Connect with us

Mondo

Biden ha vinto, ma il Trumpismo rimarrà una forza dominante

Con la sconfitta alle elezioni presidenziali, il futuro di Trump sembra essere incerto. Ma è davvero così? Perché il destino del Trumpismo è invece chiarissimo: non se ne andrà. E lo stesso Trump potrebbe rimanere sotto i riflettori politici.

Published

on

Joe Biden sarà il nuovo Presidente degli Stati Uniti, ma i risultati evidenziano già i modi in cui i quattro anni di Trump hanno impresso il suo marchio nella politica americana. Nonostante la sua sconfitta infatti, Trump ha di sicuro cambiato pericolosamente la politica degli Stati Uniti, anche per il Partito Repubblicano. Qualunque cosa un tempo rappresentasse i repubblicani, oggi gli elettori la associano a un solo uomo: Donald Trump.

I democratici speravano che le elezioni si sarebbero rivelate un vero disastro per i repubblicani, ma tutto questo non è avvenuto. L’onda blu non c’è stata, e Trump è rimasto forte in moltissimi stati. Inoltre il Partito Repubblicano ha guadagnato altri rappresentanti alla Camera, limitando al contempo i progressi dei Democratici al Senato.

La sua politica nazionalista e conservatrice, e la sua retorica divisiva e demagogica, rimarranno da ispirazione in tutto il mondo, come in Europa è già evidente con Matteo Salvini e Marine Le Pen, che costantemente si rifanno al Trumpismo.

Il motivo per cui poi Trump sia un pericolo anche per i repubblicani è reso evidente soprattutto da queste elezioni. I risultati infatti stanno confermando l’allontanamento degli elettori suburbani dal Partito Repubblicano. Molte periferie sono passate ai democratici con una velocità sorprendente durante il tumultuoso mandato di Trump.

Nel 2016, nonostante la sua sconfitta, Hillary Clinton ha battuto persino Barack Obama negli stati periferici come Arizona e Texas. Nel 2018, gli elettori suburbani hanno preferito i democratici, consegnando loro il controllo della Camera dei Rappresentanti. Quella crisi del sostegno repubblicano, specialmente tra i professionisti bianchi con istruzione universitaria, sembrava essere un cattivo presagio per Trump, ma nessuno poteva esserne certo. Dopo le elezioni del 2018, i repubblicani si erano detti che gli elettori suburbani, pur non amando Trump, sarebbero comunque rimasti fedeli al loro rappresentante repubblicano locale. Almeno negli stati rossi ciò sembra essere ancora vero.

Tuttavia in quattro anni, Trump ha portato il Partito Repubblicano quasi all’estinzione nei sobborghi, perché la maggior parte degli elettori lo trova ripugnante. Questa tendenza è più pronunciata nelle aree del paese che stanno crescendo più rapidamente: ne è un esempio la contea di Maricopa in Arizona, che comprende i sobborghi di Phoenix. Nel 2012 il repubblicano Mitt Romney aveva battuto Barack Obama con uno scarto di 147.000 voti. Nel 2016 invece Trump ha superato Clinton con uno scarto di appena 41.000 voti. Quest’anno poi, quando tutti i voti saranno contati, il margine di Biden potrebbe avvicinarsi ai 150.000 voti, conquistando così l’Arizona, una pietra miliare del Partito Repubblicano, e rendendola dunque un nuovo Swing State.

I repubblicani non possono costruire una solida coalizione di governo senza prima capire come risolvere il loro problema con le aree suburbane. “È semplice da dire, più difficile da fare”, dice Kirk Adams, l’ex portavoce repubblicano della Camera dei rappresentanti dell’Arizona. “La gente dei sobborghi vuole che il governo funzioni. Vogliono che sia efficace e risolva i problemi. Non vogliono essere associati a nulla che abbia nemmeno una sfumatura di razzismo. Affinché il Partito Repubblicano possa riconquistarli bisogna cercare candidati che parlino di questioni a cui tengono e che lo facciano in modo civile e intelligente”.

Ma negli ultimi quattro anni tutto il Partito Repubblicano è andato nella direzione opposta. I repubblicani hanno imparato che il percorso verso il successo nell’era Trump implica elogiare ed emulare il presidente. È improbabile che i risultati di queste elezioni, anche se migliori del previsto, guidino un movimento di riforma. Staccarsi dalla sua ombra, anche se ne esce sconfitto, può essere impossibile.

Attualmente molti elettori repubblicani mostrano più entusiasmo per QAnon, la teoria del complotto pro-Trump e antidemocratica, rispetto alla competenza di un Mitt Romney. Il tasso di approvazione di Trump tra gli elettori repubblicani si aggira intorno al 90%, e i moderati e i conservatori che si oppongono a lui sono usciti o sono stati cacciati dal partito. Non c’è dunque un candidato che possa riportare il Partito Repubblicano al centro.

La storia recente include già un tentativo di ricollocare la linea del partito su larga scala. Dopo la sconfitta di Romney nella corsa presidenziale del 2012, il Comitato Nazionale Repubblicano ha cercato di studiare le cause della sconfitta, cercando eventuali soluzioni. La sua conclusione era stata che il partito avrebbe dovuto abbracciare una riforma dell’immigrazione, presentando al contempo un’immagine più morbida e accogliente per attrarre minoranze, millennials e persone LGBTQ. Tuttavia questa visione è stata completamente ignorata. E’ invece emerso Trump come nuova figura trascinatrice, portando il partito nella direzione opposta. E il presidente non sembra assolutamente intenzionato a cedere questo ruolo.

Il più grande jolly nel futuro del Partito Repubblicano è Trump stesso e quale percorso deciderà di intraprendere dopo. Con la sua sconfitta rischia di perdere la luce dei riflettori e per qualcuno che brama attenzione e rilevanza come lui, questo deve essere un pensiero molto doloroso. Ma gli rimane un modo per rimanere un protagonista della politica americana: voltarsi e ripresentarsi immediatamente come candidato alla presidenza nel 2024, dal momento che ha abbastanza sostegno per conquistare la nomina, rappresentando un forte ostacolo a qualsiasi altro candidato repubblicano.

“Definire la base di Trump è complicato, ma c’è un chiaro gruppo di persone che difficilmente seguirà un’altra leadership in futuro”, spiega John Sides, un politologo della Vanderbilt University. Nessun’altro repubblicano si avvale di un supporto così forte.

Gli stessi alleati di Trump hanno ammesso che uno scenario in cui il presidente lasci volontariamente le luci della ribalta sia alquanto improbabile. Ciò renderebbe ancora più difficile il tentativo di rinnovamento che serve al Partito Repubblicano per ritrovare i voti perduti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate e ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

Trending