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La vignetta della settimana #3

Nulla da fare: Patrick Zaky resta in carcere. A lui è dedicata la nostra vignetta della settimana.

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Patrick George Zaki è il ventisettenne egiziano studente dell’Università Alma Mater di Bologna che il 7 febbraio 2020, di ritorno in Egitto per andare a trovare la sua famiglia, è stato arrestato all’aeroporto del Cairo. L’atto di colpa principale è quella di minare alla sicurezza dello stato egiziano, tra le accuse ci sono: fomentare le manifestazioni e il rovesciamento del governo, pubblicare notizie false sui social media minando l’ordine pubblico, promuovere l’uso della violenza e istigare al terrorismo.

Zaky difatti era attivo per i diritti della minoranze del paese, tra le quali i cristiani e la comunità LGBT. Dopo l’arrivo in aeroporto Patrick è scomparso per 24 ore e solo dopo ha ottenuto l’incontro col suo avvocato che ha dichiarato che il giovane è stato minacciato, picchiato e sottoposto a scariche elettriche.

Amnesty International ed Amnesty International Italia hanno agito tempestivamente riguardo alla vicenda aumentando l’attenzione nazionale (L’università e la comunità accademica hanno subito preso posizione) ed internazionale. In questi giorni infatti 55 democratici, con l’aggiunta del senatore indipendente Bernie Sanders, hanno firmato una lettera indirizzata ad Abdel Fattah al-Sisi dove si chiede di “rilasciare immediatamente e incondizionatamente i prigionieri di coscienza ingiustamente detenuti per aver esercitato i loro diritti fondamentali” con specifico riferimento a Patrick Zaky. Inoltre a livello Comunitario, una lettera sottoscritta da esponenti del gruppo dei socialisti e democratici (Sed) e dei verdi (Green/Efa), nonchè da uno dei vicepresidenti del parlamento europeo, Fabio Massimo Castaldo (per un totale di 222 parlamentari europei), ha chiesto la medesima cosa.

Tra i detenuti citati figura il nome di Zaky. Ancora una volta, però, il governo italiano non prende una posizione netta a livello internazionale, ma si accontenta di alcune dichiarazioni ininfluenti che, più che ad una totalità, appartengono ad un singolo.

Patrick George Zaky è in carcere da più di otto mesi ormai, con continui prolungamenti di 15 o 45 giorni senza una vera e propria udienza. È imprigionato – ed esposto maggiormente ai rischi della pandemia nelle sovraffolate carceri egiziane, problema evidenziato sia dall’ONU che dall’OMS – senza la possibilità di poter tornare ad essere uno studente e coltivare il suo futuro.

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