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Cultura

“Dear Bettino…”, Sigonella 35 anni dopo

“Non volarono parole grosse, semmai parole ferme” queste furono le parole dell’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi per descrivere una vicenda intricatissima che portò allo scontro diplomatico il nostro Paese e la prima potenza mondiale. Nella notte tra il 10 e l’11 ottobre del 1985, l’Italia ha vissuto uno dei più alti momenti nella storia della sua politica estera. L’Italia quella notte fu davvero un Paese Sovrano.

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La prima metà degli anni 80 per l’Italia può essere rappresentata come un giro sulle montagne russe. Si cercava di uscire faticosamente dai terribili anni di piombo, densi di morti e misteri (che tutt’ora permangono), intrisi in un clima surreale di totale insicurezza. La strategia della tensione aveva caratterizzato per un decennio le vite degli italiani, iniziando con un golpe fallito e concludendosi con la strage della stazione di Bologna nel 1980. Nel mezzo Brigate Rosse, Moro, Italicus, austerity per crisi energetica del 79 e tanti, troppi morti.

Si cercò di chiudere questa pagina grigia della nostra Repubblica, incentivando i consumi. Erano gli anni in cui iniziava a costruirsi l’immagine di quella Milano che poi sboccerà definitivamente nella seconda metà degli anni 80 come Milano da bere, quintessenza dell’opulenza. E mentre si assisteva allo spopolamento dei paninari, Drive In entrava prepotentemente nelle case degli italiani e i Duran Duran dominavano la scena mondiale. I coloratissimi anni 80 coniugati al consumismo sfrenato. Eppure ,c’era sempre quel sottofondo di amaro: la scoperta della Loggia P2, la scomparsa di Emanuela Orlandi, la tragica e precoce morte di Enrico Berlinguer.

Mentre accadeva tutto questo a capo del governo c’era Bettino Craxi

1985 Venezia – Bettino Craxi

A capo del Governo nel 1985 c’è Bettino Craxi, eletto due anni prima e primo Presidente del Consiglio di sinistra dell’Italia repubblicana, segretario del Partito Socialista Italiano. Pupillo di Nenni, Craxi si conquistò il vertice del PSI da un lato grazie al suo carattere deciso unito ad una capacità innata nello risolvere rapidamente anche i problemi più complessi; dall’altro grazie alle sue idee di ammodernamento del Paese che passavano anche dal riconoscimento internazionale dell’Italia come superpotenza in termini economici e sociali.

Il clima è quello di un possibile boom economico, una sorta di anni 60 2.0, tant’è che l’economia gira e gli stipendi medi aumentano. E si va in vacanza anche ad ottobre, magari in crociera.

L’Achille Lauro e quelle 400 persone prese in ostaggio

Una di queste navi da crociera è l’Achille Lauro, rinominata così proprio dall’omonimo armatore che l’aveva acquistata anni prima. L’Achille Lauro il 7 ottobre si trova al largo dell’Egitto ed è diretta verso Israele, quando improvvisamente si avvertono dei colpi di fucile. 4 dirottatori palestinesi si impossessano in breve della nave e richiedono la liberazione di 50 connazionali palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane. Queste prima informazioni giungono dal governo egiziano, che nel frattempo era riuscito a mettersi in contatto con i dirottatori dopo il mayday lanciato dalla nave. L’allora ministro degli Esteri, Giulio Andreotti, telefona ad Arafat (allora a capo dell’OLP) che si dichiara estraneo, così come l’intera organizzazione. E quindi chi ha ufficialmente in ostaggio 400 persone? Il Fronte Popolare per la liberazione della Palestina, una frangia estremista dell’OLP avversa ad Arafat.

La situazione appare subito molto grave e Craxi con Andreotti e Spadolini (ministro della Difesa) si riuniscono per scegliere la strategia da perseguire per porre fine al dirottamento e salvare tutte le persone a bordo della nave. Sembra di intravedere la luce in fondo al tunnel quando nella notte Arafat informa Craxi di aver inviato due mediatori per aiutare il governo egiziano a trattare con i dirottatori: Hani El Hassan e Abu Abbas. E sarà proprio quest’ultimo a far precipitare la situazione. Infatti, si scoprirà che c’è proprio Abu Abbas dietro l’intera operazione: inizialmente non era previsto il sequestro della nave, bensì una azione militare una volta giunti al porto di Ashdod in Israele.

