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Quante maschere indossi al giorno?

Le maschere che vengono indossate nascondono la sofferenza più intrinseca, sono una illusione mentale: dietro esse si cela l’infantilità.

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Personalità, in greco “phersu“, ovvero maschera. In questo mondo indossiamo mille maschere che crediamo ci rappresentino, ignorando la bellezza che ci può essere dietro di essa. Essendo cresciuti con una maschera sempre addosso quello che possiamo trovare dietro è unicamente la nostra bambina o bambino intrinsechi. Perché con le maschere addosso non si cresce, si ha solo l’idea, perché è finzione. L’unico momento in cui non abbiamo recitato è stato in età infantile dove le nostre vere pulsioni non erano meccanizzate dall’IO.

Spesso queste maschere vengono imposte inconsciamente dalla famiglia, dalla morale con cui siamo stati cresciuti. Quindi la nostra maschera ha l’illusione di crescere, non noi perché in realtà dietro si è ancora in età infantile, come si fa a crescere se non si ha la più pallida idea di chi si è? Oltre l’infantilità è presente un forte senso di svalutazione e insicurezza. Per esempio, indossando la classica maschera “dei bravi bambini” qualora qualcuno gratifica ciò, sta gratificando in realtà la tua maschera non la tua vera essenza, e questo inconsciamente provoca un forte senso di malessere. Quest’ultime vengono indossiamo in base agli eventi che ci capitano per nascondere la debolezza.

Pirandello arriva a concepire da qui una sorta di panismo con la natura, rinunciando al nostro “IO” per assomigliare a tutto ciò che incontra. Le maschere sono il prodotto della società e della sua moralità e bloccato il libero espandersi della vita e della crescita. Ma oltre alla manipolazione sociale è presente anche una manipolazione mentale sulla stabilità delle insicurezze più nascoste, molti ci convivono, ma guardarle è simbolo di coraggio. Ritornando la dottrina pirandeliana esse sono delle trappole al quale l’unica via di uscita è l’irrazionalità, allontanando il nostro “io”.

Dietro di esse c’è una manipolazione narcisistica, presentata con idali imposti. Per chi specialmente ha una profonda insicurezza, quest’ultimi portano all’accettazione da parti di terzi per quello che piace agli altri. Non valorizzando la vera essenza. Infatti Pirandello afferma che l’individuo è centomila perché esistono più personalità in base a quello che pensano gli altri e che mostriamo, siamo uno perché cerchiamo di essere uno, ma siamo nessuno perché la vita continua a fluire e l’individuo continua a cambiare.

Ma smettiamo di cambiare una volta trovato il vero sé che si nasconde dietro, e li scopriamo chi siamo davvero. Ponetevi la domanda chi sono io? Rispondere è una vera e propria responsabilità, non ché sintomo di maturità. Il “vitalismo” avviene ma solo finché camminiamo da una tappa all’altra, ma dopo essere arrivati alla meta il vitalismo avviene fuori perché non siamo più aggrappati a quello che ci succede, il caos non è più intrinseco ma esterno e la rinascita avviene staccandosi da questa trappola.

Le maschere inconsce ci aiutano a superare questo fluire continuo, un po come essere in balia degli eventi, ma dietro si resta bambini in eterno se non la si osserva e si toglie. Il meccanismo che si innesca è un meccanismo di difesa dove dietro sono presenti antiche ferite. Nel libro di Lise Bourbeaule 5 ferite e come guarirle” parla molto bene del riconoscimento al: rifiuto, abbandono, ingiustizia, umiliazione e tradimento. Alcune di queste appunto si celano dietro queste molteplici maschere. Quale di esse senti che ti appartiene?

Atteggiamenti disfunzionali, rigidi, falsi… in realtà appartengono a meccanismo di sofferenza che si vuole nascondere, si pensa che avere il controllo soffocando queste ferite, ma è una illusione perché solo riconoscendole e guarendole si diventa adulti centrati. Faticoso? Si molto ma non esiste rinascita senza fatica e dolore. La classica trappola è il raccontarsela, come sfuggire da ciò? Riconoscendolo e accettandolo nonostante un super ego pronto a massacrarci con tenacia, ma più esso è forte più spinge a riconoscere quanto siamo legati alla sedia infantile, per la zona confort che ci offre, ma è solo una illusione.

Essere o non esserequesto è il problema..” continuare a vivere nelle calamità dell’esistenza oppure andare incontro alla morte e abbandonarsi al nulla, all’ignoto?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono nata a Verona, il 7/10/2000. Ho sempre seguito il mio cuore, che mi ha portata a frequentare la facoltà di lettere.La vita mi ha messo davanti degli ostacoli, ma questo non mi ha di certo fermata a essere il cambiamento che voglio vedere nel mondo. Coltivo scrivendo la mia voglia di abbattere le mura di protezione, che le persone si creano per la paura di conoscere.

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