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Il coraggio di amare

L’amore è la caduta di ogni struttura nella scoperta della nostra essenza fragile, ma autentica. L’aiuto sta nel saper specchiarsi nell’altro.

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Amore e verità sono sinonimi, l’amore va a scavare le verità più profonde di te. Le verità più intrinseche che soffochiamo, per la paura che ci da la sensazione di impotenza, dopo questo riconoscimento. Cos’è l’amore? Questa domanda ce la siamo tutti fatta almeno un volta, trovare una risposta è molto complesso. In termini filosofici l’amore è la verità è l’essenza più vera di noi e questa verità porta a osservare chi siamo veramente, ci riporta all’integrità di quando eravamo fanciulli, dove l’ES prende il dominio del nostro carattere costruito dalla morale.

In una relazione di coppia mettersi di fronte a un’altra persona oltre alla dualità creata, è come mettersi di fronte a uno specchio e specchiare ogni insicurezza e paura che caratterizzano il nostro carattere. In amore però è anche vero che la corazza va tolta per entrare in sintonia con l’altra persona. Altrimenti non avviene la vera fusione. Non c’è da negare che alcuni aspetti che troviamo nell’altro sono aspetti che riportano il nostro vissuto con i genitori, e quando li incontriamo tendiamo spesso a innalzare queste corazze per un’autodifesa. Amare infatti è coraggio, è una opportunità per uscire dalla nostra gabbia.

La caduta delle strutture

Mettersi a nudo è difficile, alcuni reagiscono attaccandosi al partner in modalità da dipendente, o codipendente, altri scappano, questa triade di reazioni sono caratterizzate dalla paura. Dietro ogni reazione, non a caso sono presenti delle ferite. Il coraggio sta nel abbandonarsi alla fusione, ma attenzione c’è una differenza importante tra fusione e dipendenza. Il primo rappresenta l’amore, il secondo la droga. Ma è anche vero che molti piuttosto di mettersi a nudo preferiscono indossare delle vere e proprie armature. In altri termini è una fuga e chi fugge da ciò in realtà sta scappando da se stesso.

L’armatura infatti è una sostanza morta al quale noi ci attacchiamo, non è lei attaccata a noi. Nascondersi dietro di essa, riporta alla memoria di quando da bambini ci nascondevamo dietro i genitori davanti a una persona che ci incuteva vergogna. Portarla è un sintomo infantile dietro si nasconde essenzialmente l’infantilità e la pavidità. Un uomo o una donna integra, non la trascina, smette di alimentarla abbandonando il controllo analitico.

Per una legge di attrazione se quest’ultima non la eliminiamo incontreremo tutte persone che ancora la indossano. Togliere questa resistenza porta a essere più soggetti a ferite, vero, ma è un rischio da correre se si vuole vivere, altrimenti che vita è? E questo quesito è posto per entrambi i poli ovvero: per il dipendente e l’eremita.
Avere paura delle nostra fragilità limita da uscire dall’armatura. Sembra un paradosso ma quando succede ciò proiettiamo questa cosa sull’altra persona, accusandolo di essere vulnerabile, fragile, imperfetto sia fisicamente che emotivamente a seconda delle esperienze del soggetto.

Il compito delle relazioni

L’amore è responsabilità, amare in modo sano è una opportunità di crescita se si è capaci di guardarsi dentro. Smaschera tutti i nostri schemi inconsci, per tanto ci guarisce e ci cura dalle ferite. Platone nelle sue opere parlò, dei così chiamati: ermafroditi, persone complete con se stesse, integri del maschile e del femminile, ma ciò ha sviluppato in loro l’arroganza, allora Zeus li punì separandoli e creando il maschile e il femminile, uomo e donna. Detto ciò perché continuiamo ad illuderci che esiste una nostra metà, caricandola di aspettative e false idee sulle relazioni e sull’amore?

Queste aspettative allontanano dalla verità, perché cerchiamo la perfezione. Ma questo non avviene perché lo scopo delle relazioni non è quello di renderci felici, il compito che ci donano quest’ultime è l’evoluzione, ma sempre se non si continua a sfuggire da noi stessi. Come diceva James Hillman non possiamo rivelarci a noi stessi nella solitudine, ma ci riveliamo attraverso l’altro come uno specchio, infatti ci apre le porte verso il nostro mondo inconscio.

Anima e Animus i due archetipi studiati da Jung dove anima rappresenta la parte femminile dell’uomo e animus la parte maschile della donna. Sono funzioni della psiche molto importanti perché conoscendo queste due parti riusciamo a capire perché siamo attratti da una persona piuttosto che da un’altra. Iniziamo ad esplorare il nostro inconscio nella nostra immagine di maschile e di femminile che tra l’altro è condizionata molto non solo dalle nostre esperienze con i nostri genitori, che sono le prime immagini del maschile e il femminile, ma sono anche condizionate molto dalla cultura di massa.

Come possiamo conoscere noi stessi quindi? Comprendendo attraverso l’esperienza che cosa l’altro ci racconta di noi, se io reprimo il mio maschile o femminile io obbligherò la mia compagnia/o a non sostenere una di quelle parti, a seconda della mia mancanza fra le due, che io non mi permetto di vivere, creando un attaccamento dipendente e proietterò il bisogno di trovare questo aspetto, inconsciamente accusando il nostro specchio. Immergendomi nella consapevolezza attraverso l’altro scopro me stesso, per questo non esiste una sola metà ma molte, che ci accompagneranno nel nostro cammino, nella chiarezza di cosa è servito questo tipo di rapporto e prendendo la responsabilità delle nostre azioni, ecco che l’altro diventa il nostro compito evolutivo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


Sono una ventenne autrice di emozioni. Mi sono fatta trasportare dalla passione per la scrittura, che di conseguenza mi ha portata a frequentare la facoltà di lettere. Per continuare in un futuro a coltivare scrivendo, la mia voglia di abbattere le mura di protezione che le persone si creano per la paura di conoscere.

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