Connect with us

Cronaca

Pronto, parlo con la sanità pubblica…?

Questo articolo vuole essere un grido di protesta di quelle famiglie che in questi mesi stanno lottando con un sistema di gestione dell’emergenza covid inefficiente e, soprattutto, inesistente. Le famiglie sono abbandonate a se stesse in una quarantena fin troppo silenziosa e interminabile. Il popolo chiede un maggiore coordinamento e una più efficiente assistenza.

Published

on

Dopo un’estate spensierata – e perché no, anche sconsiderata – rieccoci al punto di partenza, in bilico tra una realtà infetta e l’incubo del lockdown imminente. Il numero dei contagi sale inesorabilmente e si diffonde a macchia d’olio in tutte 20 le Regioni senza risparmiare nessuno. Il virus non è più circoscritto in un unico territorio ma si moltiplica all’impazzata su tutto lo stivale arrivando a colpire in modo incisivo anche le isole maggiori.

Tralasciando le informazioni riguardanti il Covid, che oramai tutti noi pienamente conosciamo, più che perdere il gusto e l’olfatto abbiamo decisamente perso la pazienza. In questi giorni ho ricevuto dei messaggi disperati di numerose famiglie sarde afflitte da una situazione di abbandono ormai insostenibile. Il girone infernale inizia un po’ per caso, quando un ragazzino dopo alcuni giorni di assenza da scuola, per rientrare in aula, decide di fare il tampone in una struttura privata e, inaspettatamente, l’esito risulta essere positivo. Dopo lo sgomento, il terrore e il panico iniziale che inonda la famiglia, tutti i congiunti – tranne la madre e il fratello – si recano nella stessa struttura privata e si sottopongono al tampone che, fortunatamente, risulta negativo.

Sicché la famiglia si divide e gestisce gli spazi al meglio per affrontare le successive settimane in isolamento completo.

Il padre di questi ragazzi si isola nella sua azienda agricola e ogni giorno svolge i lavori che quotidianamente vengono suddivisi su tre persone. Le conseguenze drammatiche sono inevitabili. L’uomo subisce un incidente nel luogo di lavoro e, dopo una serata al pronto soccorso, è costretto a tornare a casa e a scegliere se tornare a lavorare nell’azienda oppure abbandonare tutto e stare in casa.

Nonostante i molteplici richiami l’ATS non risponde, e la famiglia in isolamento, si trova in una situazione di stallo e di abbandono snervante. Ora, questa che vi ho raccontato è solo una delle tante realtà drammatiche del momento. Vi sono famiglie con componenti che presentano sintomi preoccupanti aspettando l’ATS che prima promette di recarsi nell’abitazione entro dieci giorni e poi non si fa più sentire, vi sono studenti di intere classi prenotati per il tampone che poi viene inspiegabilmente disdetto. In altre parole, la realtà è molto più drammatica rispetto a quella riportata nei bollettini quotidiani.

Nessun tampone, nessuna comunicazione, nessuna linea d’intervento né di tracciamento. In Sardegna se sei positivo o sei semplicemente entrato a contatto con un positivo sei completamente solo. Il telefono squilla inesorabilmente ma nessuno risponde e le famiglie sono costrette a vivere questa situazione, già di per se incontenibile, nell’angoscia dell’abbandono e dell’incognita.

La gestione del Covid nella regione è precaria. Vi sussiste la completa mancanza di un coordinamento a causa dell’assenza di un personale competente nell’organizzazione dell’emergenza sanitaria. Questo determina una disorganizzazione generale che si riversa sulle persone che rimangono abbandonate a se stesse e non sanno se effettivamente hanno la patologia, rischiando in questo modo di trasmetterla in un ciclo senza fine.

La protesta dei medici e degli infermieri è dunque giustificata dal fatto che sono governati da chi non ha alcuna capacità, competenza per farlo. Non hanno una linea organizzativa da seguire e devono agire secondo la loro coscienza e professionalità. Ciò che al momento stupisce è che se prenoti una visita in privato potrai ricevere il servizio richiesto nell’immediato, altrimenti vieni prenotato per il 2022, se sei fortunato. A Nuoro, tra l’altro, la macchina che processa i tamponi non funziona più e, invece di utilizzare quella nuova di zecca presente a Olbia e imballata da Giugno, si rimane senza uno strumento così rilevante in questo periodo drammatico di emergenza.

Gli effetti dell’incompetenza

Purtroppo, l’incompetenza si è manifestata ancor di più in questa occasione in quanto sono state scaricate una serie di responsabilità su persone che non hanno nessuna capacità di gestire una simile situazione epidemiologica. L’assessore della sanità dopo aver annunciato “che tutto andava bene nel nostro sistema sanitario” è sparito; non c’è la minima traccia di un coordinamento regionale per la gestione dell’emergenza; il virologo per la Sardegna si è volatilizzato insieme all’assessore qui sopra citato e, infine, il Presidente della Regione annuncia un DPCM la mattina e lo rinnega la sera. Insomma, abbiamo un gruppo di figure istituzionali che, nei fatti, è pressoché inesistente.

In una situazione seria come quella che stiamo vivendo, con persone in quarantena senza aver fatto il tampone, con positivi abbandonati da settimane, con persone decedute a causa di questa patologia, noi restiamo soli, lasciati in balia di una corrente confusionale che colpisce anche la psiche delle persone.

Questo articolo vuole essere un grido di protesta contro un sistema che non funziona; vuole sollecitare le coscienze di quelle figure istituzionali che non hanno il coraggio di prendere decisioni che riguardano l’organizzazione di questa emergenza; vuole riportare la voce di tutte quelle famiglie rinchiuse, anche per mesi, senza alcuna informazione che può essere per loro anche un conforto utile per gestire la loro quarantena.

Con la consapevolezza dell’eccezionalità della situazione che stiamo vivendo il popolo sardo grida tutto il suo sdegno per questa condizione incommentabile che sta vivendo e chiede chiarezza, competenza e un sistema di coordinamento adeguato che garantisca il tracciamento di un virus che ormai, nel territorio, è fuori controllo.

La prossima volta che sentite un telefono squillare non rifiutate la chiamata, dietro quella cornetta c’è una famiglia in seria difficoltà. E se avete la compiacenza di rispondere ricordatevi sempre che l’educazione è l’unica arma vincente, anche, e soprattutto, in queste situazioni fuori dal normale.

Dal popolo è tutto.

Stefania

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

Trending