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Cultura

Il Controcampo: La cinematografia tradizionale e i suoi limiti

Tutti guardiamo centinaia di film, serie tv ma sappiamo cosa c’è dietro? Per poterci godere ogni film al massimo ci sarà d’aiuto qualche concetto base della cinematografia classica.

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La cinematografia, forse immediatamente dopo la performance, è l’elemento di maggiore spicco all’interno di un film. Prima di tutto, per cinematografia si intende sia ciò che ha a che fare con l’inquadratura, il movimento di macchina e la composizione dell’immagine, sia la luce, il suo posizionamento e persino i colori. Una splendida cinematografia causa intensa soddisfazione, e questo vale sia per gli incalliti cinefili che per coloro che non ne sanno molto.

Una buona cinematografia consente di avere una maggiore conoscenza dei personaggi e delle loro emozioni. Ho quindi pensato di introdurre una serie di due/tre articoli in cui spiego i concetti base della cinematografia classica, oltre ad introdurre casi limite in cui queste regole vengono infrante per fini artistici. L’altro giorno mi sono imbattuta in questo meme:

Mi ha fatto ridere e riflettere sui professori dei dipartimenti di cinema. A parte gli scherzi, mi ritrovo d’accordo sul fatto che, per poter infrangere le regole, bisogna prima conoscerle. Ecco quindi quattro concetti facili per iniziare a capire la cinematografia tradizionale. Se siete già degli esperti di cinematografia, questo articolo potrebbe sia essere un piacevole ripasso che una noia mortale.

La Linea di Azione

La linea di azione (chiamata anche linea dei 180° o regola dei 180) è una linea immaginaria che unisce due personaggi che stanno avendo una conversazione. La macchina da presa (mdp) deve mantenersi da una parte precisa di questa linea, in modo da suggerire immediatamente allo spettatore dove si trovano i personaggi e verso che direzione sono girati (sono frontali o si danno le spalle?). Se più personaggi si trovano a parlare, come per esempio in una conversazione a tavola, allora l’inquadratura deve fornire delle indicazioni chiare su che forma ha lo spazio e dove sono collocati tutti, e seguire diverse linee tracciate fra due attori.

Sembra un concetto banale, eppure guardate che strano effetto fa quando queste regole non vengono rispettate. Notate per esempio in questa scena (primi 30 secondi) di Ad Astra (Gray, 2019) come la linea di azione venga scavalcata numerose volte, confondendo l’occhio dello spettatore che deve rimettere insieme i pezzi da solo. Nonostante lo spazio sia suggerito dall’inquadratura iniziale, la mano risulta comunque pesante.

Un uso invece creativo e suggestivo si trova in Antichrist (Von Trier, 2009), in una scena di dialogo fra i due protagonisti. Una volta stabilito bene lo spazio e dove si trovano i personaggi, Von Trier rompe la linea di azione per suggerire un’uguaglianza fra i due, una strana connessione, come se fossero due facce della stessa medaglia.

La Regola dei Terzi

La regola dei terzi è stata molto utilizzata in pittura per secoli, e quando è nata la fotografia questo concetto è stato traslato fino a raggiungere anche l’immagine cinematografica. Si può immaginare l’inquadratura di un film divisa così:

Jurassic Word (Trevorrow, 2015)

I punti in cui le linee si incontrano sono i punti visivamente più forti dell’immagine, i punti in cui il nostro occhio cade naturalmente e riesce a sentirsi a suo agio. Più punti vengono toccati nella stessa immagine, più risulterà stabile.

I sogni segreti di Walter Mitty (Stiller, 2013)

Al contrario, quando un personaggio si ritrova al centro, visivamente percepiamo insicurezza, instabilità, quasi un’immagine in fragile equilibrio. Un brutto presentimento.

Lo squalo (Spielberg, 1975)

Un modo invece creativo sono quei film girati interamente al centro dell’inquadratura. A mio parere, i film di Wes Anderson sono visivamente bellissimi, ma la centralità diventa davvero esasperante. Ci sono però film che utilizzano questa tecnica in modi eleganti, senza diventare eccessivamente pesanti, come per esempio Ritratto della giovane in fiamme (Sciamma, 2019). Quando le donne sono sole, sono al centro, mentre quando sono insieme si dividono equamente l’inquadratura. Intesa e intimità, prima ancora che sia detta una parola.

Piani e Inquadrature

Le inquadrature e i piani giocano un ruolo fondamentale nella nostra comprensione dell’emotività di una scena. Più un’inquadratura è vicina, più intima sarà la scena. Un’inquadratura che vede il personaggio come piccolissimo può esprimere solitudine e smarrimento. Ecco una semplificazione dei maggior piani:

Una simpatica precisazione: il piano americano, o cowboy shot in inglese, è chiamato così dai film western americani, che mostrano il personaggio dalle ginocchia alla punta del cappello. È inoltre sempre bene scegliere con cura i primi piani e lasciare un po’ di spazio sopra la testa del personaggio, altrimenti l’inquadratura sembra claustrofobica.

Questa inquadratura tratta  da Eternal sunshine of the spotless mind (Gondry, 2004) esprime intimità fra Clementine e il protagonista, Joel. Al contrario, quest’altra de L’ora più buia (Wright, 2017) mostra come il protagonista si senta solo al mondo, con tutti che gli vanno contro, quasi chiuso in una scatola.

Angolazioni

Ultima delle prime 4 lezioni di cinematografia, l’angolazione. Inquadrare un personaggio dall’alto o dal basso può cambiare molto la nostra percezione. Se è inquadrato dal basso, allora ci sembrerà imponente, grosso, potente o minaccioso. Un’inquadratura dall’alto, invece, ci farà percepire il personaggio come gracile, impotente, sconfitto.

Anche questa categoria, come le altre, ha i suoi limiti che possono essere superati per comunicare qualcosa. Ne Il Quarto Potere (Welles, 1941), il protagonista interpretato da Orson Welles stesso viene inquadrato dall’alto o ad altezza media quando è sulla cresta dell’onda, e sta acquisendo successo. Questo indica la sua modestia iniziale. Ma più in là nel film, nei momenti in cui fallisce, viene inquadrato dal basso. Questa visione quasi distorta di Charles Foster Kane ci dà un’idea del suo ego smisurato, distorto, che cresce nonostante la sua carriera stia fallendo e tutte le persone a lui care lo stiano rinnegando. Il soffitto che sembra schiacciarlo ci dà anche un’idea del suo imminente destino di essere schiacciato dalle sue stesse ambizioni.

Spero che questa prima parte vi sia piaciuta, e spero che la prossima volta che guarderete un film noterete anche voi qualche particolare in più grazie a questo articolo. La prossima settimana continuerò con altri concetti più complessi per capire la cinematografia dei film che tanto ci appassionano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Margaret Duggan, studentessa italoamericana classe '96, proveniente da Lecce. Laureata in Cinema e Televisione alla California State University Northridge a Los Angeles e studentessa magistrale di Cinema, Televisione e Produzione Multimediale a Bologna, ho lavorato a produzioni cinematografiche sia studentesche che professionali. Nel tempo libero mi piace andare in campeggio, nuotare, leggere, e ovviamente guardare film! Con la mia rubrica "Il Controcampo" vorrei mostrare ai miei lettori i lati meno conosciuti dell'industria del cinema. Insieme possiamo proiettarci nei teatri di posa, negli uffici di produzione, nei camerini degli attori, ed esplorare tutte le stanze della "fabbrica dei sogni"!

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