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Cronaca

La vignetta della settimana #9

A Roma c’è aria di sgomberi in vista delle nuove elezioni ma si può paragonare la sede di un partito esplicitamente fascista a quella del Nuovo Cinema Palazzo?

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Questa settimana nella mattinata di mercoledì a Roma un doppio ordine del prefetto (col beneplacito della sindaca) ha previsto un doppio sgombero: la sede di Forza Nuova nel quartiere San Giovanni e quella dello spazio del Nuovo Cinema Palazzo nel quartiere San Lorenzo. Un’azione volta a sottolineare il solito slogan, che non si può distaccare da quelle vicine elezioni del primo cittadino della capitale, “ordine”. La Raggi, infatti, già in mattinata twitta: “Ringrazio la Prefettura e le forze dell’ordine per le operazioni di sgombero di oggi. A Roma le occupazioni abusive non sono tollerate. Torna la legalità.”.

L’errore, già sottolineato da più voci, è, però, il fatto che si siano messe sullo stesso piano un partito esplicitamente fascista – dimostrato dai filmati dello sgombero: militanti senza mascherina portano orgogliosamente fuori dall’immobile poster di Mussolini – ad un’esperienza di aggregazione sociale in un quartiere abbandonato a se stesso, al massimo fruito per attività inerenti al solo “divertimento”. Lo stabile era infatti stato occupato nel 2011 sottraendolo alla futura destinazione di casinò/bingo. La sindaca qualche ora dopo ha sottolineato con una dichiarazione la differenza delle due realtà, trattate, però, nei fatti, nello stesso modo.

Tra le personalità romane a schierarsi contro questa azione ZeroCalcare ed Elio Germano, che in un video facebook definisce quel luogo: “Uno degli ultimi avamposti di libertà della nostra città che serve per resistere a quello che ormai è Roma: speculazione, malaffare, smog, situazioni di invivibilità estrema”. Già nei mesi scorsi, infatti, agenti in borghese avevano più volte identificato gli studenti che occupavano l’aula studio. Lo sgombero, tra l’altro, ha visto “circa 20 camionette e centinaia di agenti” e dai video si nota che agenti in antisommossa hanno più volte caricato i manifestanti pacifici in presidio.

Non molto tempo fa ragazzi si erano visti tagliare i due alberi (un tiglio e un fico) che avevano piantato davanti al Nuovo Cinema, al posto dei quali avevano messo una bandiera con il loro logo, a testimoniare una volontà a non arretrare, dimostrata tempo dopo con le nuove fioriere posizionate dov’erano i vecchi alberi.

Realtà simili – dal punto di vista di spazi occupati destinati ad attività artistico-culturali – sono il Macao e Il Tempio del futuro perduto a Milano. Il primo, stabilizzatosi nell’ex borsa del macello in viale Molise, tra gli spazi ha il caffè letterario, sale prove e cinema. Adesso è attivo con la Brigata Ho Chi Minh con la distribuzione solidale di pacchi alimentari e sportelli attivi per gli ambiti del lavoro e della donna (ascolto psicologico). Il Tempio, nello spazio esterno alla Fabbrica del Vapore (zona Cimitero Monumentale), che vede da tempo Tommaso Dapri (“portavoce” del collettivo) a processo ha, tra le altre cose, dato avvio al Muro della gentilezza di Milano, un’iniziativa solidale con il motto “Se non ti serve lascialo, se ti serve prendilo!” con libri, capi d’abbigliamento, giocattoli ed altro proprio nel muro esterno del Tempio. Esperienze diverse si profilano nei Centri Sociali occupati autogestiti (CSOA) come l’Xm24 a Bologna, l’Ex Karcere a Palermo, l’Officina 99 a Napoli.

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