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LOTITOPOLI, luci e ombre del presidente con un master in dichiarazioni sconcertanti

La carriera del Presidente delle Aquile, tra Tangentopoli e Calciopoli, è piena di successi tanto quanto di processi e prescrizioni.

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“Ma che vuol dire positivo? Positivo vuol dire contagioso, no? Anche nella vagina delle donne, di tutte le donne del mondo, ci sono i batteri. Ma mica tutti sono patogeni, solo alcuni in alcuni casi diventano patogeni e degenerano”

Chiudendo un occhio sul non aver ancora capito chi è contagioso dopo quasi un anno di lotta alla pandemia (una risposta eloquente l’ha data il virologo Burioni), ciò che desta stupore e a mio avviso sconcerto è il paragone infelice tra il virus e i batteri vaginali di “tutte le donne del mondo”. 

Per batterio intendiamo un organismo unicellulare microscopico che si diffonde ovunque: nel terreno, nell’aria, nell’acqua e in altri organismi, nei quali possono avere funzioni fondamentali ma anche produrre tossine pericolose.  Perchè allora, egregio Sig. Lotito, tra tutti i luoghi del mondo in cui si trovano i batteri lei ha citato proprio i genitali femminili? Forse perchè nel suo ambiente parlare di questo genera ancora grasse risate e la sua mascolinità ne trae beneficio? Se fosse così, sarebbe davvero triste. 

Il patron della Lazio non è certo nuovo a questo tipo di dichiarazioni, e per capirle è essenziale ripercorrere la sua carriera piena di vittorie ma soprattutto intrisa di processi e prescrizioni. 

Gli inizi, le prime accuse e i primi processi

Romano doc, Lotito fa parte degli imprenditori che hanno capito come tirare le redini giuste della Capitale e trarre da essa benefici e aiuti spesso limpidi come una bagna cauda, De Luca dixit. Il soggetto in questione è infatti proprietario di importanti agenzie di pulizie, di catering e di vigilanza privata, oltre ovviamente ai club calcistici di Lazio e Salernitana.  

Nel 1992 arriva la prima condanna: stando agli atti, Lotito sarebbe stato in stretti rapporti con funzionari della regione Lazio che gli avrebbero fornito le informazioni necessarie per aggiudicarsi una gara d’appalto da 27 milioni di lire per le pulizie. Arrestato con tanto di pistola in tasca, il giovane allora 35enne ne uscì indenne, liet motiv della sua carriera. 

Il debutto innocente nel mondo del calcio 

ANSA/CLAUDIO PERI

Laziale sin da bambino, inizia a giocare in una squadra di provincia come portiere ma capisce ben presto che la sua vocazione è stare ai piani alti.  Il 19 luglio 2004 una delle aziende di Lotito compra circa il 30% delle azioni della Società Sportiva Lazio che all’epoca navigava tra i debiti. 

“Ho preso questa squadra al suo funerale e l’ho portata in condizione di coma irreversibile. Spero presto di renderlo reversibile”

Per risollevare la situazione economica del club, il neo presidente si avvale di amicizie di alto grado, su tutti il ministro dell’economia Giulio Tremonti, che gli consentono di spalmare e rateizzare un debito da 140 milioni in 23 anni, con scadenza nel 2027 e ampi sconti sulle penali. Considerando interessi e svalutazione monetaria, un affare parecchio conveniente che viene infatti duramente criticato dall’opposizione.

Da Calciopoli allo scandalo Iodice 

Nel 2006 viene coinvolto nello scandalo Calciopoli per illeciti commessi nel suo primo anno da patron della Lazio e condannato a 3 anni e 6 mesi dalla Commissione d’Appello Federale, ridotti a 1 anno e 3 mesi in primo grado, a 18 mesi nel 2012 e a zero nel 2013. Prescrizione. 

Nel 2009 viene condannato a 2 anni di reclusione per aggiotaggio, speculazione allo scopo di ottenere un rialzo dei prezzi dei titoli del club biancoceleste mediante la diffusione di notizie false. Indovinate l’esito? Prescrizione. 

Lo scandalo Iodice è stato forse quello che ha destato più scalpore. Giuseppe Iodice, ex direttore generale dell’Ischia Isolaverde, nel 2015 pubblica alcune telefonate in cui Claudio Lotito fornisce la sua modesta idea di come funzionano le cose nel calcio italiano. 


