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Mino Raiola: da cameriere a Re Mida del calciomercato

La storia del Re incontrastato del mercato calcistico, iniziata in una cittadina olandese e terminata con un patrimonio da 600 milioni di euro.

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È universalmente noto il fatto che chi ottiene fama e successo attraverso vie non tradizionali venga accusato di aver semplicemente avuto fortuna, specie se non si conosce la storia che ha condotto il personaggio in questione all’apice della società.

Questo meccanismo di “pubblica discriminazione” comprende ogni settore della vita odierna, dalla moda allo sport. Per quanto riguarda quest’ultimo, quando nel calcio si avvicina la finestra di mercato, ogni team, giocatore e tifoso sa che arriverà a stravolgere gli equilibri il Re Mida dei talenti, colui che trasforma ogni contratto in una immensa fonte di guadagno, Mino Raiola.

L’infanzia tra Italia e Olanda

Classe 1967, Carmine Raiola nasce a Nocera Inferiore, in provincia da Salerno.  Il padre, meccanico, decide di andare a cercare fortuna ad Haarlem, in Olanda, solo un anno dopo la nascita del figlio. 

Qui “Mino”, come si è sempre fatto chiamare, frequenta il liceo classico locale e, dopo l’ottenimento del diploma, decide di iscriversi a giurisprudenza ma non si laureò mai. Il padre nel frattempo apre un ristorante che viene frequentato specialmente dagli imprenditori olandesi locali, dove Mino inizia solo quindicenne ad aiutare come cameriere.

Nonostante la sua giovane età, furono presto evidenti a tutti i clienti le sue naturali doti da comunicatore, tanto che ogni volta che qualcuno lo chiamava a un tavolo non era mai per ordinare qualcosa, ma per chiedergli di comunicare con le ditte italiane, vista la sua origine e le sue abilità.

Prime attività imprenditoriali 

A soli 17 anni, Mino Raiola apre la sua prima azienda, la Intermezza SPA, una società di intermediazioni costruita con l’obiettivo di soddisfare, finalmente in un luogo più consono, le continue richieste dei clienti imprenditori del ristorante di suo padre. Il ragazzo in questi anni matura grandiose capacità di trattare con uomini d’affari molto più esperti di lui, di risolvere tediose questioni burocratiche e soprattuto apprende l’arte di ottenere sempre una percentuale notevole da ogni transazione, abilità che non lo hanno mai abbandonato. 

Raiola si relaziona con i clienti stranieri nel modo migliore possibile: parlando la loro lingua. Questo talento lo ha condotto oggi a conoscere ben sette diverse lingue: italiano, inglese, tedesco, spagnolo, francese, portoghese e olandese.

I primi passi nel mondo del calcio 

Come quasi ogni ragazzino, Mino Raiola si iscrive alla squadra di calcio locale in giova età, l’Haarlem football club. Non appena adolescente, ma già mentalmente maturo, capisce che il calcio giocato non fa per lui e, sempre grazie al ristorante del padre, ha l’opportunità di scambiare qualche parola con il presidente della squadra per cui giocava. Questi, come con un colpo di fulmine, offre al giovane diciottenne italo-olandese un posto in società prima come responsabile del settore giovanile, poi come direttore tecnico. 

Il ragazzo inizia a farsi strada, il suo nome viene nominato sempre più spesso e, come oggi sappiamo benissimo, se Raiola ha un obiettivo in qualche modo lo raggiunge, non importa se in modo eticamente corretto oppure no.

Avvia i contatti con il sindacato dei calciatori olandesi, i cui interessi erano gestiti da anni da una azienda di proprietà di Coster Cor, suocero della leggenda Cruijff, non proprio uno qualunque da distruggere. Mino Raiola non si preoccupa assolutamente del nome di questi e, in pochissimo tempo, si ritrova tra le mani ogni giocatore con la divisa arancione. 

Il re dei procuratori 

Anni dopo ottiene il tesserino da agente FIFA e inizia a curare gli interessi dei singoli giocatori. Sin dal principio, il suo obiettivo era chiaro: far risparmiare le società nell’acquisto di un giocatore in cambio di un ingaggio molto più alto rispetto agli altri tesserati, ovviamente con una percentuale che finiva direttamente nelle sue tasche.

“I vecchi procuratori facevano gli interessi delle società, per me viene prima il calciatore”

Ogni suo assistito sa cosa aspettarsi da lui: i migliori contratti possibili, certamente i più ricchi, ma che non garantiscono quasi mai l’amore della tifoseria e i rapporti puri con le società. Una variante del do ut des firmata Mino Raiola. 

Il procuratore infatti non si è mai trattenuto dal sostenere la sua opinione, ha gentilmente consigliato a Pep Guardiola di andare in un certo psichiatrico e a Cruijff al diavolo e ha descritto la FIFA e la UEFA con queste parole:

“la FIFA e l’UEFA sono esattamente la stessa cosa, tutto tranne che sistemi trasparenti. Si potrebbe descriverle come organizzazioni mafiose che vogliono nascondere cose. Platini è un incompetente, fa cose solo a suo vantaggio e Blatter è un dittatore demente.”

Non si è ovviamente mai scusato, “esiste la libertà di espressione”.

I suoi assistiti, tutti pezzi da 90

I calciatori che sposano le sue ideologie, condividono quasi sempre lo spirito di Raiola: egocentrismo, talento, strafottenza, trasparenza. Di loro, il procuratore olandese spende solo ottime parole, alza il loro valore con splendide operazioni di marketing.

Li paragona tutti ad opere d’arte e, quando non è possibile, a grandi star hollywoodiane. 

Pogba, per quanto è prezioso e importante, è come un Salvador Dalì. Donnarumma lo paragono a un Modigliani, vale 170 milioni. Balotelli è come la Gioconda, non ha prezzo, e nessuna squadra italiana se lo può permettere. Zlatan somiglia a Brad Pitt quando interpreta Benjamin Button. Ha un’energia incredibile, migliora col tempo. 

Raiola e Ibra: un amore temibile

Il rapporto con Ibrahimovic è forse il più vero, sincero e duraturo nel tempo. Si amano, a volte si odiano, e si somigliano parecchio. 

I due si incontrarono nel 2003, quando il giocatore militava nell’Ajax e su di lui vi erano gli occhi di mezza Europa. Raiola si presentò al loro primo incontro in “jeans, maglietta della Nike e una pancia enorme”. 

“Dovrebbe essere un agente quella specie di gnomo ciccione?”

Il procuratore spiegò subito al ragazzo talentoso e arrogante che, nonostante il Rolex e la Porsche, per diventare il migliore del mondo, e di conseguenza il più ricco, doveva iniziare a segnare di più, e gli mise sotto il naso le statistiche di Vieri, Inzaghi e Trezeguet. Da quel giorno i due hanno sconvolto le migliori società del mondo e sono temuti da ogni direttore sportivo pronto a fare un’offerta al giocatore, il Milan conferma. 

Oggi Ibra descrive il suo procuratore con toni molto più pacati e gentili. 

“È un meraviglioso ciccione idiota”

Non me ne voglia il Dio Zlatan, ma considerata la storia di Raiola e il suo  patrimonio da più di 600 milioni di euro, è tutto fuorché un idiota. 

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Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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