Connect with us

Cittadini

L’abuso del “politically correct”

Giorno dopo giorno il “politically correct” prende sempre più piede, ma una sua ostentazione può rivelarsi una pericolosa arma a doppio taglio.

Published

on

Che cos’è il “politically correct”? – Per “politically correct” (in italiano “politicamente corretto”) s’intende un comportamento sociale che pone una particolare attenzione al rispetto verso le persone e che evita di offendere alcuni categorie di persone. Un comportamento, per essere considerato “politicamente corretto, dev’essere libero, nella forma e nella sostanza, da ogni pregiudizio razziale, etnico, religioso, di genere, di età, di orientamento sessuale, o relativo a disabilità fisiche o psichiche della persona.

Da quando è in voga, il “politically correct” ha spinto le persone a pesare le parole e a cambiare alcuni vocaboli, in quanto offensivi. Al giorno d’oggi, ad esempio, dire “handicappato” o “minorato” invece di “diversamente abile” oppure “zingaro” o “nomade” al posto di “rom” è considerato “politically uncorrect” (in italiano “politicamente scorretto”).

L’uso del “politically correct” – Dopo la morte di George Floyd e le manifestazioni Black Lives Matter, più che un uso del “politically correct”, si può parlare di un suo abuso. Da quel 25 Maggio 2020 (data dell’assassinio di George Floyd) il politicamente corretto ha varcato il suo limite, come un fiume in piena con il suo argine. Dopo quel “I can’t breath”, tante persone, come la rivolta del ’68, hanno condannato personaggi storici come Colombo, autori di spessore come Dante Alighieri o alcuni capolavori della Walt Disney, perché simboli di un’epoca con un’ideologia non più condivisa.

E’ triste da dire, ma al giorno d’oggi abbattere, decapitare o sfregiare la statua di Cristoforo Colombo non è più una scoop e, anzi, è quasi di moda, specialmente in America. Il navigatore genovese, scoprendo l’America nel lontano 1492, non solo ha cambiato le sorti di un Paese, ma ha determinato il corso della storia. Per capire quanto è stata importante la scoperta di Colombo, basta pensare che il 1492 è una data spartiacque, tanto da essere considerata come l’inizio, secondo la maggior parte della storia, dell’età moderna. Ma cosa importa tutto questo? Cristoforo Colombo è il colonizzatore che, al suo arrivo in America, ha reso schiave le popolazione natie e compiuto diverse violenze. Oggi, quando si parla di Colombo, senti questo. Con questa frase non prendo le difese del comportamento barbaro di Colombo, ma sostengo che, come ogni personaggio storico, la sua figura non può essere letta con il pensiero moderno.

Se giudicassimo l’etica di ogni personaggio storico, quanti sarebbero “politically correct”? Compiere razzie alla statua di Colombo non può essere una soluzione, perché non combatte il razzismo o la schiavitù del mondo. Se gli americani, come dicono, sono stanchi di vivere in un Paese che celebra personaggi che hanno reso schiavi i loro antenati e che hanno compiuto violenze su di loro, è giusto che vengano abbattute, decapitate o sfregiate anche le statue di presidenti come Washington e Jefferson, anche loro proprietari di schiavi e con una concezione di diritti umani da rivedere. Se “dura lex sed lex” (“dura legge ma legge” in italiano), il giudizio non cambia in base alla nazionalità dei personaggi storici.

Una statua di Cristoforo Colombo abbattuta negli Stati Uniti d’America

L’abuso del “politically correct” ha spinto anche Valentina Sereni, la consulente speciale in materie etico-educative presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, a considerare i contenuti della Divina Commedia razzisti e a proporre la rimozione dlla Divina Commedia tra i programmi di studio. Abusando del “politically correct”, si può considerare quest’opera razzista per la posizione di condanna morale e spirituale assunta da Dante, come scrittore cristiano, verso il Giudaismo, l’Islam e l’omosessualità.

