Connect with us

Sport

Juan Romàn Riquelme: Il predestinato

C’è una sola persona che i tifosi del Boca preferiscono a Maradona e Tevez, e quella è Riquelme: l’ultimo, grande, romantico Numero Diez.

Published

on

“Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio”

Diceva il saggio Josè Mourinho, e tra tutti i tuoi estremismi questo mette tutti d’accordo. Definire il calcio un semplice sport è un’eresia in tutto il mondo, ma se parliamo di Sudamerica l’eresia diviene vera e propria bestialità. 

Questa storia ha luogo in Argentina, dove i bambini crescono a pane e calcio, venerando Dio e Maradona. Il nostro protagonista sarà lui, Juan Roman Riquelme, per il suo popolo l’ultimo, grande, romantico Numero Diez.

Il contesto storico

(AP Photo/Eduardo Di Baia)

L’Argentina in quegli anni era devastata dalla dittatura che iniziò con il golpe militare del 1976 e terminò dopo sette lunghissimi anni, nel 1983. Nell’estate del 1978 si sono svolti quelli che sono passati alla storia come “i Campionati del Mondo della vergogna e del disonore”, un evento sportivo fittizio e illusorio che aveva come unico obiettivo quello di coprire il terrore e il sangue che i militari spargevano tra le vie di un paese devastato. Tra violazioni dei diritti, innumerevoli morti e i desaparecidos, ogni partecipante di quell’evento sportivo ricorda quei giorni con un mix di angoscia e tormento. 

La Selección, con una serie di episodi arbitrali favorevoli e “aiutini” vari, arriva fino alla finale dove il 25 giugno si gioca la conquista del tetto del mondo contro l’Olanda del genio Cruijff. 24 ore prima del fischio di inizio nell’ospedale di San Fernando, quartiere di Buenos Aires a pochi chilometri dallo stadio, viene alla luce una piccola creatura a cui i genitori danno il nome di Juan Romàn, il predestinato. 

Gli esordi 

Romàn è il primo di undici fratelli, cresce in una famiglia umile e parecchio amante del calcio, quasi una regola da quelle parti.  Quando il piccolo ha soli sei anni, nell’intervallo di una partita del padre, inizia a giocare con la palla tra i piedi e a comporre una magia che non passa inosservata. Nei giorni seguenti infatti un dirigente di una squadra locale bussa alla porta dei Riquelme offrendo al giovanissimo talento un posto in squadra. 

Negli anni a seguire Romàn passa da un piccolo club all’altro, facendosi conoscere e facendo ammirare il suo talento, spesso contestato per via del suo esile fisico e della sua modesta altezza. Il ragazzo è tanto talentoso quanto riservato e introverso, al punto da meritarsi l’appellativo “El Mudo”, il muto.

Boca Juniors 

A seguito di una breve gavetta in club di provincia, approda nelle giovanili dell’Argentinos Juniors, dove ottiene risultati incredibili e diviene immediatamente oggetto di desiderio delle due grandi di Buenos Aires, in perenne combutta tra loro: Boca Juniors da una parte e River Plate dall’altra.

Juan Romàn cresce, come tutti i suoi amici, con un unico mito, un solo obiettivo da raggiungere: la maglia numero 10 del Boca di Diego Armando Maradona. Per questo, davanti al bivio, la scelta non può che ricadere sul club gialloblu.  Il giovane trequartista impiega una stagione a conquistare il posto da titolare poi, complice il cambio di allenatore e la vittoria del Mondiale Under-20 in estate, diviene fondamentale per le manovre offensive del club argentino. 

Il passaggio del testimone 

Il 25 ottobre 1997 allo stadio Monumental, ha luogo il Superclasico, il derby più sentito del mondo. Per i padroni di casa, con la camiseta numero diez, è in campo il più grande di tutti, Diego Maradona.  Nel secondo tempo uno stadio commosso si unisce nell’ultimo saluto al Pibe de Oro, che esce per l’ultima volta dal campo da gioco lasciando il posto al giocatore con la numero 20, Juan Romàn Riquelme, il predestinato, ancora una volta.

Nella vita di Riquelme tutto sembra programmato, la giovane promessa che raccoglie l’eredità del migliore di sempre, se la carica in spalla, entra in campo e dimostra perchè è l’unico in grado di sostituire la divinità Maradona: nel giro di pochi minuti dal suo ingresso, il Boca ribalta e vince la partita 2-1. Pochi secondi per entrare per sempre nella storia. 

La definitiva consacrazione 

Con Carlos Bianchi in panchina, Riquelme ottiene le chiavi della squadra e veste da subito quella che era la 10 del suo idolo. Il nuovo eroe della tifoseria danza sul pallone con un’eleganza sopraffina, ubriaca gli avversari e guida i compagni alla vittoria. Dopo sette stagioni e diverse Coppa Libertadores vinte, arriva il momento di sbarcare alla conquista del calcio europeo. 

Nel 2002 approda al Barcellona di Van Gaal, con Mourinho assistente e Guardiola “praticante”. L’amore con l’allenatore non sboccia mai e, dopo alcune prestazioni deludenti, arriva al Villareal. Rispetto alla grande metropoli da cui viene, la cittadina spagnola appare piccola e silenziosa, eppure perfetta per il calciatore. Riquelme guida il Villareal negli anni migliori della sua storia, raggiungendo anche una strabiliante semifinale di Champions League. 

Il ritorno a casa

Chi cresce, matura e si forma nel calcio argentino, per quanto quello europeo possa essere di alto livello, vuole sempre tornare a casa, Carlos Tevez docet. Nel 2007 l’eroe torna nella sua Itaca, dove ad aspettarlo ci sono tifosi in visibilio e Riquelme riparte così come aveva lasciato: trascinatore, incantatore, vincitore. 

In un sondaggio recente, i tifosi gialloblu sono stati chiamati a scegliere il giocatore che più li rappresentasse, e tra Diego Maradona, Carlos Tevez e compagni hanno scelto proprio lui: El Mudo Romàn Riquelme, segno di un amore destinato a non finire mai. 

La carriera dell’ultimo, grande, commovente Numero Diez nasce il giorno della sua nascita, in contemporanea con la finale del Mondiale, e non terminerà mai.

Predestinato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trending