Connect with us

Cittadini

Cosa fa il nostro presidente della repubblica?

Qual è il ruolo del presidente della repubblica? Cosa dice la costituzione italiana su di lui?

Published

on

Grazie a quanto studiato all’interno del manuale Diritto costituzionale dei professori Bin e Pitruzzella (Torino, Giappichelli), ho provato ad elaborare un quadro generale che va dalla nostra forma di governo parlamentare al ruolo del nostro Presidente della Repubblica. Figura, quest’ultima, troppo spesso accusata di “non servire a niente”.

La forma di governo parlamentare si caratterizza per l’esistenza di un rapporto di fiducia tra il Governo e il Parlamento, con il primo che costituisce una emanazione permanente del secondo, il quale rappresenta l’organo legislativo ai sensi dell’art. 70 Cost. e può portare il governo alle dimissioni, votandogli contro la sfiducia. 

Ecco cosa prevede la nostra costituzione:

La costituzione italiana prevede una forma di governo parlamentare “a debole razionalizzazione”: la Costituzione italiana, prevedendo la composizione del Parlamento italiano in due Camere, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica, ha optato per la struttura bicamerale e per una forma di bicameralismo perfetto, dove cioè le due Camere sono dotate delle stesse funzioni e detengono gli stessi poteri, rimangono in carica per la stessa durata e i componenti di ciascuna Camera rappresentano la Nazione (art. 67 Cost.). La forma di governo parlamentare è nata dal ceppo della monarchia costituzionale, nella quale i poteri sovrani erano spartiti tra il Re e il Parlamento. Nell’esperienza europea è maturata però una idea diversa: il Capo dello Stato veniva erto a Garante della Costituzione, essendo così qualificato come neutrale perché slegato dalla politica dei partiti. Questi precedenti hanno influenzato l’evoluzione costituzionale del secondo dopoguerra.

In particolare, la dottrina costituzionalistica, nel ricostruire il ruolo del Presidente della Repubblica nel nostro sistema costituzionale, ha oscillato tra le attribuzioni di “organo di garanzia” (Galeotti) e “reggitore dello stato nelle fasi di crisi” (Esposito). La razionalizzazione del Parlamentarismo operata dalla Costituzione italiana ha previsto negli articoli 83 – 91 (titolo II, parte II dell’ordinamento giuridico) della Costituzione un Presidente della Repubblica, distinto e autonomo dal Governo, che è il “Capo dello Stato” (primo comma art. 87 Cost.). Egli rappresenta l’unità nazionale, oltre ad essere garante della Carta Costituzionale, ed è eletto dal Parlamento in seduta comune ai sensi dell’art.83 Cost.

Nessun suo atto è valido senza la firma dei ministri proponenti

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria per la Festa Nazionale della Repubblica, oggi 2 giugno 2020 (foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

La Costituzione stabilisce all’art. 89 che nessun atto del Presidente della Repubblica (eccettuati gli atti personalissimi, le esternazioni atipiche e gli atti compiuti come Presidente di organi collegiali) è valido senza la controfirma dei ministri proponenti, che se ne assumono la responsabilità: il PDR è irresponsabile politicamente (tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione). Occorre distinguere tre differenti categorie in merito agli atti emanati dal Presidente della Repubblica: gli atti “formalmente presidenziali e sostanzialmente governativi” (formalmente adottati dal Presidente e il cui contenuto è sostanzialmente deciso dal Governo) come l’emanazione dei decreti – legge e dei decreti legislativi, nonché dei regolamenti del Governo, l’adozione sotto forma di decreto presidenziale dei più rilevanti atti del Governo come la ratifica dei trattati internazionali, la possibilità di indire le elezioni delle nuove Camere, di conferire le onorificenze della Repubblica, di emanare il decreto di scioglimento dei Consigli regionali e la commutazione delle pene;

gli atti “formalmente e sostanzialmente presidenziali” (adottati formalmente dal Presidente e il cui contenuto è sostanzialmente deciso dallo stesso): gli atti di nomina, con i quali il Presidente può nominare cinque senatori a vita secondo l’art. 59 Cost., un terzo dei giudici costituzionali secondo l’articolo 135 Cost., può disporre il rinvio delle leggi, inviare messaggi presidenziali ed esternazioni atipiche; gli atti “complessi eguali” (formalmente adottati dal Presidente, il cui contenuto è deciso d’accordo tra lo stesso e il Governo): la nomina del Presidente del Consiglio dei ministri e lo scioglimento delle Camere (art. 88 Cost.). Inoltre, al Capo dello Stato è attribuita la presidenza del Consiglio supremo di difesa, disciplinato dal d.lgs. 66/2010, e la presidenza del Consiglio superiore della magistratura (art.87 Cost.).

