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Lorenzo Pregliasco, YouTrend:” Il rifiuto di accettare la sconfitta indebolisce la democrazia americana”

Il Direttore di YouTrend: “La volontà di Trump di non riconoscere la sconfitta è un segnale di indebolimento istituzionale. Biden ha vinto grazie alla mid class, ma i dem prestino attenzione ai voti dei latinos e della working class”.

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“He won because the Election was Rigged”, così twittò Donald J. Trump. Per un paio d’ore è sembrato che l’(ormai) ex Presidente avesse concesso l’onore delle armi a Biden, seppur a modo suo. L’illusione è durata poco e sempre attraverso Twitter, con cui Trump vive un rapporto di odi et amo e che sotto la sua presidenza ha assunto de facto  il ruolo di organo ufficiale per le comunicazioni istituzionali, ha rilanciato poco dopo:

I concede NOTHING! We have a long way to go. This was a RIGGED ELECTION!”

Giusto per fugare ogni dubbio sul personaggio, se mai ce ne fosse ancora qualcuno. Di tutto questo ne abbiamo parlato con Lorenzo Pregliasco, co-fondatore Quorum e YouTrend e docente dell’Università di Bologna.

  • Direttore, con il passare dei giorni, e quindi con un numero maggiore di schede scrutinate, aumenta il divario tra Biden e Trump. Quanta è concreta l’eventualità di un riconteggio? E se dovesse esserci, quante possibilità ha Trump di ribaltare il risultato?

Sì, il divario aumenta e probabilmente si attesterà intorno ai sette milioni di voti a livello popolare. Ovviamente è ampio anche il divario a livello di voti elettorali (siamo a 306 per Biden, 232 per Trump). Alla luce di questo, mi pare estremamente improbabile che le operazioni di verifica del voto cambino il risultato. Ci sarà un riconteggio in Georgia dove il margine è molto ristretto, ma parliamo comunque di diecimila voti e non si è mai visto un riconteggio spostare così tanti voti. Siamo nell’ordine di un centinaio di schede, al massimo»

  • Sta andando tutto come da pronostico o la lettura dei dati suggerisce altro?

Diciamo che, nonostante alcune differenze nella articolazione territoriale del voto e nel margine di Biden su Trump, si può dire che sia una vittoria che sta nella fascia un po’ più ristretta degli scenari di vittoria di Biden, che erano considerati comunque quelli più probabili.

  • Sono state indubbiamente delle elezioni molto vissute sia in America (la più alta percentuale dei votanti della storia) sia ovviamente nel resto del mondo. Per alcuni giorni persino le notizie sul coronavirus sono passate in secondo piano rispetto alle Presidenziali americane. Come ti spieghi questo boom di affluenza alle urne?

L’affluenza è interessante rilevare che sia stata molto elevata, in alcuni Stati più che in altri -tra questi il Texas-, ma aggiungerei anche che si tratta di una affluenza duplice.

  • Cioè?

Parliamo di una affluenza  molto alta sia tra i democratici che tra i repubblicani. Questo viene confermato dal fatto che, partendo dalle elezioni del 2016, sia Trump che Biden abbiano aumentato i propri voti di diversi milioni (in termini assoluti meglio i dem). Da un lato constatiamo che ci sia stata una mobilitazione notevole da parte dell’elettorato trumpiano e repubblicano, anche per le elezioni del congresso.

E questo forse in parte stupisce, perché si ipotizzava che potesse esserci un raffreddamento maggiore da parte dell’elettorato repubblicano. Dall’altra parte c’è stato un exploit di partecipazione degli elettori democratici: Biden è cresciuto rispetto alla Clinton ben più di quanto non sia cresciuto Trump rispetto alla sua performance nel 2016. In attesa dei dati definitivi, Biden si avvicina agli 80 milioni di voti, che lo rendono, anche alla luce della affluenza e della crescita demografica del paese, il candidato presidente con più voti assoluti di sempre.

  • Decodifica del voto: un motivo per cui Biden ha vinto? Cosa ha spostato l’ago della bilancia?

La chiave della vittoria di Biden è stata nei  suburbs, quindi tra gli elettori del ceto medio per così dire, delle zone residenziali che si trovano al limitare delle grandi città: questo è avvenuto in città come Atlanta o Pittsburgh. Ma anche nello stesso Texas. In gran parte del Paese gli elettori dei suburbs, che fino al 2016 confluivano nel bacino repubblicano, si sono spostati a favore di Biden e questo è stato decisivo, ad esempio, per la sua vittoria quanto in Georgia tanto in Arizona. Quindi come elemento chiave positivo per Biden segnalerei questo.

  • E per quanto riguarda Trump?

Per Trump invece si può segnalare che è riuscito a mantenere, e in alcuni casi aumentare, la presa sull’elettorato bianco delle aree rurali o con un profilo working class. Un elettorato molto importante soprattutto nel Midwest, che non è passato in modo significativo ai democratici. In questo Trump è riuscito a mantenere una parte importante della sua base di quattro anni fa. Un’altra cosa interessante è che Trump ha fatto dei progressi  tra i latinos, ad esempio in Florida, nel Texas meridionale, ma anche nei quartieri ispanici delle grandi città.  

  • I latinos dalla parte di Trump? Questa è una notizia…

Non proprio. Biden ha vinto, raccogliendo i due terzi dei voti degli ispanici, ma va anche rilevato che Trump abbia perso tra i latinos meno di quanto non avesse perso in passato. Questo è un elemento interessante e potenzialmente preoccupante per i democratici negli anni a venire.