Come detto prima, non si può leggere il passato con il pensiero moderno anche perché i contenuti dell’opera sono determinati dal suo contesto storico ed il giudizio della Divina Commedia deve prendere in considerazione il suo giudizio storico. Detto questo, il linguaggio di Dante è molto simbolico e, come tale, non può essere letto, ma interpretato. Per poter capire il perché le accuse di Valentina Sereni sia infondate, serve capire come Dante intendeva il Cristianesimo. Il Cristianesimo di Dante non è dualismo e lui non crede al male assoluto, perciò per lui il male è una maschera del bene. Questo comporta che all’interno della Divina Commedia non viene mai condannato l’uomo, ma solo i suoi comportamenti errati.

Specificato questo, Dante non può essere antisemita, perché il canto VII del Paradiso evidenzia come la scelta ebraica del volere la morte di Cristo sia una colpa felice e fortunata (felix culpa), una colpa provvidenziale, e, tramite questa, è distribuita il dono della Vita Eterna all’umano, attraverso il miracolo estremo del Cristo risorto. Anche considerare Dante come islamofobo è errato, perché, come si può evincere dalle descrizioni di Avicenna, Averroè e Saladino, il sommo poeta rispetta la cultura islamica, anche se la considera come un’arrogante eresia scismatica. Questa affermazione non può essere considerata un’accusa alla religione cristiana, sia perché credere nel Cristianesimo del Basso Medioevo ti spinge a vederla così, e sia perché molti islamisti, come Dante, credono che Muhammed abbia avuto un’originaria formazione evangelica e che abbia in seguito fomentato uno scisma. Per smentire l’accusa di omofobia verso Dante basta leggere il canto XXVI del Purgatorio, dove si parla di “spiriti amanti contro natura omosessuali e zooerasti” che, al pari, dei compagni eterosessuali, si preparano ad entrare il Paradiso, occupando così la posizione morale più alta.

Dante Alighieri e la Divina Commedia

Come se criticare Colombo e Dante fosse poco, i fanatici del “politically correct” hanno considerato alcune scene di “Dumbo”, “Il libro della giungla” e “Lilli e il vagabondo” razziste e irrispettose. A causa di queste condanne, da poco tempo appare questa frase come apertura dei film razzisti ed irrispettosi della Walt Disney: “Questo programma include rappresentazioni negative e/o maltrattamenti di persone o culture. Questi stereotipi erano sbagliati allora e sono sbagliati adesso. Piuttosto che rimuovere questo contenuto, vogliamo riconoscerne l’impatto dannoso, imparare da esso e stimolare la conversazione per creare un futuro più inclusivo insieme. Disney si impegna a creare storie con temi ispiratori e ambiziosi che riflettano la ricca diversità dell’esperienza umana in tutto il mondo.” Una frase che, secondo me, non è un sincero “mea culpa” della Walt Disney, ma un contentino per lo spettatore più formale che, lottando tanto per quel in cui crede, cerca di fare la rivoluzione dal divano di casa sua. Ma quali sono le scene tanto criticate dal “politically correct”?

Nel film “Dumbo”, l’elefante impara a volare grazie a un gruppo di corvi, che sono la personificazione della cultura afro-americana degli anni ‘30-’40, come si può notare dai vestiti e dal genere della canzone, il jazz. Il capo dei corvi si chiama Jim Crow, nome che ricorda le leggi di segregazione razziale degli Stati dell’America del sud, che sono state in vigore dal 1877 al 1964. Anche nel “Il libro della giungla”, Re Luigi, l’orangotango antagonista di Mowgli, è considerato da alcuni come un personificazione della cultura afro-americane, solo perché canta e balla una canzone jazz e perché le persone di colore sono a volte paragonate a scimmie. Dato che non si salva nessuno, è stato criticato anche “Lilli e il vagabondo” perché i gatti siamesi Si ed Am, che giocano a far dispetti a Lilli, cantando la canzone “Siam siamesi” con accento cinese, sono considerati stereotipi dei cinesi.

