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#EndSARS, la protesta dei giovani nigeriani

Le continue proteste contro gli abusi delle forze di polizia nigeriane sono arrivate all’attenzione del mondo grazie all’hashtag #EndSARS.

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I giovani nel mondo sono ancora protagonisti e cercano in ogni maniera di fare sentire la propria voce.
Le proteste contro gli abusi delle forze di polizia nigeriane sono arrivate all’attenzione del mondo tra il 9 e l’11 Ottobre 2020 grazie all’hashtag #EndSARS che su Twitter ha raggiunto più di 28 milioni di utenti. L’acronimo SARS sta per Special Anti-Robbery Squad ed è una sezione particolare della polizia nigeriana.


Ci spiegherà meglio di cosa si tratta e cos’è successo negli ultimi giorni Laura Udeba. Laura è una ragazza italo-nigeriana che ora vive a Londra. Laureata in Scienza politica e relazioni internazionali, è una project manager di eventi afrobeats nazionali ed internazionali. “Attraverso l’afrobeat e l’afro-culture, con i miei progetti cerco di imprimere la cultura nigeriana nella diaspora, di educare e di coinvolgere i giovani alla politica afroitaliana e nigeriana. Mi piace pensare che nulla è poco per abbattere il muro di diversità tra noi e la nostra amata madre terra Nigeria”.

  • Che cos’è SARS?

SARS è una divisione della polizia nigeriana, nata negli anni ‘90. Ha il compito, o meglio avrebbe, di proteggere i cittadini da crimini quali rapine, furti ed estorsioni.  

  • Quando sono cominciate le loro violazioni?

Negli anni la corruzione di questa divisione ha continuato a peggiorare. Per molto tempo il popolo ha richiesto una riforma di questa sezione, ma dopo ogni elezione il governo ne ha ignorato le lamentele. Diverse persone sono state vittime del loro abuso di potere e per anni i cittadini hanno imparato a conviverci. La corruzione costringe le persone a pagare per essere rilasciati dai loro controlli e arresti ingiustificati. L‘ abuso di potere si manifesta anche in maltrattamenti e violenze fisiche, lasciando le vittime in condizioni veramente disumane e gravi, talvolta arrivando anche all’omicidio.

  • Hanno un target preciso o agiscono in maniera indiscriminata?

Negli ultimi mesi, soprattutto durante questa pandemia, gli episodi di abuso di potere del SARS sono aumentati. Il target ricorrente sono diventati i giovani. In particolare quelli vestiti in un certo modo o che avevano un aspetto che facesse pensare che fossero dei “Yahoo boys and girls” (termine noto usato per descrivere persone che ingannano online per rubare soldi). Questo stereotipo è basato solo sull’aspetto fisico e materiale: che vestiti portano, che telefonini hanno o che macchine guidano. 

  • Parlaci della campagna #EndSARS

La campagna è iniziata dopo un video che è diventato virale sul web: a Lagos, di fronte ad un hotel, due uomini sono stati trascinati in piena notte da officiali SARS ed in seguito sparati per strada. Questo episodio ha acceso gli animi dei giovani cittadini nigeriani che per tanto tempo hanno atteso riforme e cambiamenti. In poche ore tramite l’hashtag, testimonianze video, interventi di artisti musicisti e influencer sono stati diffusi in rete e nelle città nigeriane sono cominciate le proteste. Inoltre, tramite i social media, principalmente Instagram e Twitter, i giovani manifestanti hanno chiesto l’aiuto ed invitato i nigeriani della diaspora ad unirsi al movimento.

  • Come ha risposto il Governo centrale? 

Inizialmente il Governo, forse nella convinzione che le acque si sarebbero calmate presto, ha semplicemente ascoltato la richiesta e il Presidente (Buhari nd), tramite dei tweets, ha risposto dicendo che il messaggio era arrivato e che avrebbe provveduto. L’iniziale immobilismo ha acceso ancora più rabbia nelle persone e il movimento quindi si è spinto oltre, raggiungendo l’attenzione di altri Stati soprattutto gli USA, che tramite online pressure hanno mostrato il loro supporto. Nel frattempo nelle strade si sono verificate violenze contro chi protestava.
Dopo una pressione proveniente dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, il Governo ha deciso di sciogliere la fascia SARS e di riformarla. La lotta non è però conclusa perché i giovani stanno ancora oggi spingendo per far sì che il Governo non oltrepassi, come le volte passate, questa riforma e che il Sistema SARS venga veramente cancellato.  

