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G20: tra economia e indifferenza

Il G20 quest’anno si è tenuto in Arabia Saudita: ascesa di un Paese indifferente ai diritti umani, con il permesso e l’indifferenza degli altri.

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Il Gruppo dei 20 Paesi più industrializzati ed economicamente forti si è riunito online per discutere sulle importanti tematiche di quest’anno: dalla crisi economica e sanitaria causata dalla pandemia, all’ambiente, alle disuguaglianze crescenti e ai possibili fondi da stanziare per determinati Stati in difficoltà.

L’Arabia Saudita alla guida del “G20-2020”

Quest’anno il G20 è stato condotto dall’Arabia Saudita, guidata da Salman (84 anni) e dal futuro erede Mohammed bin Salman (34 anni). Non ci sono dubbi riguardo all’importanza economica mondiale di questo Stato, ma ne sorgono tanti altri per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani.

Da diversi anni l’Arabia Saudita si dichiara riformista. La diplomazia saudita vuole mostrare al mondo che è possibile attuare un cambiamento, necessario per essere accettati a pieno tra i big mondiali. Così tramite diverse leggi si è cercato di abolirne alcune fortemente conservatrici: come il divieto di guidare per la donna e la completa dipendenza di quest’ultima da una figura maschile. Padri, fratelli o zii, dovevano rispondere ad ogni azione riguardante la donna, oggettificata e relegata a ruoli poco sociali.

Leggi Apparenti

Questi esempi di leggi in realtà sono solo una facciata, costruita dall’Impero Saudita per sembrare più civile, per poter aprire più opportunità, con Stati, multinazionali e banche che rifiutavano di collaborare.

Le donne in Arabia non possono tutt’ora guidare liberamente, senza timori di essere insultate, discriminate o aggredite. Le ragazze non possono circolare completamente libere senza dover rendere conto ai capi famiglia dei movimenti e degli incontri, talvolta ancora inseguite perché ritenute inaffidabili.

Migliaia sono i dissidenti politici, le attiviste, i giornalisti e le giornaliste, avvocati e difensori dei diritti umani, incarcerati (Loujain al-Hathloul– attivista a favore della legge sulla guida libera delle donne, in carcere dal 2018) o uccisi ( Jamal Khashoggi -giornalista in esilio torturato e ucciso).

G20: oltre l’economia?

Il G20 non deve essere solo luogo di dibattito economico, ma anche sociale. I grandi capi dei restanti 19 Stati, devono fare pressione affinché cambino per davvero le politiche interne dell’Arabia Saudita, fortemente discriminanti e repressive. Non accettare più che un Paese tanto forte economicamente sia tanto debole su un versante fondamentale come il rispetto della dignità dell’uomo e soprattutto della donna.

Non è solo il Paese di Salman a non rispettare i diritti umani, a compiere atti di violenza e tortura nelle carceri e fuori da esse, non possiamo aspettarci particolari attenzioni e osservazioni da Paesi come l’India, la Russia, la Cina, la Turchia o il Messico.

Oltre l’indifferenza

Paesi in forte sviluppo economico da decenni, membri attivi del G20, ma con una misera attenzione ai diritti civili, al rispetto della dignità umana completa. Paesi che cercano attraverso leggi parziali e rare, di mostrare al mondo che se volessero potrebbero davvero migliorare la qualità della vita dei propri abitanti.

Non basta l’economia per fare un popolo felice. La lunga tradizione autoritaria di questi diversi Stati ha portato i cittadini e le altre nazioni ad abituarsi a un clima interno di sottomissione e di paura. Un’indifferenza e un’omertà tra capi di Stato, banchieri e potenti, consapevoli di far parte di una cultura conservatrice, poco aperta storicamente.

Si cerca di diventare progressisti per scopi economici, per convenienza, ma le radici di emarginazione e forte penalizzazione rimangono. In fondo, tutti hanno qualcosa da nascondere o da cambiare.

L’anno prossimo sarà il turno dell’Italia per presiedere il G20

Sicuramente non il miglior Paese come esempio di integrazione e di tutele per le nostre donne. La strada è ancora lunga, abbiamo da imparare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nata nel 1999, studio Scienze Politiche per lo Sviluppo e la Cooperazione internazionale. Amante dei diritti umani e della Costituzione, sono attivista e volontaria in diverse ONG nazionali e internazionali. Mi piace promuovere l'incontro e la collaborazione per un fine comune positivo. ''Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi e impegnati possa cambiare il mondo. In fondo, è così che è sempre andata.'' M. Mead

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