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Economia

La ripresa economica europea è solo un ricordo

Come il coronavirus ha ripreso a diffondersi rapidamente in tutto il continente, le speranze di una ripresa economica hanno iniziato ad affievolirsi, lasciando il posto a incertezze e paure.

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La speranza che l’Europa possa riprendersi, dalla catastrofe economica provocata dalla pandemia, si è affievolita con il rapido rialzo dei contagi che vede protagonista tutto il continente. Ne è un esempio l’economia britannica, che dopo la forte espansione estiva, è cresciuta molto meno del previsto ad agosto (solo il 2,1% rispetto a luglio), aumentando le preoccupazioni del governo. A inizio settimana anche la Francia, la seconda economia europea, ha abbassato le sue previsioni di espansione economica per gli ultimi tre mesi dell’anno, da un già scarso 1% a zero. L’agenzia nazionale di statistica ha quindi previsto che l’economia francese si contrarrà del 9% quest’anno.

La diminuzione delle aspettative economiche è una conseguenza diretta dell’allarme per la rinascita del virusSabato la Francia ha segnalato quasi 27.000 nuovi casi, un vero e proprio record. La nuova ondata di contagi ha spinto il presidente Emmanuel Macron ad annunciare nuove restrizioni, tra cui la chiusura di caffè e bar per almeno due mesi, per Parigi e le aree circostanti. Anche la Spagna deve fare i conti con il rialzo dei contagi: il governatore della banca centrale ha infatti avvertito che il forte rialzo della curva epidemiologica potrebbe costringere il governo a imporre restrizioni che produrrebbero una contrazione economica del 12,6% quest’anno.

In un suo resoconto anche la Banca Centrale Europea ha ribadito martedì che i 19 paesi della zona euro potrebbero non riprendersi dal disastro economico fino al 2022. In particolare i paesi che dipendono dal turismo saranno i più colpiti.

Le speranze estive sembrano quindi sempre più lontane. A luglio con i contagi in calo, le aperture e i molti europei pronti a partire per le vacanze estive, segni di risveglio apparivano abbondanti. Molte economie europee si sono infatti espanse notevolmente quando le persone erano ritornate a ripopolare i negozi, i ristoranti e le località turistiche. Gli economisti più ottimisti avevano iniziato a celebrare una cosiddetta ripresa a forma V, caratterizzata da un rimbalzo tanto imponente quanto il crollo che l’aveva preceduto.

Le speranze si erano poi rinforzate con l’arrivo di uno storico accordo stipato dall’Unione Europea, per la nascita di un Recovery Fund da 750 miliardi di euro, ottenuto mediante la vendita di obbligazioni garantite collettivamente da tutti i paesi membri. Questo accordo ha superato anni di resistenza da parte dei paesi dell’Europa settentrionale, avversi all’idea del debito comunitario, dimostrando dunque il raggiungimento di un nuovo livello di solidarietà comune.

In un rapporto di questa settimana l’Oxford Economics, un istituto di ricerca londinese, ha analizzato i dati di tutta la zona euro, rilevando che gran parte del miglioramento alla fine dell’estate si è originato dalla riapertura delle fabbriche. Affinché l’espansione si conservi, le persone devono continuare ad acquistare i prodotti che le fabbriche stanno realizzando. La disponibilità a spendere è tuttavia influenzata dalla fiducia delle persone. Se i cittadini si sentono impauriti ad uscire e temono di perdere il posto di lavoro, saranno meno propensi agli acquisti.

E infatti a settembre, quando i casi di coronavirus sono aumentati di nuovo, i consumi sono diminuiti. “Con la situazione sanitaria che difficilmente migliorerà nel breve termine, prevediamo che la ripresa economica rallenti nuovamente nelle prossime settimane“. Ha affermato Moritz Degler, un economista dell’Oxford Economics.

Un altro punto da tenere in considerazione è che il rallentamento economico si sta manifestando proprio mentre alcuni governi europei hanno iniziato a diminuire le somme straordinarie atte a proteggere i posti di lavoro, provocando ulteriori preoccupazioni per un aumento apparentemente inevitabile della disoccupazione. In Gran Bretagna, il governo guidato dal primo ministro Boris Johnson, aveva sovvenzionato con forza i salari delle imprese colpite dalla pandemia, con lo scopo di impedire ai datori di lavoro di licenziare i loro lavoratori. Il denaro pubblico allora copriva l’80% dei salari, mentre questo mese la percentuale è scesa al 60%.

Ma questo programma di sussidi, che è costato circa 39 miliardi di sterline (circa 43 miliardi di euro), scadrà alla fine del mese. Il sorvegliante delle finanze pubbliche, Rishi Sunak, ha infatti espresso preoccupazione per l’entità dei debiti emessi dalla Gran Bretagna per fronteggiare la crisi. Il governo coprirà solo il 22 per cento dei salari in futuro. I timori di una ricaduta economica in Gran Bretagna sono poi amplificati dalla possibilità che la nazione possa uscire dall’Unione Europea in assenza di un accordo che disciplini il futuro commercio tra i due blocchi. Ciò potrebbe causare un’ulteriore perdita di posti di lavoro, soprattutto nei porti.

Il primo ministro britannico, Boris Johnson

Dall’altra parte della Manica la ricaduta economica ha portato alla consapevolezza che il Recovery Fund non sarà erogato immediatamente, a causa di diversi ostacoli posti dai paesi membri, e ciò ha limitato di molto le prospettive economiche delle nazioni più colpite come Spagna e Italia. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, mercoledì ha annunciato un piano di spesa dal valore di 72 miliardi di euro, di cui i quattro quinti dovrebbero provenire dal fondo comunitario. Ma la Spagna dovrà aspettare quei soldi.

Il fondo infatti dovrebbe essere operativo entro gennaio, ma quasi certamente ci saranno alcuni ritardi dovuti alle discussioni tra i paesi membri sulle modalità di erogazione. In particolare si dovranno definire le regole volte a costringere l’Ungheria e la Polonia a rispettare le norme democratiche del blocco.

L’Italia conta di ricevere 209 miliardi di euro dal Recovery Fund, ma il governo si impegnerà anche a ridurre il suo debito pubblico, che alla fine dello scorso anno ha superato il 134% della produzione economica annuale. Questa austerità quasi certamente farà precipitare l’Italia in una recessione più lunga e profonda.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate e ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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