L’Achille Lauro, nel frattempo, entra in acque siriane (non a caso, visto che il FLP era sotto l’ala protettiva della Siria). Andreotti non può più trattare con l’aiuto di Mubarak e quindi si affretta nel contattare Assad (padre dell’attuale Presidente della Siria), che inizialmente non si trova. Dopo qualche ora, Andreotti lo rintraccia in Germania e vince le resistenze del presidente siriano, restio nei primi momenti ad entrare in questa spinosa vicenda, convincendolo a prendere parte alle trattative di mediazione.

La contrattazione tra Italia, Stati Uniti e terroristi

Assad offre la soluzione: attracco a Tartus autorizzato solo a condizione dell’apertura di un negoziato diretto tra il governo italiano, gli Stati Uniti e i terroristi; Craxi è d’accordo, Reagan per bocca di Rabb (ambasciatore americano in Italia) no. La trattativa salta, Assad nega l’attracco in Siria e la situazione a bordo precipita. I sequestratori minacciano di uccidere un passeggero ogni tre minuti, iniziando dai cittadini di nazionalità americana, se non si giungerà ad un compromesso. Qui entra in scena prepotentemente Abu Abbas che, atterrato al Cairo, si mette subito in contatto con i sequestratori e li convince a invertire immediatamente la rotta per tornare nelle acque egiziane; nella fattispecie a Porto Said, dove tutto è iniziato.

Le condizioni sono poche e chiare: trattate bene i passeggeri e l’equipaggio, NON uccidete nessuno, arrendetevi e avrete un salvacondotto cioè una via fuga in un paese arabo. Il comandante della nave, Gerardo De Rosa, conferma che a bordo stanno tutti bene e che i sequestratori si sono comportati benissimo con tutti. Dopo questa comunicazione, l’ambasciatore italiano al Cairo, Giovanni Migliuolo, firma il salvacondotto. L’Achille Lauro torna a Porto Said il 9 ottobre e la nave nel pomeriggio è libera, con i sequestratori che vengono prelevati.

Gli Stati Uniti, nel frattempo, prendono posizione ufficialmente non appoggiando la mediazione ottenuta dal governo italiano e fanno riferimento a voci provenienti dalla nave di un presunto morto. Craxi vuole vederci chiaro invia Migliuolo a bordo della nave con funzionari egiziani per interrogare De Rosa e l’equipaggio. Migliuolo scopre che De Rosa per quieto vivere e per proteggere tutti gli ostaggi, aveva mentito sulla situazione a bordo per far ottenere il salvacondotto ai sequestratori palestinesi e terminare quell’incubo. Infatti, mentre l’Achille Lauro era ferma in acque siriane, i sequestratori, inviperiti per l’atteggiamento statunitense, decisero prima di dividere gli ostaggi per nazionalità e poi di uccidere Leon Klinghoffer un pensionato ebreo statunitense.

Entra in gioco Michael Ledeen

Craxi apprende la notizia e dispone immediatamente l’estradizione per i quattro palestinesi, autori di un omicidio pesantissimo, con l’intenzione di processarli in Italia. La conferma ufficiale arriva nella serata del 10 ottobre. Mubarak, asserendo in conferenza stampa che non sapesse del morto a bordo, dà il via libera a far partire un Boeing 737 Egyptair diretto in Tunisia con a bordo i quattro sequestratori, i due mediatori (uno dei due è Abu Abbas) e alcuni funzionari dei servizi segreti egiziani.  Non appena l’aereo si alza in volo, informatori israeliani avvertono gli Stati Uniti. Il governo americano contatta immediatamente la Tunisia e la Grecia, chiedendo di non autorizzare l’atterraggio del Boeing.

Contemporaneamente quattro F-14 americani vennero inviati per intercettare l’aereo e dirottarlo. Venne scelta come base di atterraggio la base Nato di Sigonella, in Sicilia. Solo dopo aver dirottato l’aereo e in direzione Sicilia, il governo americano contatta Craxi e lo decide di fare per tramite di Michael Ledeen, consulente della CIA e del SISMI. La figura di Ledeen è piuttosto controversa e meritevole di una puntata di Blu Notte di Carlo Lucarelli. Forse proprio per questo motivo Craxi non accetta di parlargli, non riconoscendolo come interlocutore istituzionale (del resto avrebbero potuto chiamarlo Rebb o lo stesso Reagan).

