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Politica

Cappato: “Guardiamo a ricerca ed università: basta retorica imperante”

Abbiamo parlato con Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, una delle realtà più forti del nostro panorama sociale.

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La disobbedienza civile la teorizza Thoreau nel 1849. Oggi, senza la pretesa di interpretare quel che altri pensano, la si potrebbe individuare nella scelta di andare contro ciò che secondo il nostro status quo che rappresenta un’ingiusta normalità della società. Sulle colonne della Politica del Popolo ha parlato Marco Cappato, già Onorevole della repubblica e oggi tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, una delle realtà più forti del nostro panorama sociale. Grazie alla sua preziosa testimonianza abbiamo portato a galla temi che ciclicamente spariscono dvaeal dibattito pubblico, salvo tornare di moda nei giorni successivi ad avvenimenti tragici.

  • Onorevole Cappato, discutete da tempo di legalizzazione

Credo che le notizie più importanti su questa materia ci arrivino dall’estero, con i referendum negli Stati Uniti contemporanei alla vittoria di Biden. Ovunque hanno vinto i referendum sulla cannabis legale, medica e ricreativa, ma anche i quesiti sul tema della psilocibina e dei funghi allucinogeni. E quindi della possibilità di fare ricerca ma anche di utilizzare questo studio. Purtroppo, in Italia siamo di fronte ad una consapevolezza generale ormai molto più cresciuta rispetto ad un tempo, quella della necessità di uscita rispetto al tunnel del proibizionismo con una politica che però continua da quattro anni a non discutere la legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis.

  • Chi porta avanti queste battaglie con le istituzioni?

Ci sono soggetti come l’associazione Luca Coscioni, i radicali italiani ma anche vaste coalizioni di associazioni che si sono unite per esempio attorno alla vicenda di Walter De Benedetto. Malato di artrite reumatoide che si trova oggi sotto processo perché in assenza della sostanza di cui avrebbe diritto, ha cercato di procurarsela autonomamente per la coltivazione.

  • Come si stanno opponendo a questa riluttanza della proposta politica?

Hanno organizzato questo digiuno a staffetta che questa coalizione di organizzazioni ha messo in piedi proprio per chiedere tra le altre cose la discussione della legge. Siamo in una situazione di pressione, come si vede dal sito legalizziamo.it o la campagna meglio legale, nella speranza che finalmente la politica prenda una decisione.

  • Veniamo al momento che stiamo vivendo, con riguardo all’emergenza Covid. Esiste una problematica carceri?

Il punto è strettamente legato alle misure alternative alla detenzione. Qualcosa in generale di molto positivo che fa ridurre il tasso di recidiva dei detenuti, e cioè la possibilità che vadano a ripetere reati una volta fuori dal carcere. Durante l’emergenza Covid, questo tema diventa più urgente. E’ difficile far rispettare regole di distanziamento, e soprattutto diventa molto alto il pericolo del contagio sia per i detenuti ma anche per gli agenti di polizia penitenziaria.

Ecco perché quelle che già sarebbero delle misure opportune e ragionevoli, diventano ora misure indispensabili senza le quali si mette a rischio la salute degli agenti di polizia e dei detenuti. Rita Bernardini ha lanciato questa iniziativa di protesta non violenta, e sono molte le persone che hanno aderito. Anche su questo il Ministro della Giustizia Bonafede si deve assumere la responsabilità di una risposta.

  • Siete attenti da sempre a scuola ed università, erano due argomenti discussi nei panels del congresso nazionale della Luca Coscioni tenutosi lo scorso anno a Bari. Come ne escono da questa pandemia?

E’ un po’ incredibile come tutti i ragionamenti sulle spese urgenti che lo stato sta affrontando, parliamo di decine di miliardi di euro, stiano di fatto ignorando il sistema della ricerca universitario. Penso che il dibattito Mes si o Mes no, dovrebbe in realtà tenere in considerazione il fatto che se vogliamo utilizzare fondi europei è importante farlo per degli investimenti più che aumentare la spesa corrente.

  • Sulla scuola?

Credo che ben abbia fatta il governo a tenere aperte le scuole elementari, e forse sarebbe dovuto essere fatto qualcosa in più per tenere aperta la scuola anche per i più grandi. Questo è da un punto di vista dei fattori di rischio meno alto rispetto ad altre condotte, mentre i rischi psicologici per bambini e ragazzi giovani è veramente importante.

  • A che punto è il comparto della ricerca?

Sarebbe opportuno prendere delle misure urgenti per dare fiducia ai dottorandi, o ai tesisti, per poter agevolare anche loro e garantirne termini favorevoli per poter mandare avanti il loro lavoro. C’è stata una lettera aperta del nostro copresidente Michele De Luca , con Federico Binda e Valeria Poli, in cui è stato chiesto di includere il tema della ricerca e dell’università nelle proposte e nelle decisioni prese in questo momento. Contrariamente a quanto è stato fatto fino ad oggi.

Tutti sottolineano quanto la ricerca sia importante, ma se non ci sono iniziative ed investimenti importanti questo finisce per non concretizzarsi.

  • Ce ne si è ricordato come al solito troppo tardi?

L’Italia investe sulla ricerca tra l’1% e il 2% rispetto al Pil. L’obiettivo indicato dall’Unione Europea è il 3%, ciò significa che l’insufficienza degli investimenti che riguardano la ricerca non è qualcosa che interessa gli spiccioli, ma è un investimento strutturalmente inadeguato da parte del nostro governo.

  • Non si può dare la responsabilità solo a questo esecutivo però…

No, è una responsabilità che riguarda trasversalmente tutto l’arco della politica. E non è che con i governi precedenti le cose andassero meglio, non è un problema di polemica politica. È un problema di inadeguatezza del ceto politico italiano, nell’affrontare temi di lungo periodo come la ricerca scientifica, la prevenzione delle pandemie, i cambiamenti climatici…

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