  • Si parla già di un Trump2024. Che Presidente è stato? La sua strategia comunicativa sembra vincente, nonostante (o forse proprio per questo motivo) sia fuori dagli schemi. Come la vedi tu, che nella tesi della magistrale  hai analizzato il linguaggio politico di Obama?

Trump sicuramente è una personalità fuori dagli schemi, dai toni sopra le righe. Ha portato ad una sorta di rovesciamento dei modelli di linguaggi rituali che eravamo abituati ad associare al presidente degli Stati Uniti e alla politica americana. La sua stessa volontà di non riconoscere la sconfitta è al tempo stesso segno di un carattere di rottura rispetto alla norma della politica americana, ma è anche segno di un indebolimento istituzionale.

  • Il potere della non sconfitta?

Il rifiuto di riconoscere la sconfitta indebolisce il processo di transizione tra un presidente e l’altro che invece è uno dei cardini della democrazia americana ed è, anzi era, uno dei punti fermi a prescindere da chi vincesse e da chi perdesse. Chiaramente in questa figura così divisiva e diversa da quelle che siamo abituati ad associare alla politica americana , ci sono dei punti di debolezza che hanno ad esempio danneggiato Trump presso una parte degli elettori moderati, gli elettori suburbani che citavamo prima.

Ci sono però anche degli elementi di forza che sono quelli che hanno costruito un po’ la sua leadership presso gli elettori delle classi popolari del midwest bianchi e una parte della comunità latina. Sarà interessante capire quanto del cosiddetto trumpismo rimarrà anche nel partito repubblicano dopo il 2020.

  • A proposito di trumpismo: senza dubbio un elemento caratterizzante è stato l’atteggiamento sprezzante verso i mass media, “diffusori di fake news”. C’è chi muove accuse pesanti contro i sondaggi, ascrivendo addirittura a chi gestisce le piattaforme un potere manipolatorio. Quanto sono importanti i numeri e l’uso che se ne fa? Voi di Youtrend sentite in un certo senso questo peso delle responsabilità? Però magari partiamo dall’inizio: quando nasce Youtrend, di cui sei il direttore, e cos’è

Youtrend nasce come progetto nel 2011, con l’idea di dare visibilità ad analisi del contesto politico e sociale, italiano e non solo, attraverso i dati. E nasce un po’ con una serie di modelli per così dire che sono i modelli del data journalism (siti come FiveThirtyEight, come the Upshot, come le sezioni di data journalism dei grandi giornali). Youtrend è il magazine edito da Quorum, società di cui sono uno dei soci fondatori – tra gli altri soci attualmente Giovanni Diamanti, Davide Policastro, Roberto Greco, Matteo Cavallaro- e Quorum è una società che poi in realtà svolge consulenza di comunicazione soprattutto politica e istituzionale, che svolge sondaggi quindi anche attività di ricerca di mercato e sociale qualitativa e quantitativa.

Ci occupiamo di campagne istituzionali ,politiche, elettorali, di attività di comunicazione più aziendale, ci occupiamo di supporto all’attività di advocacy o di public affairs attraverso i dati; e in questo senso Youtrend e Quorum sono due facce della stessa famiglia: Quorum società che svolge consulenza, Youtrend un magazine che funge in un certo senso da vetrina e luogo di discussione e di informazione, con l’obiettivo anche di migliorare per quanto possibile la discussione in Italia intorno al tema dei dati e dei sondaggi.

  • La centralità dei sondaggi e dei dati sono peculiarità del data journalism. Insomma: non solo politica.

Sicuramente centralità dell’analisi dei sondaggi, delle analisi dei comportamenti, delle opinioni, delle persone. Abbiamo avuto modo di applicare questo approccio anche ad altre questioni: nell’ultimo anno sicuramente molto al coronavirus, perché si tratta di una questione sanitaria ma anche politica e investe in pieno l’uso dei dati, la loro trasparenza e la loro omogeneità . Ci siamo sentiti in dovere di fornire, nel nostro piccolo, strumenti di osservazione e analisi della situazione sulla base dei dati disponibili (come per la verità hanno fatto altri siti o realtà in giro per il mondo).

  • Una considerazione finale: presente e futuro dell’analisi dei dati. Strumento essenziale, ma perfettibile?

I dati e i sondaggi con tutti i limiti che hanno e che dobbiamo sempre ricordare, restano il modo migliore per analizzare una opinione pubblica per capire come la pensano le persone. Insomma, nonostante i margini di errore, finchè non avremo strumenti più precisi, accurati, infallibili, -e dubito onestamente che li avremo– penso che dobbiamo tenerci quelli che abbiamo. Cercando ovviamente di migliorare, lavorando per rendere più accurata la stima.

Il mio punto di vista su questo è che dobbiamo lavorare innanzitutto per capire e per far capire alle persone, sia addetti ai lavori sia no, che i sondaggi sono strumenti imperfetti , che hanno margini di incertezza, che non possono prevedere il futuro. Per altro, nulla può realmente prevedere il futuro, no? Tra le attività immaginate e costruite dall’uomo ad oggi, intendo. Ma al tempo stesso penso sia importante segnalare che rimangono uno strumento utile e molto prezioso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nella vita ho abbracciato il masochismo: socialista e tifoso del Bari. Precario a tempo pieno; ho scelto di rimanere al Sud (con tutte le difficoltá che ne conseguono), perché credo fortemente nella rinascita meridionale. Appassionato di politica fin da piccolo, cercherò di affrontare le disuguaglianze sociali trasversalmente parlando di welfare, lavoro, infrastrutture, giovani. “Il socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro”

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