In seguito a minacce all’assistente di Craxi, Ledeen riesci a parlare con il Presidente del Consiglio socialista. Alla domanda sul perché atterrare proprio in Italia, Leeden risponde con un emblematico “«per il vostro clima perfetto, la vostra favolosa cucina e le tradizioni culturali che la Sicilia può offrire”. A questo punto Craxi autorizza l’atterraggio e chiama Sigonella, chiedendo una protezione militare per l’aereo in arrivo.  Gli americani volevano cercare di far atterrare il Boeing nella settore americano dell’aerostazione, invece dalla torre di controllo fu imposto di parcheggiare il velivolo nella zona italiana e di proteggerlo con carabinieri e VAM (Vigilanza Aeronautica Militare). Come mai questa scelta da parte della torre di controllo, che era all’oscuro dei passeggeri del Boeing?

La notte di Sigonella

Perché gli aerei previsti erano cinque (il civile e i quattro F-14 americani), gli aerei in arrivo erano sette. Infatti, vennero coperte le tracce di due C-141 che arrivarono a fari spenti. Ci siamo, è la mezzanotte tra il 10 e l’11 ottobre. La notte di Sigonella. Appena l’aereo si ferma, carabinieri e VAM lo circondano imbracciando le armi. Dai due C-141 escono gli incursori della Delta Force americana e circondando, anche loro armati, i carabinieri e i VAM. Ormai la situazione è chiara: Reagan vuole far prelevare i quattro sequestratori e Abu Abbas per portarli in America e processarli lì. Le luci della pista si spengono, la tensione è altissima.

Il comandante dell’aeroporto militare siciliano, Ercolano Annichiarico, dispone un altro cordone di carabinieri intorno agli incursori americani e ordina di puntare le armi. Non credo ci sia nessuno di noi che si sarebbe voluto trovare lì in questo momento. La posizione del Governo italiano è chiara: l’organizzazione palestinese si è macchiata di crimini sulla Achille Lauro e quindi sul suolo italiano, devono essere processati in Italia. Se gli incursori della Delta Force decidessero di sparare, verrebbero fucilati seduta stante dal terzo cordolo, composto dai carabinieri. Le pressioni statunitensi sono enormi, vorrebbero l’estradizione immediata.

Ma Craxi non demorde e Reagan, parecchio infastidito, lo chiama nel cuore della notte.  Bettino rimane fermo sulle sue posizioni e difende il rispetto delle norme di diritto internazionale. Alle 5:30, dopo l’arrivo a Sigonella su ordine di Craxi di altri Carabinieri, i militari statunitensi si ritirarono dal piazzale est dell’aeroporto. I quattro dirottatori vengono fatti scendere e rinchiusi nel carcere di Siracusa. Ora tutta l’attenzione è focalizzata sul pezzo grosso della vicenda: Abu Abbas. Si aggiunge anche Mubarak alla lista di persone che vuole mettere le mani su Abbas, insieme ai suoi funzionari dei servizi segreti, motivando così la sua posizione: non ci sono evidenze che pongano Abbas a capo dell’azione criminale e quindi risulta ufficialmente un mediatore ospite del governo egiziano. Per forzare il Presidente egiziano decide di non liberare gli ostaggi a bordo della Achille Lauro.

Il tentativo americano a Ciampino

Craxi decide di spostare il 747 a Ciampino, per consentire di effettuare ulteriori verifiche sui due funzionari palestinesi Abbas e Hassan. Capendo che gli americani si sarebbero opposti in tutti i modi al decollo, fa affiancare al Boeing 747 quattro F-104 italiani. Ed ebbe ragione, perché in volo due F-14 americani cercarono, ancora una volta, di dirottare l’aereo senza riuscirci e litigando in volo via radio con i nostri piloti. A Ciampino c’è un ultimo tentativo americano: con la scusa di un guasto tecnico, un aereo americano atterra e si mette di traverso sulla pista, bloccando di fatto l’aereo con dentro Abu Abbas per impedirgli un ulteriore decollo. A bordo dell’aereo americano ci sono componenti della Delta Force e il comandante Steiner, lo stesso che aveva dirottato il 747 con i C-141. Dopo la minaccia di rimuovere l’aereo con un bulldozer, gli americani desistono e si spostano.