“Ho detto ad Abrodi (ex presidente Serie B) se me porti su il Carpi.. se me porti su squadre che non valgono un c.. noi tra qualche anno non c’abbiamo più una lira.  Chi c… li compra i diritti tv? Non sanno manco che esiste, Frosinone. Secondo te in Lega di A decide Beretta? Sai cosa decide? Zero.”

Si iniziò addirittura a parlare di sostegni che Lotito forniva a club di Lega Pro in cambio del loro appoggio a Macalli, allora presidente della Lega, burattino del patron laziale. Le intercettazioni generarono immediate risposte critiche da parte delle squadre di Serie A e tutta la faccenda si concluse stranamente con un nulla di fatto.  

Le dichiarazioni peggiori 

Lotito, come lui stesso afferma orgoglioso, controlla la maggioranza in Lega e ciò lo ha reso deus ex machina nell’elezione del per fortuna ex Presidente della Figc Carlo Tavecchio. Quest’ultimo viene ancora oggi ricordato solo per le sue “gaffe” che io chiamerei invece atti razzisti, sessisti e misogini. Su tutti “gli extracomunitari prima mangiavano le banane poi vengono a giocare qui”, poi sulle donne “Prima si pensava che fosse handicappata rispetto al maschio adesso invece abbiamo riscontrato che sono molto simili”, e disse di un ex dirigente della Federcalcio “ma è omosessuale? Io non ho nulla contro però tenetelo lontano da me. Io sono normalissimo”. 

Lotito venne chiamato a dare spiegazioni di queste affermazioni e lui non esitò a difendere Tavecchio in questi termini: 

“Non è razzista, è una persona che ha costruito due ospedali nel Congo e nel Togo poi ha adottato dei cosi (voleva dire bambini…)”

A seguito dell’ennesimo episodio di razzismo avvenuto negli stadi, la Federcalcio fece un congresso speciale per cercare di risolvere questa piaga e trovare delle soluzioni. Alla fine della discussione, Lotito si avvicina alle telecamere e fa un riassunto di quello che ha capito: 

“Non sempre ‘buu’ corrisponde effettivamente a un atto razzista. Ricordo che quando ero piccolo, spesso a chi non era di colore, chi aveva la pelle NORMALE, bianca, gli facevano ‘buu’ per scoraggiarlo.” 

Indimenticabile anche le risposte alla giornalista donna dopo una partita persa dalla sua Salernitana. Non appena la De Simone gli chiede le motivazioni sul brutto periodo della squadra, Lotito passa all’attacco verbale, poi censurato addirittura dal presidente dell’Ordine dei giornalisti campano:

“Lei confonde il pallone col calcio. Lei non capisce niente di calcio”

Intellettuale dalla spiccata fede cristiana 

“Nel calcio mi ispiro al grande Manzoni. L’utile per scopo, il vero per soggetto, l’interessante per mezzo. Mi piace anche il Pascoli: mi sento un po’ come il “suo” fanciullino.”

Lotito è così, parole parole e parole. Grande fan dei latinismi che cita in ogni occasione possibile, forse per darsi un tocco di prestigio in netto contrasto con le sue azioni. 

Quando lo riprendono per aver detto che il presidente degli arbitri è una testa di c.. risponde che il suo è un “linguaggio icastico”. Sostiene di avere molti nemici ma lui è assolutamente tranquillo poichè, in quanto uomo di fede, “mi attengo sempre al Vangelo“. Evidentemente i testi sacri lasciano ampio spazio all’interpretazione. 

Cito in ultimo un passaggio di una intervista fatta al Presidente delle Aquile dopo lo scandalo Iodice poichè la trovo piuttosto eloquente rispetto agli esiti dei suoi processi. 

Presidente, dove trova la forza di ridere? «Ma no, niente… era il mio avvocato… è fissato… mi ripete sempre che chi mi fa del male… o more, o fallisce, o va carcerato… ma non lo scriva, eh?».

Dunque, egregio Sig. Lotito, meno latinismi e più fatti, puliti però perchè di sporchi ne ha fatti abbastanza.  

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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