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L'Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna

DDL ZAN: un cammino lungo 30 anni

Stamattina è stato approvato il ddl Zan. Ma quando è iniziato tutto? Cos’è successo alla Camera in questi giorni?

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Leggo queste parole sullo schermo mentre scorre la diretta della Camera e non capisco subito. Nonostante i giorni passati a seguire gli sviluppi di questa legge. Nonostante le ore seduta ad ascoltare ogni singolo politico dell’opposizione che negava la necessità di questa legge. Nonostante le interviste fatte ai politici che l’hanno sostenuta, creata e la stanno portando avanti.

La prima reazione è stata questa: incredulità. 

Sono passati 34 anni da quando Franco Grillini presentò il primo disegno di legge contro l’omolesbobitransfobia in Italia.

Se ne sono succeduti altri, altri governi, altri relatori, altri disegni di legge. 

Addirittura è passata quella sulle unioni civili, monca, ma passata. 

Ma la legge contro l’omolesbobitransfobia no. 

Per questo quando leggo “Approvato. Favorevoli 230. Contrari 193” ho bisogno di qualche secondo per capire che davvero questa volta abbiamo passato il primo scoglio per una legge contro la discriminazione.

Abbiamo, sì. Perché ci siamo tutti e tutte dentro. Riguarda noi, ma anche chi verrà dopo di noi. Lo sa bene anche l’opposizione che dalle sue file dice immediatamente “È la prima legge che aboliremo appena saliremo al governo”. Lo sanno bene che cosa significhi questa legge, anche se per tutto il dibattito parlamentare hanno fatto finta di non capire, distorcendo strumentalmente il dialogo in slogan come “pulizia e polizia del pensiero”, “limite alla libertà di opinione”, “legge bavaglio”. Una nenia incessante, virulenta, che ha la sua rappresentazione più grottesca e disturbante quando pochi secondi prima si imbavagliano, facendo sospendere la seduta per qualche minuto.

Dovremmo riguardarle tutti e tutte queste giornate alla Camera di discussione del ddl Zan. Ne abbiamo bisogno per capire quanto è stato difficile arrivare a quest’approvazione. Il deputato Alessandro Zan ha avuto il merito di saper dirigere le votazioni senza cadere mai vittima dell’ostruzionismo dell’opposizione, con una capacità da direttore d’orchestra. Anche nei momenti più difficili in cui è stato affermato che la giornata contro l’omolesbobitransfobia nelle scuole primarie era “pedofilia”, non ha mai ceduto alle provocazioni, ma ha guardanto fisso alla meta come un rugbista che sa di avere sulle spalle il punto decisivo della partita e deve correre, correre e basta, scartando tutti per arrivare al touchdown, alla vittoria. 

Il merito però va anche alla maggioranza. Un governo su cui nessuno avrebbe scommesso un euro quando si è formato, che invece ha saputo reggere a tutte le votazioni segrete che sono state fatte. Ha saputo reggere nel suo essere composito, multicolore, ricco di anime e sensibilità diverse. Se quando fu approvata la legge Cirinnà al Movimento 5 Stelle si addebita il vulnus della stepchild adoption, qui non solo sono stati compatti, ma hanno difeso a gran voce la legge, nonostante le provocazioni che l’opposizione ha fatto (l’evocazione dello spettro di Bibbiano fra i tanti). 

È stato un cammino lungo, difficile e pieno di insidie. Non solo per la vastità di emendamenti contrari che sono stati contrapposti ad ogni singolo articolo della legge (eterofobia, pedofilia, intersessualità, utero in affitto e chi più ne ha più ne metta). La maggioranza ha tenuto duro  perfino quando sono stati toccati temi molto delicati: la genitorialità, il bullismo, la tutela dell’infanzia, la disabilità, la libertà di opinione e religiosa. 

Ogni affondo dell’opposizione è stato seguito da un voto favorevole della maggioranza. Ineccepibile. 

Non è stato facile nemmeno guardarlo questo circo delle opposizioni pretestuoso e misogino. Ci sarebbe da fare un’analisi linguistica e psicologica delle parole che sono state utilizzate. Basterebbe solo ascoltare la violenza verbale con la quale sono state aggredite le colleghe dell’opposizione che hanno sostenuto il ddl Zan: Stefania Prestigiacomo, Renata Polverini e la bravissima Giusi Bartolozzi, che quando ha osato ricordare al collega Alessandro Pagano (Lega) che aveva presentato degli emendamenti che equiparavano il ddl Zan alla pedofilia, si è sentita insultare come al derby Roma – Lazio. Spesso più che alla Camera dei Deputati ci si sentiva dentro un’arena, da casa. Figuriamoci essendo presenti lì. Figuriamoci vivendo da donne quegli insulti, quelle urla dei propri compagni di fazione politica. Hanno dato una grande lezione di coraggio e dignità queste deputate.

Nessuna persona, non solo LGBTQIA+, ma anche semplicemente a suo agio con il popolo arcobaleno e le donne, avrebbe potuto assistere ai dibattiti parlamentari senza provare mal di pancia e senso di profonda tristezza. Ogni persona dovrebbe riguardare quelle registrazioni per capire di cosa si sta davvero dibattendo. 

Se questa è stata l’avventura del ddl Zan alla Camera, al Senato sarà peggio, perché la maggioranza ha numeri inferiori. Sarà una lotta all’ultimo voto che tutti e tutte noi abbiamo il dovere morale, etico e sociale di sostenere. Perché un mondo migliore inizia nella piena accettazione e tutela di tutte le diversità. 

Il cammino è a metà, tocca a noi continuare a percorrerlo insieme come comunità

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Una nuova collaborazione a tinte arcobaleno della Politica Del Popolo, direttamente dal suo blog omonimo: l’Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna. Una rubrica lgbtq sulla realtà contemporanea.

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