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Cittadini

La vignetta della settimana #4

E’ ormai arrivata la seconda ondata e nonostante i vari proclami, ci siamo di nuovo trovati impreparati ad affrontarla. Nuovo lockdown all’orizzonte?

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Di giorno in giorno la situazione sta precipitando verso una seconda ondata, come già non potevamo che aspettarci, sia per le previsioni scientifiche che per l’andamento dell’Europa, questa volta colpita in anticipo rispetto a noi. Tutti, con diverse modalità ovviamente, sono stati colpiti dalle situazioni dei mesi scorsi e soprattutto durante i mesi del lockdown. Adesso la proiezione verso nuove restrizioni – da oggi già in vigore – scalda i diversi animi del nostro paese. Innanzitutto bisogna affermare che non potevamo, e lo siamo in buona parte, farci trovare impreparati come durante la prima ondata.

Migliaia di persone con attività tra le più disparate hanno provveduto a normalizzarle con divisori in plexiglass, rifornimenti di guanti, mascherine, gel, riduzione di posti in teatri, cinema, ristoranti, bar. Palestre e piscine hanno inoltre creato metodi di affluenza controllata per evitare assembramenti, aumentato esponenzialmente igienizzazioni e controlli. Insomma la società civile nel suo complesso ha cercato di modificare il vivere quotidiano per un futuro di convivenza con il Coronavirus che, però, adesso, viene negato o fortemente limitato.

Tante forze sociali adesso convergono verso un unico obbiettivo. Dapprima citerei le due più inutili ed insignificanti: i negazionisti, convinti di essere in un Truman Show dei “poteri forti”, e gli estremisti, soprattutto di destra, incattiviti per loro “natura”. Il guaio è che spesso le due cose si mischiano. Oltre a questi, protagonisti delle violenze di questi giorni, ci sono altre persone che si sono fatte sentire in modo pacifico. Dapprima i commercianti e ristoratori, tra i settori più colpiti, ma era solo il 10 ottobre quando 500 bauli vuoti occuparono piazza Duomo a Milano per la protesta dei lavoratori dello spettacolo.

I lavoratori dell’ambito culturale (teatri, concerti, biblioteche, musei..) e del turismo sono infatti nuovamente fermi e costretti a sperare in qualche sussidio (magari anche più puntuale rispetto ai precedenti). A questo si aggiungono i giovani, dai precari agli studenti in difficoltà con la didattica a distanza, dagli universitari (completamente abbandonati, si pensi solo al problema dei fuorisede) ai ricercatori.


Tutti abbiamo sbagliato, dare la colpa solo a qualcuno sarebbe inopportuno. Il Governo non può gestire tutto, le istituzioni locali si sono fatte forse meno carico della questione di quanto gli sarebbe spettato: prefetture, sindaci, dirigenti, amministratori, aziende di servizi pubblici non hanno apparentemente sfruttato abbastanza questi mesi, sperando al miracolo. Noi, d’altro canto, abbiamo fatto mesi abbassando la guardia, credendo ai titoli dove si diceva che il virus fosse morto.
Ognuno sembra aver – e probabilmente ha – perso qualcosa, ma la vittima effettiva è l’Italia, il nostro paese rischia di crollare in preda ad egoismi, atteggiamenti accusatori, menefreghismo e ricerche di complotti internazionali.

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