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Mondo

La vignetta della settimana #6

Crescono le proteste nel mondo e le piazze che nonostante il covid, continuano a riempiersi in difesa della democrazia e dei diritti civili.

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La centralità delle piazze e del popolo nelle scelte politiche torna evidente in questo periodo. Tra gli altri:

In Polonia, dove le decine di migliaia di donne, attraverso le proteste ininterrotte dal giorno della decisione della corte costituzionale di dichiarare illegale l’aborto anche in caso di malformazioni o malattie del feto, hanno portato il governo a ritirare la legge in vista di “alternative” che l’esecutivo sta analizzando.

In Bielorussia, dove le presidenziali del 9 agosto 2020 hanno visto Aleksandr Lukashenko vincere, ma accusato di brogli elettorali, le manifestazioni di piazza sono sempre scenario di violenza e repressione: il primo novembre a Minsk si è sparato per disperdere i manifestanti.

In Cile, con il movimento noto come “estallido social” che ha occupato le piazze nel 2019 e che ha portato al Referendum costituzionale. Il 25 ottobre 2020 infatti con ampia maggioranza i cittadini hanno scelto di far stendere una nuova costituzione da un’assemblea votata dal popolo, quindi, si spera, con grande partecipazione sociale.

In America con il movimento Black Lives Matter, che proprio in questi giorni sembra aver ottenuto una piccola boccata d’ossigeno, con le nuove presidenziali. Inoltre nelle recentissime elezioni per il congresso si sono riconfermare le quattro ragazze della “Squad”: Alexandria Ocasio-Cortez, Ilhan Omar, Ayanna Pressley e Rashida Tlaib che costituiscono l’ala più progressista del partito.

Ad Hong Kong, con le proteste per mantenere l’indipendenza dalla Cina. Il 28 maggio 2020, in risposta alle proteste che durano da mesi ormai, Pechino annuncia l’introduzione di una legge “sulla sicurezza nazionale”, in grado di estendere a Hong Kong i poteri concessi alle forze di polizia cinesi, che ha portato a centinaia di arresti.

In Nigeria, dal 2017 la gente ha deciso di non rimanere più indifferente alla violenza della Special anti-robbery Squad (Sars), una diatriba riapertasi il 3 ottobre 2020 quando un nuovo caso di omicidio da parte della Sars ha fatto il giro del paese facendo ricominciare le proteste nella capitale con la richiesta dello smantellamento dell’unità speciale.

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