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Politica

Marattin (IV): “Sul Mes poca chiarezza, vi spiego perché”

Marattin, presentatore del documento “Mes subito”, ha chiarito la situazione dei fondi europei e che investimento rappresenterebbero.

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Negli scorsi giorni abbiamo intervistato Luigi Marattin, Onorevole di Italia Viva e Presidente della Commissione Finanza della Camera. I giorni che viviamo sono caratterizzati da una gravissima crisi sanitaria ed economica, al punto che le scorse settimane sono state contraddistinte da importanti manifestazioni di piazza. Marattin, presentatore del documento dell’Intergruppo parlamentare “Mes subito” sottoscritto da 133 deputati e senatori di tutti i gruppi tranne Leu, FdI e Lega, ha fatto chiarezza però sulla situazione dei finanziamenti europei e sulla prospettiva di investimento che questi soldi avrebbero potuto rappresentare.

  • Recovery fund e recovery plan. E’ previsto che questi fondi siano investiti su sei cluster: Digitale, infrastrutture, decarbonizzazione, istruzione, inclusione sociale e territoriale, e salute. A che punto è la redazione di questo fondo?

La redazione di questo piano procede a rilento, sarebbe dovuta essere pubblicata entro il 15 ottobre le linee di guida rafforzate con più dettagli sulle sei aree di intervento citate, ma questo non è ancora avvenuto. Quello che sta avvenendo in questi giorni con la seconda ondata pandemica è, naturalmente, più che sufficiente a capire il ritardo. E’ altresì vero che la realizzazione di questo piano è stata confinata all’interno del CIAE (Comitato Interministeriale per gli Affari Europei), senza un vero confronto di maggioranza e con documenti secretati. Come giusto che sia.

  • E’ una grande occasione per il paese la possibilità di utilizzare questi fondi

Si, forse l’ultima. Sarebbe opportuno un coinvolgimento un pochino maggiore e nonostante capisca bene quello che sta accadendo in questi giorni e la priorità da garantire all’attualità, la redazione di un buon recovery plan è una priorità per tutti i cittadini italiani.  

Ursula von der Leyen
  • Come funziona l’assegnazione di questi fondi?

Il progetto si chiama next generation Ue, al suo interno ci sono vari fondi e quello più grande è il Recvery fund. Funziona con una parte di contributi a fondo perduto che per l’Italia sono circa 80 miliardi, soldi che il bilancio comunitario prende a debito e che tutti insieme come Unione Europea nel corso dei prossimi trent’anni ripagheremo.

  • E invece per quanto riguarda i prestiti?

C’è la possibilità di avere fino a 127 miliardi di prestiti che l’Europa ci fa a tassi quasi pari zero. Lo abbiamo visto con la prima obbligazione azionaria inerente il progetto Sure, sostanzialmente uguale al Mes. L’Ue ha è riuscito a finanziarlo a tassi negativi, e quindi con molte probabilità questi soldi che restituiremo avranno tasso 0 o quasi simili. Ma deve essere ben chiaro che dovranno essere restituiti.

  • Mes e Sure sono quindi la stessa cosa?

Sono entrambi prestiti, e funzionano allo stesso modo. Lo Sure lo abbiamo preso, 10 miliardi ci sono già arrivati, e il Mes per qualche strana ragione è fermo su un dibattito surreale.

Il Premier Giuseppe Conte
  • Il Mes svincolerebbe il recovery fund dagli investimenti sulla sanità, rappresentando un fondo dedicato?

Si, l’unica condizionalità del Mes imposta dalla linea pandemic crises support è che i soldi devono essere impiegati per spese sanitarie legate all’emergenza covid. Quindi libereremmo le risorse del Recovery fund per investimento su altro. Il paradosso, è che il Recovery fund ha molteplicità condizionalità che invece non sono di competenze del Mes.

  • Perché nessuno ha preso il Mes?

Quest’anno noi abbiamo speso 100miliardi in deficit, esattamente come sarebbe deficit l’applicazione del Mes e come deficit è lo Sure. La differenza, con gli altri, è che il nostro deficit costa di più. Noi ci finanziamo circa allo 0.8%, mentre i fondi dei progetti europei sono a 0% o addirittura negativi. E’ esattamente il contrario rispetto a quello che ha detto il Presidente del Consiglio lo scorso 18 ottobre: le tasse si aumentano se decido di finanziarmi con una cosa che costa più di zero. Gli altri paesi europei hanno una differenza tra il loro costo di finanziamento e il Mes che economicamente non gli conviene, per noi è invece conveniente.

Foto di Alessandro Castaldi
  • E’ bastata che Renzi alzasse la mano per interrogare gli alleati di governo, ed ecco il caos interno alla maggioranza. Come si fa politica in questo paese?

E’ il riflesso di un paese che da trent’anni non adegua la sua struttura ai tempi che cambiano. Noi dividiamo la storia repubblicana nel secondo dopoguerra, fino alla caduta del muro, ed oltre. Nella prima parte il mondo era diverso, per ogni aspetto. La situazione del nostro paese, la geopolitica comunitaria, il rapporto tra mondo occidentale ed arabo. Le istituzioni repubblicane nacquero in questo panorama, e il sistema politico italiano doveva essere bloccato.

  • Poi la caduta del muro…

Esatto, e da lì in poi tutto cambia. L’Italia perde la centralità che aveva, non era più terreno di scontro tra i due mondi e a quel punto bisognava decidere di essere una democrazia decidente. E non lo abbiamo fatto. Non abbiamo scelto un sistema elettorale che permettesse agli italiani la sera del voto di scoprire chi avesse vinto.

  • La vostra proposta del sindaco d’Italia?

Esatto. Noi per trent’anni non abbiamo scelto, utilizzando sempre sistemi misti. Un po’ maggioritario e un po’ proporzionale o viceversa, perché non abbiamo mai deciso quale tipo di democrazia saremmo voluti essere. Non stati fatti i cambiamenti costituzionali conseguenti a quella scelta.

  • Voi che sistema vorreste?

Noi vorremmo il sistema dei sindaci e dei governatori di regione, identico. Non capisco perché non si possa avere a livello nazionale. Ma se questo non si potesse avere, altro sistema è quello proporzionale puro, come nella prima repubblica ma in un contesto diverso. Io personalmente preferisco l’altro, ma almeno questo è un modello di repubblica. Con la sfiducia costruttiva e monocameralismo. Noi da trent’anni abbiamo governi raccogliticci, nessuno si deve stupire delle frizioni interne alla maggioranza. Sono sempre successe, Prodi-Bertinotti, Fini-Berlusconi, Lega-Cinque Stelle, ed oggi gli ex alleati di governo della Lega sono alleati con i peggiori nemici delle Lega ma con lo stesso presidente del consiglio. Sono cose strane per chi ci guarda da fuori.

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