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In che modo Joe Biden affronterà la sfida del cambiamento climatico?

Il neopresidente eletto Joe Biden ha fatto della lotta al cambiamento climatico una delle sue priorità assolute. Vediamo assieme in che modo Biden potrebbe affrontare questa complicatissima sfida.

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Durante i mesi di campagna elettorale, vaste aree dell’America orientale son state protagoniste di numerosi incendi. Le fiamme hanno bruciato più di cinque milioni di acri, rendendo l’aria della California, dell’Orengon e dello stato di Washington, dannosa da respirare. C’è poi l’Oceano Atlantico, dove quest’anno si sono registrate le tempeste più grandi di sempre (29 finora, così tante che il gruppo addetto alla denominazione delle tempeste ha esaurito i nomi dell’alfabeto inglese, ed è dovuto passare al greco). 

Alcuni cicloni sono diventati ancora più intensi nell’arco di un solo giorno, un evento raro prima dell’arrivo del riscaldamento globale. Inoltre in tutto il mondo il mese di settembre è stato il più caldo di sempre, e il 2020 potrebbe presto battere lo stesso recordL’Artico come sempre si sta riscaldando ancora più velocemente, e ogni anno i ghiacciai perdono più ghiaccio di quanto ne si possa trovare in tutte le Alpi europee. 

Il cambiamento climatico d’altronde è un fenomeno straordinariamente complesso. Non procede a un ritmo costante e gli stessi scienziati spesso non sono sicuri di quali siano esattamente i suoi effetti. Ma la somma degli avvenimenti degli ultimi anni porta ad un unico risultato, chiaro e terrificante: la Terra continua a riscaldarsi, battendo nuovi record ogni anno e portando con sé effetti sempre più distruttivi. In futuro i danni causati dal cambiamento climatico saranno quasi certamente peggiori, forse molto peggiori.

Il cambiamento climatico e l’attenzione politica

Tuttavia il 2020 può essere anche un importante punto di svolta. Trump, che ha sempre definito il cambiamento climatico una bufala, screditando gli scienziati del governo e rivedendo la politica federale che impediva un maggiore inquinamento, non è stato rielettoHa perso contro un candidato che ha fatto della lotta contro il cambiamento climatico il suo cavallo di battaglia, più di qualsiasi altro presidente eletto.

Gli ultimi due presidenti democratici, Barack Obama e Bill Clinton, ancora oggi danno la priorità a politiche atte all’espansione dell’assicurazione sanitaria, piuttosto che alla lotta al cambiamento climatico. Biden, al contrario, ha come priorità il controllo del coronavirus e il riavvio dell’economia attraverso una dura lotta al cambiamento climatico. Ha proposto di spendere 2 trilioni di dollari in energia pulita per i prossimi quattro anni, una somma quasi 20 volte superiore alla spesa che Obama aveva previsto nel 2009 per affrontare la crisi climatica. Secondo Biden questi investimenti green saranno capaci di riattivare il mercato del lavoro, duramente colpito dalla pandemia. Queste misure green saranno probabilmente un tema chiave della presidenza Biden. I suoi consiglieri hanno più volte ribadito come il clima sia una delle priorità più care al neopresidente eletto.

La lotta al cambiamento climatico ha assunto solo ora tutta questa importanza perché è diventata una battaglia molto più sentita di quanto non lo fosse nel 2008 con Obama. Molti più cittadini hanno visto e toccato personalmente gli effetti del riscaldamento globale. “La differenza tra allora e adesso è che la questione del cambiamento climatico è diventata molto più rilevante e personale per i cittadini americani”, sottolinea Gina McCarthy, direttrice dell’Environmental Protection Agency sotto Obama.

Bisogna però ricordare che il margine di azione di Biden dipenderà dal Congresso, e in particolare da come andranno a finire i ballottaggi per i due seggi del Senato in Georgia. Infatti se i democratici vincessero entrambi i ballottaggi, potrebbero avere gli stessi senatori dei repubblicani, e in quel caso si rivelerebbe fondamentale il voto della vicepresidente Harris. Non sarà facile. Se i democratici li perdessero entrambi, i repubblicani manterrebbero il controllo del Senato, potendo così bloccare gran parte dell’agenda di Biden. Ma anche in questo scenario, è probabile che la politica federale cambi ugualmente. I consiglieri di Biden hanno passato mesi a pensare a come ridurre le emissioni di carbonio attraverso la regolamentazione esecutiva. E Biden potrebbe anche riuscire a convincere alcuni senatori repubblicani a sostenere i suoi disegni di legge green.

Cosa intende fare Biden?

Il fatto che Biden sembri incline a rendere il clima una priorità assoluta, non deriva da una sua ossessione personale di lunga data. Biden sta seguendo il cambiamento della politica americana, lo stesso cambiamento che ha portato il Partito Democratico più vicino a tematiche green e di sinistra. Per molti giovani progressisti e attivisti politici, che dovranno vivere la maggior parte della loro vita affrontando i danni arrecati dal cambiamento climatico, il riscaldamento globale è diventato il problema decisivo. “C’è così tanta pressione dall’esterno, da parte dei giovani attivisti, e tutto ciò è di grande impatto”, ha detto Kathy Castor, una democratica dell’area di Tampa, a capo del comitato ristretto della Camera sulla crisi climatica.