Re Luigi nel “Il libro della giungla”

Lascio perdere le accuse a “Il libro della giungla” e “Lilli e il vagabondo”, perché non capisco come i bambini, i veri spettatori dei film della Walt Disney, possano paragonare Re Luigi l’orangotango ad una persona di colore degli anni ’30-’40 che suona il jazz o i gatti siamesi Si ed Am ad un cinese stereotipato. Per i bambini Re Luigi è solo un orango tango che suona il jazz e Si e Am solo due gatti dispettosi e, in cuor mio, penso che sia così anche per gli adulti che, dopo tempo, rivedono questi capolavori con i loro bambini. E’ logico che, tra gli adulti, ci sia l’eccezione che conferma la regola, ma penso che si parli ancora di chi, abusando del “politically correct”, perde il suo tempo a costruire castelli di sabbia.

Si e Am, i gatti siamesi di “Lilli e il vagabondo”

Per rispondere alla critica mossa a “Dumbo” non serve solo ricordare che i bambini non sono in grado di comprendere le metafore, ma occorre qualche precisazione in più. I corvi, a cui sono paragonati gli afro-americani, non sono considerati personaggi negativi. Sono personaggi liberi, che non dipendono da nessuno, e che sostengono Dumbo, per il quale provano grande empatia, dato che, anche loro, sono stati soggetti a pregiudizi come l’elefante. Il nome del capo dei corvi, Jim Crow, non dev’essere letto come un’esaltazione delle segregazione razziale, ma come uno spaccato di quel tempo, infatti “Dumbo” è un film del 1941, ambientato negli Stati dell’America del sud, dove vigevano le leggi di Jim Crow. Questo punto di contatto con il passato è stato inserito perché, come rimarca la Disney: “Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo riconoscerlo, imparare da esso e andare avanti insieme per creare un domani che oggi possiamo solo sognare.”

Esposte anche queste precisazioni, è doveroso ricordare il ruolo che i film della Walt Disney hanno avuto su di noi. Film come “Dumbo”, “Il libro della giungla” e “Lilli e il vagabondo” ci hanno insegnato a credere in noi stessi e superare le nostre debolezze lottando per i nostri ideali, ma anche ad avere rispetto e ad amare chi è diverso da noi, mettendo in primo piano il concetto di “ohana”. Come se questo non fosse bastevole, la Walt Disney ha regalato tante emozioni ed un’infanzia stupenda a chi ha avuto la fortuna di scoprirla. Vale la pena rinunciare a questo, perché qualcuno ha deciso di etichettarlo “politically uncorrect”?

I corvi con il loro capo Jim Crow in “Dumbo”

Accusatemi di essere un conservatore o, ancora peggio, un razzista, ma considero le accuse sopracitate, più che una rivoluzione, una rievocazione di “1984” di George Orwell, dove l’abuso del “politically correct”, come i regimi del XX secolo, piega la realtà ed il pensiero delle persone per creare un pensiero unico. Censurare personaggi che hanno cambiato il corso degli eventi, opere come la “Divina Commedia”, film come “Dumbo”, “Il libro della giungla” e “Lilli e il vagabondo” vuol dire rendere realtà i contenuti del film “Fahrenheit 451”, dove i libri, considerati nel film come mezzi di fuga per nuovi orizzonti, sono ridotti in cenere. Singolare, per capire il senso di questo film, la frase del capo dei vigili del fuoco, uno dei protagonisti del film: “Beh, dai retta a me, Montag, non c’è niente lì, i libri non hanno niente da dire!”.

Avete ragione, è arrivato il momento di cambiare, è arrivato il momento di portare rispetto a chi non l’hai mai avuto, ma non con l’esasperazione del “politically correct”. Se non ci sarà la concretezza dei fatti, la bellezza di una parola o di una frase non salverà il mondo, però se voi pensate che una guerra, dove si lotta per l’apparenza e non per la sostanza, possa portare a qualche risultato, fate pure. Io non parteciperò e dato che, come ricordava Antoine De Saint-Exupery, serve sopportare qualche bruco per conoscere qualche farfalla, sopporterò questo bruco, sperando che non resti un eterno bozzolo come temo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Studente di professioni sanitarie, ma con un occhio di riguardo verso tutto ciò che mi circonda. Durante il mio percorso ho notato che, secondo molti, pochi cittadini impegnati non sono in grado di poter cambiare qualcosa all'interno della società. Sono qui, in collaborazione con la Politica del Popolo, per far capire che vive non chi resta in silenzio, ma solo chi lotta per far sentire la propria voce.

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trending