, per una scena in cui degli aerei giapponesi volavano per poi diramarsi, il volo doveva essere molto basso. Fin qui, tutto regolare, a parte il fatto che uno degli aerei, durante la ripresa, si è schiantato contro una palma scenografica ed è ruzzolato giù.

L’uomo è sopravvissuto, visto che il caso ha voluto che quell’aereo fosse l’unico dei tre con una gabbia di sicurezza aggiuntiva. Anzi, ha raccontato a questo membro del set di come si sia solo rotto un braccio. Questo è un caso diverso, visto che la crew aveva tutti i permessi per girare. Tuttavia, penso converrete con me che questo è un caso di incidente sul lavoro, causato dalla ricerca della “spettacolarità”, il cui esito potrebbe essere stato ben diverso dal divertire un pubblico.

Per non parlare delle riprese notturne di “Ai confini della realtà”

Twilight Zone the movie

Non mi soffermerò nemmeno sull’incidente durante le riprese di Ai confini della realtà (Twilight Zone: The Movie, Landis 1982) che uccise un attore e due bambini. Non lo farò sia per motivi di lunghezza, sia perché non credo di avere lo stomaco per parlare (senza scompormi) di una produzione che gira di notte, senza i giusti permessi, con degli elicotteri e dei bambini di 7 anni. Quindi, se qualcuno di voi volesse, Wikipedia e tanti altri articoli vi possono dare un’idea della dinamica dell’incidente.

Credo che il mio punto sia chiaro. Nel mondo del cinema vi sono spesso dei rischi che vengono assunti per poter dare la priorità alla spettacolarità, al “look” del film. Queste negligenze si ripercuotono, il 200% delle volte, sulle persone semplici del cast e della crew, perché mai si sentì di un produttore in giacca e cravatta morto di incidente sul lavoro. Quindi è vero che le cose erano più semplici ai tempi del Neorealismo, quando si poteva uscire semplicemente con una camera e girare, ma è anche vero che il cinema di oggi e la vita che conduciamo oggi non permettono più di comportarsi in questo modo. Dopotutto, il primo esempio che ho fatto non era nemmeno un film d’azione. The show must go on? Dove si fermano l’umanità e l’empatia, direi di no.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Margaret Duggan, studentessa italoamericana classe '96, proveniente da Lecce. Laureata in Cinema e Televisione alla California State University Northridge a Los Angeles e studentessa magistrale di Cinema, Televisione e Produzione Multimediale a Bologna, ho lavorato a produzioni cinematografiche sia studentesche che professionali. Nel tempo libero mi piace andare in campeggio, nuotare, leggere, e ovviamente guardare film! Con la mia rubrica "Il Controcampo" vorrei mostrare ai miei lettori i lati meno conosciuti dell'industria del cinema. Insieme possiamo proiettarci nei teatri di posa, negli uffici di produzione, nei camerini degli attori, ed esplorare tutte le stanze della "fabbrica dei sogni"!

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