I cittadini hanno avanzato una contro-proposta con cinque punti principali: 

  1. Rilasciare tutti i manifestanti arrestati durante le proteste; 
  2. Giustizia per i morti e vittime dell’abuso di potere della polizia e supporto economico per le loro famiglie;
  3. La creazione di una nuova fascia che controlli e punisca ogni poliziotto accusato di abuso di potere o crimini; 
  4. Nella riforma della polizia, introdurre nuovi addestramenti e valutazioni psicologiche per tutti gli officiali SARS prima che vengano riassunti nella nuova formazione; 
  5. Un incremento del salario della polizia per evitare che la povertà porti a ricorrere ad atti corrotti e perché i poliziotti devono essere ben ricompensati per il servizio che rendono al popolo.
  • Pensi che nella diaspora nigeriana e africana in generale se ne sia parlato abbastanza?  

Penso che la situazione internazionale sia già molto favorevole grazie al movimento BLM. Quindi sì, la diaspora ha risposto in fretta al movimento secondo me, con proteste in strada, campagne social e, nel caso di Londra, marce pacifiche davanti all’Ambasciata nigeriana. Però ci tengo a fare un’osservazione. I paesi che hanno risposto velocemente a questo movimento e che hanno cercato di informare chi purtroppo non era al corrente di questa realtà, sono quelli che hanno maggiori rapporti con la Nigeria.

Questo è avvenuto grazie alle forti comunità nigeriane e grazie anche alla pop culture che ha creato relazioni per avere una rappresentanza nella diaspora. Purtroppo in paesi come l’Italia, nonostante la comunità nigeriana sia molto vasta, la struttura social non è molto attiva, e di conseguenza non si sa cosa succede o come informarsi. La diaspora dovrebbe informarsi di più e interessarsi di più alla politica e alle relazioni sociali del proprio paese di provenienza. 

  • Come pensi debba operare la diaspora nei confronti di campagne di sensibilizzazione nel continente d’origine?

Penso che la situazione attuale non sia totalmente colpa dei giovani che non vogliono prendere parte alle questioni politiche della terra d’origine, ma sia anche un problema di mancanza di informazione. Questa è una responsabilità che abbiamo tutti, ognuno di noi, cercare di fare la nostra parte nel piccolo e cercare di coinvolgere più persone possibili nella diaspora. Quindi anche produrre materiale che possa servire a informarsi. Il fatto che non viviamo in Nigeria non vuol dire che non abbiamo potere di contribuire.

Le proteste fatte negli ultimi giorni e la pressione fatta sui social media con post, storie e lives, hanno mostrato che esiste una maniera efficace per avere risultati e mettere il Governo sotto pressione a livello internazionale! Facendo vedere al mondo ciò che succede mette alle strette il Governo nigeriano che inevitabilmente si troverà costretto a rispondere ed agire. Quindi sicuramento penso che la diaspora debba in ogni modo possibile unirsi al movimento, lanciare campagne internazionali, raccogliere firme, e fare pressione attraverso i media, perché tutto questo ha un risultato sul Governo. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nata in provincia di Bologna l' 11/08/1997. Originaria della Repubblica Democratica del Congo e dello Zambia. Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Bologna. Nel 2018 ho lavorato in Parlamento Europeo a Bruxelles nell'intergruppo ARDI (Anti-Racism and Diversity Intergroup) dedicandomi al tema dell'Afrofobia in Europa. I miei articoli saranno dedicati alla Storia e alla Politica dei paesi africani, i rapporti tra l'Africa e l'Europa nel tempo e tutto ciò che riguarda gli afrodiscendenti nel mondo.

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