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Il mondo sportivo dilettantistico merita più chiarezza

Lo sport dilettantistico purtroppo è a rischio: le scuole calcio non chiuderanno ma secondo le misure vigenti 600 mila ragazzi non potranno giocare a calcio.

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Le società dilettantistiche, non solo quelle che operano nel calcio, sono sottoposte a rigidi protocolli per il contenimento dell’epidemia, che hanno comportato sacrifici economici consistenti. A ricordarlo è il presidente della LND e vice presidente FIGC Sibilia. Dopo un braccio di ferro col governo, il nuovo decreto: restano aperte palestre, piscine e centri sportivi, stop alle partite dei giovani. Niente calcetto tra amici e niente gare delle varie polisportive: nelle palestre, gli allenamenti di karate, judo, ma anche basket o volley proseguono senza contatti.


Il ministro Spadafora non voleva arrendersi alla linea Franceschini-Speranza, quella più aspra per la sospensione totale dello sport dilettantistico. Alla fine ha ottenuto un’apertura parziale, che consente alle scuole calcio di non chiudere, ma impedirà a 600 mila ragazzi di giocare a calcio: potranno farlo logicamente (logicamente!) al parco, fuori da regole e da controlli, aumentando semmai i rischi…
Il problema è stato anche di ordine comunicativo: nessuno aveva chiarissimo cosa intendesse il presidente del consiglio Conte quando parlava di stop alle competizioni dello “sport di base” per le discipline di contatto, nella sua conferenza stampa di presentazione dell’ultimo DPCM. Perciò forse il ministro Spadafora ha deciso di utilizzare la propria pagina Facebook: per chiarire il senso di un decreto che non ha soddisfatto la Lega Nazionale Dilettanti del calcio, ad esempio.

Ma di cui il ministro si dice molto soddisfatto: “Proseguono partite e gare sportive dilettantistiche a livello regionale e nazionale, mentre per il livello provinciale, società e associazioni sportive ed enti di promozione proseguiranno gli allenamenti degli sport di squadra ma solo in forma individuale, come le squadre di Serie A all’inizio della fase due“, il chiarimento di Spadafora. Insomma, proseguono i campionati nazionali (ad esempio, la Serie D del calcio) e quelli regionali (eccellenza, promozione, prima categoria, restano dubbi interpretativi sulla seconda categoria: cosa cambi da seconda a terza categoria resta un mistero!). Invece i ragazzi che giocano nelle giovanili dovranno fermarsi. E anche circoli, palestre e centri sportivi, pur restando aperti, subiranno cambiamenti, visto che lo sport amatoriale “di contatto” (si contano 102 discipline) saluta almeno per un mese.

E per chi in palestra svolge(va) attività sportiva, niente più combattimenti di karate o judo, niente allenamenti col pallone per basket o pallavolo, niente nuoto sincronizzato in gruppo, niente pallanuoto, solo per citare alcuni esempi, visto che sono tutte discipline ritenute “di contatto”. I corsi continueranno, ma solo con allenamenti “individuali”, a distanza, senza contatti tra gli atleti. Viene garantita dunque la possibilità per queste strutture di rimanere in attività, ma ad una ferrea condizione: hanno a disposizione una settimana di tempo per adeguare eventualmente i protocolli e assicurare il rispetto delle norme di sicurezza, qualora non vengano già rispettate. Chi non lo farà entro i prossimi 7 giorni rischia seriamente la chiusura. Certo, come si farà a stabilire se tutti questi siti rispettino tutto è ancora un mistero: d’altronde ci siamo abituati…

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Studente di Giurisprudenza all’Università Bocconi, alunno della Scuola di Politiche di Enrico Letta, gestore della comunicazione di Più Europa Milano.19 anni. Appassionato di lettura, diritto, politica e sport, sono arbitro di calcio per l’AIA.

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