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In quale sedia sei seduto veramente?

Sedersi sul trono è responsabilità. Ma prima bisogna svezzarsi dalla sedia infantile: all’inizio la luce da fastidio, ma è simbolo di rinascita.

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L’illusione di essere maturi è una trappola di infinite gabbie che accrescono il nostro ego istrionico. Una persona di 50 anni in realtà può ancora sedersi sulla sedia infantile, la consapevolezza di questa verità è difficile, ma già un passo è l’osservazione della reazione dopo questa frase, perché risuona il fallimento che non si vuole ascoltare. Ma non basta solo osservare serve anche un grande sforzo al quale si può affrontare solo attraverso il dolore. Abbandonando ogni struttura protettiva, si è spinti alla rinascita che si attraversa abbandonandosi al vuoto.

Ciò che non ti uccide ti fortifica” dicono, una frase che risuona all’ ego pavoneggiante. Ma in realtà questa frase funziona ascoltando il sentirsi deboli, vulnerabili, accettare e amare questa parte è già un passo alla trasformazione e maturità. Come faccio a capire se sono seduta nella sedia infantile o sul trono dell’adulto? Beh facile il super ego comunica quando siamo seduti sulla sedia più vittimista di sempre. Più lo ascoltiamo più si ha la prova di dove si è seduti.

La sedia infantile

La sedia del bambino/a è una sedia che riconduce alla zona comfort, pronta ad accoglierci a braccia aperte ogni volta che si presenta una situazione ostile. Da qui si passa al vittimismo, al narcisismo, riporta alla dipendenza per altri, perché risuona alla memoria quando eravamo fanciulli e avevamo bisogno della mamma per sfamarci, il classico vagito di quando pretendevamo qualcosa. Ma ciò è una illusione fittizia perché non siamo più poppanti. L’autonomia seduti qui, è come l’aglio per i vampiri, è una analogia alla responsabilità. Svezzarci da questa sedia è complesso, visto che è una abitudine appresa da sempre, specialmente da adolescenti dove si era convinti di essere i padroni del mondo ma in realtà come si dice: era tutto fumo e niente arrosto.

Questa zona confort è manipolata da super ego pronto al giudizio perché sostanzialmente questo fa: critica. Infatti sedersi sulla sedia illusoria ha molti lati negativi oltre che “comodi”. La crescita avviene relativamente e il massacro del super ego è forte, manipola la nostra mente fa si che si sprigioni il malessere intrinseco. Il super ego rappresenta o la madre o il padre a secondo dell’esperienza soggettiva. Ascoltarlo non solo riporta alla conferma che si è ancora rinchiusi nella trappola infantile, ma porta in più alla formazione di una corazza molto rigida, lavorata quindi dal super ego che a sua volta è costruito dalla morale sociale di massa, che ci perseguita dall’età prematura.

Quella vocina interiore che punta il dito su ogni fallimento, vulnerabilità, impotenza ecc.. su tutte le cose che vengono viste come negative. La verità è che non ci permette di ascoltarci e di conseguenza di conoscere il nostro intrinseco sentire, sfugge al vuoto, alla consapevolezza e dalle responsabilità. La libertà è fittizia perché ne si è schiavi una volta che si è inconsapevoli. L’unico scopo diventa inconsciamente quello di soddisfare le aspettative del giudice. Gli schemi protettivi sono sempre gli stessi a seconda dell’esperienza e del vissuto e crescita morale.

Il “trono” dell’ adulto e le sue differenze

L’antitesi di questa sedia è il “trono” dell’adulto, che dal bambino viene contemplato e adulato, ma per arrivare li è necessario un cambiamento radicale, sperimentabile nella vita di tutti i giorni, lavorando sulla centratura, perché dell’altra parte si presenta non altro che lo sballamento emotivo e mentale. Un adulto prende posizione con fermezza su quello che vuole fare nella vita, ma non solo anche in quello in cui vuole credere e vuole arrivare con tenacia e forza, donna o uomini si diventa con la determinazione e la fatica ma è essenziale la conoscenza di sé. Ribattezzando e amando la nostra piccola parte interiore accettandola e integrandola senza che essa prenda il dominio.