Per evitare che gli americani mettano le mani sui passeggeri dell’aereo, si crea una sinergia con Mubarak e l’OLP e si inganna sia l’amministrazione Reagan che Spadolini (filoamericano). Abbas, verso il quale non c’erano sufficienti prove per procedere all’arresto secondo il governo italiano (le ulteriori prove sulla sua colpevolezza raccolte dai servizi segreti israeliani non vennero consegnate al SISMI nemmeno durante la fase più acuta della crisi diplomatica), non verrà mai fatto scendere dall’aereo, sarà travestito e sarà imbarcato per un volo verso Belgrado. Spadolini, nel frattempo, si reca da Andreotti per sapere dove sia Abbas, non ricevendo risposta. Quasi in contemporanea l’ambasciatore Rebb chiede, su pressioni di Reagan, di trattenere Abbas con ogni mezzo. Ma ormai è troppo tardi.

La crisi di governo e la difesa di Craxi

Gli americani non la prenderanno con filosofia, tant’è che Ledeen (sempre lui) propone di ritirare Rebb in segno di protesta. Come in segno di protesta, Spadolini decide di dimettersi con gli altri ministri repubblicani per aprire una crisi di Governo. Si creò una spaccatura nel Governo tra filo-palestinesi e filo-israeliani, che si riversò anche in Parlamento.

Craxi difese il suo operato con fermezza, ricordando la piena disponibilità ad intervenire con la forza sulla Achille Lauro visto che era territorio italiano. Non avrebbe in quel caso disdegnato il supporto americano, ma rivendicava il diritto dei nostri militari ad intervenire per un crimine commesso sul nostro suolo. Inoltre, ricordò come avesse concesso di far atterrare il 747 egiziano a Sigonella scortato dagli americani, pur di assicurare alla giustizia i sequestratori palestinesi. Dopo le verifiche della magistratura di Siracusa, l’aereo fu dichiarato pronto per il decollo verso Ciampino ad esclusione dei quattro dirottatori.

Se fossero state fornite prove concrete dall’ambasciatore Rabb, Abbas sarebbe stato trattenuto, ma furono giudicate insufficienti. Craxi rimarcò le basi giuridiche e politiche che lo portarono a prendere questa scelta, ponendo l’accento sul modo in cui gli americani cercarono di trattarci. Persino il PCI, all’opposizione, plaudì l’operato del Governo. Il 6 novembre Craxi ottenne la fiducia alla Camera dei Deputati, dopo un lungo discorso di risposta alle accuse dove difese la legittimità della lotta armata da parte dell’OLP e denunciò un doppiopesismo nella questione Israele-Palestina riguardo l’uso della forza; riconosceva ma non giustificava la lotta armata in sé perché avrebbe portato solo a morti innocenti e prediligeva una soluzione pacifica con la restituzione delle terre da parte degli israeliani; ma non contestava la legittimità della lotta palestinese.

Con Nilde Iotti che cercava di riportare la calma, il leader socialista espresse un forte paragone tra Mazzini e OLP: anche Mazzini, che si struggeva per l’unità, progettava assassini politici “e contestare ad un movimento che voglia liberare il proprio Paese da una occupazione straniera la legittimità dell’uso delle armi, significa andare contro le leggi della storia”

Il processo nei confronti dei sequestratori si è poi svolto a Genova e ha visto quattro condanne: due ergastoli, una per 30 anni e una per 17.

Per Abbas la situazione cambiò quando arrivarono gli incartamenti con tutto il materiale incriminante raccolto dagli israeliani, che ne accertava la colpevolezza e il ruolo attivo o di mandante in numerosi attentati; fu condannato all’ergastolo in contumacia. Fu catturato dagli incursori americani nel 2003 a Baghdad, e morì in carcere l’anno dopo. Questa storia si conclude con l’incipit di una lettera, che riappianò le divergenze. La lettera che Reagan scrisse a Craxi per invitarlo A New York. Dear Bettino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nella vita ho abbracciato il masochismo: socialista e tifoso del Bari. Precario a tempo pieno; ho scelto di rimanere al Sud (con tutte le difficoltá che ne conseguono), perché credo fortemente nella rinascita meridionale. Appassionato di politica fin da piccolo, cercherò di affrontare le disuguaglianze sociali trasversalmente parlando di welfare, lavoro, infrastrutture, giovani. “Il socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro”

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