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Ruben Limardo, il rider olimpionico

Dopo lo straordinario oro olimpico nella scherma, il campione venezuelano rimasto senza sponsor ha iniziato una nuova carriera: il rider.

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In Italia, e più in generale in Europa, quando pensiamo alla figura di un atleta ci immaginiamo un calciatore Rolex-munito che concede qualche selfie ai fan a bordo della sua auto da qualche centinaia di migliaia di euro. Nulla di male, ci mancherebbe, ma questa immagine collettiva è ben lontana dal tenore di vita di cui alcuni sportivi, non per forza meno vincenti, dispongono. 

Anche per quanto riguarda lo sport quindi, la minoranza ruba la scena e si impone come modello più diffuso nonostante non lo sia affatto. 

Chi è Ruben Limardo?

Ruben Dario Limardo Gascon nasce in Venezuela nel 1985, da una famiglia unita da una passione inusuale per il paese in cui vivevano: la scherma.  Nello stato sudamericano infatti, lo sport principale e più seguito è il baseball, a differenza dei paesi circostanti che prediligono il calcio, e vanta in esso alcune vittorie internazionali importanti.

Lo zio dei Limardo era uno schermidore e riuscì a trasmettere questo suo insolito amore a tutti e tre i nipoti: Ruben e i suoi fratelli Francisco e Jesus. Proprio per questo, i tre raccontarono anni dopo che gli anni venezuelani non furono semplici: 

«Quando eravamo piccoli ci prendevano in giro, venivamo esclusi. Non è stato semplice»

Lo zio, essendo quasi impossibile allenarsi in Venezuela, decise di partire alla volta della Polonia, la cui tradizione relativa alla scherma è nettamente superiore, e con lui si trasferì tutta la famiglia, tra cui Ruben che all’epoca dei fatti aveva solo quattordici anni. 

Nuova vita: prime vittorie

Dalla parte opposta del globo, la passione per la spada del giovane atleta viene apprezzata e aiutata a crescere. Ruben e il fratello Francisco iniziano a partecipare ad alcune gare prima locali poi nazionali dove il loro talento, specie del primo, brilla e non passa inosservato. 

La prima grande vittoria del venezuelano neutralizzato polacco avviene nella stagione 2004-2005 quando si laurea campione mondiale juniores. Inizia a studiare con i migliori maestri in circolazione, vince l’oro nei campionati del 2006 e 2008 in Polonia ed entra di diritto  nella squadra nazionale venezuelana. 

L’incredibile oro olimpico 

Le Olimpiadi di Pechino del 2008 sono il primo grande obiettivo raggiunto di Limardo. In quell’occasione viene sconfitto ai sedicesimi nella spada individuale dall’ucraino Čumak, mentre con la squadra venezuelana arriva fino ai quarti, fermati dalla Francia. 

Ruben affronta e batte la Storia alle Olimpiadi di Londra del 2012, per le quali si allena costantemente mosso da una ingente determinazione. Sale sul più alto gradino del podio mondiale, con una medaglia d’oro al collo, acclamato da un popolo che inizia a considerarlo un eroe. La vittoria di Limardo è la seconda vittoria olimpica di sempre per un atleta venezuelano, seconda solo all’oro del pugile Francisco Rodriguez nel 1968. 

Quattro anni dopo, ai Giochi di Rio, la scintilla non si accende mai e il talentoso schermidore non si qualifica nei primi posti. 

La pandemia e il disastro economico 

Ruben, deluso dalla sua prestazione in Brasile, trascorre gli anni successivi con l’unico obiettivo di ricreare la magia che aveva fatto vivere al suo popolo con l’oro nel 2012 ai giochi olimpici successivi a Tokyo. 

Nessun atleta, storico o virologo che fosse (ad eccezione forse solo di Bill Gates…) aveva segnato sulla propria agenda un impegno tanto lungo da annullare qualsiasi impegno che si sarebbe dovuto tenere nel 2020: una pandemia. I disastri globali hanno la straordinaria peculiarità di portare in evidenza ed estremizzare le debolezze di ogni paese, così è stato per la confusione burocratica e organizzativa italiana e per la tragedia economica venezuelana. 

Il paese sudamericano sta affrontando la peggior crisi della sua recente storia: il popolo devastato dalla povertà manifesta contro il governo e l’iperinflazione, i servizi essenziali come acqua, alimenti e carburante non sono più sufficienti e la pandemia non ha fatto altro che aggravare questa situazione già disastrosa. 

La nuova avventura da Rider 

“La grande crisi economica del Venezuela e poi quella generata dalla pandemia hanno ridotto all’osso i nostri rimborsi spese. Gli sponsor hanno interrotto da mesi i pagamenti dicendoci che riprenderanno a darci qualcosa il prossimo anno, visto che l’Olimpiade ci sarà nel 2021.”

Essendo i giochi olimpici slittati di un anno, si spera solo uno, gli sponsor della nazionale venezuelana di spada hanno interrotto i finanziamenti agli atleti che di punto in bianco si sono ritrovati senza lavoro e senza un’entrata.  Scordiamoci i vari Neymar e Ronaldo, nonostante il titolo mondiale infatti Ruben Limardo non ha mai guadagnato a sufficienza per permettersi di non lavorare alcuni mesi, e l’unica cosa da fare era cercare lavoro. 

“Dovevamo inventarci qualcosa per tirare avanti, e quello del rider è un lavoro come un altro. Non lo faccio solo io, ma praticamente tutti i miei compagni di squadra.”

Tutti gli atleti di spada venezuelani vivono in Polonia, a Lodz, e si allenano cinque volte a settimana, sempre di mattina, staccando alle 13 quando, dopo una breve doccia, salgono sulla bicicletta e si trasformano in rider. Limardo pedala all’incirca 50 km al giorno per guadagnare quasi 100 euro a settimana, a volte qualche cliente lo riconosce e gli chiede una foto ma non per questo la sua condizione cambia, i soldi guadagnati sono gli stessi ed è impossibile pensare di smettere di fare l’unico lavoro che ha. 

Probabilmente, se 8 anni fa sul gradino più alto del podio gli avessero detto che di lì a poco avrebbe dovuto portare cibo su una bicicletta in Polonia, non ci avrebbe mai creduto, ma il ragazzo campione di umiltà continua a pedalare ogni giorno verso il suo sogno, un 2021 pieno di vittorie. 

“Ogni volta che faccio una consegna dico a me stesso che anche questo mi aiuterà ad arrivare ai giochi di Tokyo” 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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