Inoltre dall’uccisione di George Floyd, il dibattito pubblico americano ha dato maggiore attenzione alle ingiustizie sociali che ogni giorno gli afroamericani devono affrontare. E tutto questo ha dato più slancio alla politica green. Potrebbe sembrare che tra le due battaglie non sussista alcun nesso logico, ma in realtà l’inquinamento colpisce maggiormente i quartieri poveri degli afroamericani, quindi la lotta al riscaldamento globale si sposa perfettamente con la priorità progressista di combattere le disuguaglianze sociali.

All’energia dei giovani attivisti si è aggiunto anche il cambiamento dell’opinione pubblica, dato che il riscaldamento globale è passato dall’essere un ipotetico problema futuro, ad essere un problema quotidiano. In un sondaggio del Pew Research Center di quest’anno, il 52% degli americani ha affermato che affrontare il cambiamento climatico globale dovrebbe essere una priorità assoluta per il presidente e il Congresso. Nel 2009 solo il 30% la pensava in questo modo. In un sondaggio del New York Times svoltosi durante la campagna presidenziale, il 66% degli elettori ha dichiarato di essere favorevole al piano climatico di Biden da 2 trilioni di dollari, con solo il 26% contrario.

Le differenze con Obama nella lotta al cambiamento climatico

L’approccio di Biden sarà probabilmente diverso da quello di Obama. Con Obama i democratici avevano spinto molto per approvare una legge green che aumentasse il costo delle emissioni di carbonio, attraverso una tassa o un sistema di permessi. Nonostante tutti i dettagli complicati, l’idea di base era semplice: tassando l’energia inquinante le persone avrebbero preferito l’energia pulita.

Molti economisti sostennero questo approccio perché sfruttava il potere degli incentivi di mercato, capaci di modificare il comportamento di milioni di persone. Obama aveva anche sperato che questo tipo di approccio orientato al mercato, potesse convincere i repubblicani a dare il via libera alla legge. Ma la legge non passò.

Senza un sostegno bipartisan, una tassa sul carbonio ha un’enorme debolezza politica. Gli oppositori possono bollarla come un aumento delle tasse per le famiglie che lavorano sodo. E proprio questa critica ha contribuito a sconfiggere il piano green di Obama al Senato e ha anche portato alla caduta (o all’indebolimento) delle politiche climatiche di altri paesi. Se una tassa sul carbonio non può passare, la sua efficienza tecnica ed economica è irrilevante.

Avendo imparato questa lezione, molti progressisti hanno cambiato la loro strategia . Si sono allontanati dall’idea di tassare il carbonio e si sono concentrati sugli altri due modi in cui un governo può affrontare la crisi climatica. Il primo è sovvenzionare l’energia pulita in modo che diventi più economica, e quindi più ampiamente utilizzata. Il secondo riguarda le imposizioni di regole atte a diminuire l’inquinamento, lasciando libertà ai servizi pubblici e ad altre società private su come ridurre le proprie emissioni.

Questi due approcci saranno probabilmente il fulcro dell’agenda Biden. La regolamentazione sulle emissioni può essere molto efficace. Le regole imposte dall’amministrazione Obama, combinate con i progressi tecnologici nel campo dell’energia rinnovabile, hanno contribuito a ridurre la quota di emissioni nel settore energetico del 20%. Inoltre ben 30 stati avevano adottato delle proprie regole sulle emissioni, tra cui California, New York, Arizona e Colorado. 

Questo è un segno di come queste regolamentazioni tendono ad essere più popolari rispetto alle tasse energetiche. Le case automobilistiche sembrano favorevoli a seguire questa strada. Quando Trump ha cercato di svincolarle dalle restrizioni energetiche di Obama, molte di loro hanno esitato a sostenere l’approccio del presidente repubblicano. Infatti molti dirigenti automobilistici sono consapevoli del fatto che le auto a energia pulita siano il futuro. Preferiscono spingere sulla transizione piuttosto che mantenere linee di veicoli inquinanti.

Biden inoltre porterà avanti questa sua battaglia anche in politica estera, cercando di persuadere gli altri paesi a ridurre le emissioni. La Cina in particolare ha dimostrato di essere più disponibile ad ascoltare le richieste americane sul clima, preferendole alle questioni riguardanti i diritti umani e la proprietà intellettuale.

Tutto questo basterà ad evitare conseguenze climatiche peggiori? È impossibile saperlo. Gli effetti del cambiamento climatico sembrano accelerare e nei prossimi anni ci saranno più incendi, più aria irrespirabile, più tempeste estreme e più inondazioni, oltre a danni che non possiamo ancora prevedere. Ad un certo punto gli elettori potrebbero quindi richiedere un’azione ancor più aggressiva, punendo i politici che preferiscono proteggere i profitti dell’industria inquinante. Biden sta puntando su tutto questo, ed è consapevole che il suo successo come presidente dipenderà fortemente dalla sua battaglia contro il cambiamento climatico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate e ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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