In seguito alla sentenza della Corte costituzionale n.200/2006, la concessione di grazia è da ritenersi atto formalmente e sostanzialmente presidenziale.

Il ruolo nella formazione dei governi

Roma – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria, nella ricorrenza della Festa Nazionale della Repubblica, oggi 2 giugno 2020.. (Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

 Il Capo dello Stato riveste un ruolo essenziale nell’ambito della formazione dei Governi (art.92 Cost.). Questo ruolo varia a seconda degli equilibri del sistema politico. Innanzitutto, egli esprime delle considerazioni politiche e costituzionali nelle fasi di formazione di un nuovo governo: le consultazioni fra lo stesso e i partiti, il conferimento della carica di Presidente del Consiglio e la seguente nomina di quest’ultimo. Infatti, se la coalizione che deve governare si forma dopo le elezioni e i rapporti fra i partiti sono o possono diventare instabili (come avvenuto a seguito delle elezioni politiche del 2018, tra Lega e M5S), allora il Capo dello Stato deve prendere decisioni politiche fondamentali, come quelle sulla scelta del Presidente del Consiglio o sull’eventuale scioglimento del Parlamento; se invece i rapporti fra i partiti risultano stabili, il Presidente della Repubblica si limita, ad esempio, a garantire che i principi costituzionali non vengano violati dall’esecutivo (da sottolineare, in tal senso, la polemica emersa in seguito alla legittimità costituzionale dei “decreti sicurezza”).

Per la soluzione delle crisi di Governo, le opzioni che si prospettano di fronte al Capo dello Stato sono due: il potere di sciogliere anticipatamente le Camere, senza aspettare la fine naturale della legislatura (art.88 Cost.), e il potere di nomina del Presidente del Consiglio (art.92 Cost.). Attraverso l’esercizio di questi poteri, il Presidente può influenzare la soluzione della crisi.  In particolare, nella fase di crisi irreversibile di un governo uscente, al PDR è rimesso il compito di trovare una personalità che possa coalizzare una maggioranza “di unità” all’interno del Parlamento, alternativa alla precedente, per fronteggiare il periodo eccezionale precedente le nuove elezioni. In taluni di questi casi il PDR ha scelto personalità tecniche, che oltre ad avere la fiducia costituzionalmente necessaria godono anche dell’appoggio del Capo dello Stato. Ad esempio, il Governo del tecnico prof. Monti, economista e già Commissario europeo, ha segnato la fine della maggioranza a guida Berlusconi che nel 2008 aveva vinto le elezioni.

Questa scelta ha risposto all’esigenza di fronteggiare la crisi finanziaria che imperversava sullo Stato, con il Premier dimissionario Berlusconi che si recava dall’allora PDR Napolitano e si impegnava a far approvare la legge di stabilità, riscritta sulla base delle indicazioni europee, e a dimettersi subito dopo. Come già sottolineato in precedenza, il Presidente della Repubblica, al quale spetta il potere di nomina, è il tutore degli equilibri costituzionali anche e soprattutto nel corso della formazione di un nuovo Governo. Per esempio, nell’iter di formazione del Governo Conte I del 2018, nato dalla coalizione M5S – Lega, il Capo dello Stato Mattarella ha rifiutato la nomina a ministro dell’economia del prof. Paolo Savona: quest’ultimo aveva infatti dichiarato pubblicamente il suo consenso all’uscita dell’Italia dall’euro, entrando così in conflitto con i riferimenti costituzionali all’adempimento degli obblighi europei (artt. 81 e 117 Cost.) e mettendo potenzialmente a rischio la stabilità finanziaria del Paese. Il Presidente della Repubblica è estraneo al circuito dell’indirizzo politico di maggioranza, e può opporre un rifiuto quando una certa nomina potrebbe finire per mettere a rischio gli equilibri costituzionali di cui è il maggior custode. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Studente di Giurisprudenza all’Università Bocconi, alunno della Scuola di Politiche di Enrico Letta, gestore della comunicazione di Più Europa Milano.19 anni. Appassionato di lettura, diritto, politica e sport, sono arbitro di calcio per l’AIA.

Trending