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Economia

Cina: l’unica economia che si riprende

Tutto il mondo sprofonda nella crisi ma il Pil della Cina invece continua a salire e non accenna a fermarsi. Secondo voi perchè?

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Il Pil cinese cresce del 4,9% nel terzo trimestre. Questo dato è decisamente degno di qualche breve riflessione. La Cina sembra voler far avverare la prospettiva del FMI (Fondo Monetario Internazionale) che aveva previsto il Paese asiatico come l’unico paese in crescita durante tutto il 2020 con un +1,9%.

Il Pil cinese è quindi in netta crescita, a differenza del Pil degli altri paesi. Tra gennaio e marzo, il Pil del Paese asiatico aveva subito una caduta del -6,8%, tra aprile-giugno è salito del 3,2% e tra luglio-settembre ha avuto un’importante crescita arrivando addirittura al 4,9%.

Risulta abbastanza scontato porsi delle domande su questa crescita importante del Pil cinese. Poiché la Cina rappresenta uno dei mercati mondiali più importanti per svariati prodotti e offre una manodopera a bassissimo costo, il Paese ha la possibilità di posizionarsi con un grande vantaggio sui mercati.

Inoltre, dobbiamo ricordarci che l’industria cinese possiede efficienza, efficacia e un’ottima struttura logistica.

Con l’arrivo della pandemia abbiamo compreso che tantissimi paesi dipendono in gran parte dalla Cina per determinate produzioni strategiche. Pensiamo solo alle forniture del mondo sanitario: ricordate quando a inizio pandemia ricercavamo disperatamente le mascherine e poi abbiamo scoperto che principalmente venivano prodotte proprio in Cina. Per non parlare del mercato tecnologico, è evidente che la Cina abbia un forte controllo anche in quel settore.

È fondamentale sottolineare il fatto che la Cina sia uno dei più grandi inquinatori in termini assoluti, con un’emissione di CO2 pari al 27% del TOTALE mondiale. Sicuramente una cifra che fa riflettere, soprattutto in una realtà mondiale dove si sta cercando sempre di più di sensibilizzare sul tema ambientale.

Altri dati che possono aiutarci a riflettere: la Cina oggi produce il 72% dei moduli per l’energia solare, il 45% delle turbine eoliche e il 69% delle batterie a ionio-litio. Settori estremamente importanti per il mercato e l’economia globale.  Come detto in precedenza, dobbiamo anche considerare il fatto che lo stipendio medio in Cina è nettamente competitivo sul mercato.

Nonostante questo sia un discorso poco umano e molto economico, dobbiamo ricordare che l’imprenditore spesso guarda al proprio portafoglio. Ora che è palesemente noto quanto il mondo sia dipendente, dal punto di vista economico, ma anche finanziario, dai colossi cinesi, quindi dovremmo chiederci se non è forse il caso di rivedere determinate strategie di commercio, incentivando la produzione locale e spostarsi sempre di più verso un’ottica protezionista?

Sicuramente non è scelta facile e immediata, ma può comunque essere un punto di partenza.

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Sono nata a Brescia il 1 gennaio 1998 e studio Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Bergamo. Ho una una forte passione per la politica e l’attualità la quale mi ha permesso di partecipare alla conduzione di una trasmissione radio e di creare il podcast “Pensa Liberamente” assieme allo staff della Politica del Popolo (insomma, avrete capito che parlo molto). Una delle mie sfide più importanti è quella di stimolare i giovani a ragionare e non permettere a nessuno di farlo per loro.

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