Il potere di sé non si ha solo con il bel lavoro o con il successo economico sudato ecc.. Pensateci, per esempio quanti personaggi famosi possiamo osservare che sono ancora intrappolati in quella postazione? Perché la verità è che quello è solo ego, che tra l’altro esso è scemo, incoerente. Ma come si fa a sentire il vero potere di sé? Ascoltando il corpo, sembra banale ma non è così, è raro saperlo ascoltare, accoglierlo nella nostra vita, spesso non lo ascoltiamo nemmeno se abbiamo un dolore fisico. Ma la via del radicamento è anche questo oltre al dolore emotivo e alla comprensione del vuoto. Sentirlo è un apri porta per il centramento, (è utile anche la meditazione di vassana).

Il secondo step è saper ascoltare il vuoto immergersi dentro. E’ quel luogo dentro di noi, dove non c’è non ci sono ne mura, ne pareti rappresenta il nostro essere vulnerabili ma completi solo con se stessi. Staccarsi da ogni vizio terreno collegabile al nostro stato infantile, ci aiuta a rimanere nell’ignoto, il bambino scappa da questo, odia essere inerme difronte alle situazioni. Perché il bambino è immerso nella manipolazione mentale, vuole il controllo che sostanzialmente non ha perché è illusorio per lui. Il vero “potere” non si ha col narcisismo ma con la stabilità di se stessi. Conquistare la vetta è dura e una volta intrapreso il cammino non si può tornare indietro altrimenti simboleggerebbe solo una perdita di tempo, come un cane che si morde la coda.

Il vuoto

Il vuoto è un tema centrale per passare attraverso il dolore e evolvere, ma va conquistato è dura, il bambino vuole avere il “potere” senza fare fatica e senza responsabilità (e la fatica citata, non significa rompersi la schiena lavorando, con tutto il rispetto che può esserci dietro), il dominio di sé si conquista alzarsi e prendersi la mano da soli in autonomia, cosa che non esiste nella prima sedia, osservare, ma non solo anche agire, inseguire un sogno, lanciandosi nell’ignoto, seguendo la strada guidata dall’esperienza. Una volta seduti sul trono si è alti, pieni di consapevolezza; è possibile osservare dalla vetta il caos senza esserne in balia, il dolore anche li è presente, ma in maniera diversa perché si è radicati.

Questa è una mia poesia, dedicata all’abbandono nel vuoto.

La psicoanalisi come sua prassi osserverebbe il passato in primis, cosa corretta, osservare le origini per amarle e accettarle, amare la parte maschile e femminile vissuta da quando siamo piccoli dai nostri genitori. Amare le proprie origini è una conseguenza al riversamento di tutta la forza che abbiamo dentro. La sensazione di inerzia è una cosa a cui il bambino cerca di sfuggire, è una prova importante da superare, accettare e vivere soprattutto. Bisogna scavare affondo, toccarlo se si vuole arrivare all’obbiettivo.

Vi siete mai chiesti cos’è la vita? E’ un ballo che ti guiderà dritto alla meta, la questione è saper sfruttare i passi giusti. Sì, si può inciampare, ma se si è radicati è solo un privilegio per spiccare il volo. Per affrontare questo ballo però è necessario tenere la luce spenta e danzare. Detto ciò, tu in che sedia sei seduto?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono una ventenne autrice di emozioni. Mi sono fatta trasportare dalla passione per la scrittura, che di conseguenza mi ha portata a frequentare la facoltà di lettere. Per continuare in un futuro a coltivare scrivendo, la mia voglia di abbattere le mura di protezione che le persone si creano per la paura di conoscere.

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