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Ambiente

Lo sconvolgente impatto dell’industria della carne sull’ambiente

Lo sapevate che l’industria dell’allevamento di bestiame è la prima causa del cambiamento climatico, della scarsità dell’acqua, della deforestazione e dell’estinzione di molte specie animali?

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Il cambiamento climatico è ormai un argomento caldo. Forse iniziamo a sentire un po’ tutti che qualcosa sta cambiando nel mondo e questo non va bene. Ci sentiamo in pericolo e vediamo lentamente (ma non così tanto) la Terra morire sotto i nostri occhi. Moltissime persone che prima non credevano al cambiamento climatico stanno iniziando a ricredersi e sempre più giovani sentono vicino questo argomento più di altri.

Tutti abbiamo sentito parlare degli incendi in California e in Australia, della morte della barriera corallina, dello scioglimento dei ghiacciai, della deforestazione e di tantissimi altri disastri naturali causati dall’attività dell’uomo. La maggior parte delle persone ritiene che l’emissione della Co2 e dei gas serra derivi soltanto dai trasporti e dalle fabbriche. Chiunque nel proprio piccolo provi a ridurre le emissioni e il proprio impatto ambientale inizia appunto a spostarsi sempre più a piedi o in bicicletta. Tende a non comprare più oggetti in plastica mono uso e a non sprecare l’acqua. Ma c’è un aspetto che molti non considerano: la carne.

L’industria dell’allevamento di bestiame è la prima causa del cambiamento climatico, della scarsità dell’acqua, della deforestazione e dell’estinzione di molte specie animali. Questa narrazione non viene quasi mai raccontata dai media e dai mezzi di informazione perché è purtroppo uno dei maggiori business al mondo. Non è più sostenibile.

Problemi legati all’allevamento: deforestazione, inquinamento e impatto sulle risorse idriche

Il water footprint della produzione di carne bovina in Italia si attesta a 11.500 litri di acqua per produrre 1 kg di carne (il 25% in meno rispetto ai 15.415 della media mondiale), e solo il 13% di questa viene effettivamente consumato. L’acqua viene consumata soprattutto nei sistemi di irrigazione del foraggio degli animali. Un terzo del suolo terrestre è utilizzato per gli allevamenti di bestiame e questi sono responsabili del 91% della deforestazione in Amazzonia. Ogni secondo viene distrutto un acro (circa 4000 m² di terra) per fare posto ai campi di soia per gli allevamenti di bestiame. Il 98% degli animali sulla terra è di proprietà dell’uomo e solo il 2% vive in libertà, e questo dato si riduce costantemente.

Un altro grande problema legato agli allevamenti è l’emissione di sostanze inquinanti. Un’analisi critica del rapporto della FAO ha concluso che il totale delle emissioni di gas serra attribuibili al settore zootecnico sarebbe maggiore del 18%. Rappresenta una quota pari o superiore al 51% delle emissioni totali. È stato stimato che in sistemi CAFO (sistemi di allevamento intensivo a ridotte emissioni di gas serra) la produzione di 225 g di carne di manzo produce emissioni CO2 equivalenti pari a quelle generate da un viaggio in auto di 15,8 km.

Nasce anche il problema dei residui zootecnici. Questo nasce insieme agli allevamenti “senza terra”. Nell’allevamento tradizionale, infatti, gli escrementi animali erano conglomerati con la paglia a formare il letame, utilizzato come fertilizzante. Con gli allevamenti “senza terra”, invece, sono aumentati i reflui allo stato liquido, definiti liquami, miscela di deiezioni animali e acqua di lavaggio. Questi non si prestano molto bene all’utilizzo per la fertirrigazione. Sono però altamente inquinanti, perché ricchi di azoto, fosforo e potassio.

Smaltire in maniera opportuna questi rifiuti non è semplice. Ciò rende possibile l’effettuazione di svuotamenti irregolari anche nei corsi d’acqua e sempre in momenti in cui è improbabile subire un controllo, oppure in occasione di piogge intense e durature. Il tutto con danni difficilmente quantificabili per l’ecosistema dei corsi d’acqua superficiali.

Pesca insostenibile

Nonostante spesso sia un fattore trascurato, anche il consumo degli animali marini incide in maniera significativa sull’equilibrio ambientale. La pesca marittima incontrollata è una delle prime cause di origine umana con un enorme impatto sugli ecosistemi del mondo. Dal 1950 al 2006 il 29% delle specie marine commerciali è collassata (ovvero ha subito una perdita del 90% o oltre). Il numero di zone di pesca giunte al collasso è cresciuto grandemente. Per il 2050 alcuni ricercatori hanno previsto un collasso definitivo di tutte le specie commerciali.

90 milioni di tonnellate di pesce sono pescate ogni giorno nel mondo. La pesca è responsabile del fenomeno delle catture accidentali, ovvero la cattura di esemplari marini non commerciabili che rimangono intrappolati nelle reti usate e poi scartati e gettati in mare morti. Inoltre le nuove tecniche di pesca con le enormi reti rovinano smuovono i fondali marini spesso lasciando senza habitat numerose specie marine.

Cosa possiamo fare?

Il consumo di carne è ormai insostenibile. Secondo alcune proiezioni delle Nazioni Unite, entro la metà del secolo il consumo globale di carne aumenterà del 76% . È difficile pensare come si riuscirà tra poco a soddisfare il bisogno di carne di quasi 10 miliardi di persone. Le risorse e i terreni si stanno esaurendo e a noi non resta molto tempo. Sappiamo che quasi un miliardo di persone muore di fame e che il 50% dei cereali viene coltivato per gli animali da allevamento, se si riducesse il consumo di carne si riuscirebbe almeno in ipotesi a sfamare più persone al mondo e a ridurre l’inquinamento.

La dieta vegana sarebbe una soluzione responsabile per risolvere in parte questi problemi, purtroppo è una scelta di vita molto complicata. Perciò per iniziare da subito ad essere più sostenibili basta essere consapevoli di quello che mangiamo e di quello che possiamo fare per il nostro Pianeta in modo tale da impedire qualcosa di irrimediabilmente irreversibile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nata a Siracusa il 23/08/1999. Attualmente iscritta alla facoltà di Economia a Padova. Non ho molto da dire su di me, mi interesso a moltissime cose, mi piace scrivere ed informarmi. Sono molto contenta di collaborare con i ragazzi de "la Politica del Popolo", spero davvero che questa esperienza possa migliorare me i le persone che seguono questo blog.

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