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Ripartiamo da qui: Stephanie Frappart e Sara Gama

Non dovrebbero essere notizie, ma nel frattempo ripartiamo da qui: la prima donna arbitro di Champions e la prima donna vicepresidente dell’AIC.

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Anche nel pieno di una pandemia succedono cose belle.  D’accordo, finché queste verranno considerate “notizie” significa che l’ordinario e il quotidiano sono sbagliati, malati, intrisi di ingiustizie, ma da qualche parte bisogna pur partire, e questa è stata una grande settimana per le figure femminili del calcio.  

Questo sport, forse più di altri contesti, è considerato troppo spesso un ambiente naturalmente e inconfutabilmente maschile, ma le cose stanno iniziando a muoversi. I mondiali di calcio femminile del 2019 sono stati lo spartiacque, la rottura definitiva dell’iceberg del maschilismo calcistico, con la finale che è stata vista da 1,2 miliardi di spettatori da tutto il mondo e che ha messo un punto. Indietro non si poteva più tornare.

Questa settimana sono stati due gli eventi memorabili, il cui annuncio è arrivato quasi in contemporanea: uno, Stephanie Frappart sarà la prima donna di sempre ad arbitrare una partita di Champions League e due, Sara Gama sarà la prima donna a ricoprire la figura di vicepresidente della AIC, associazione italiana calciatori. Notate bene, queste due professioniste non sono state scelte per dare nessun messaggio, la Frappart e la Gama sono arrivare a occupare questi ruoli dopo una carriera piena di successi e abbattimenti di record, dunque per pura e semplice meritocrazia. Analizziamo meglio le carriere di queste due grandi, grandissime donne. 

Gli inizi dell’arbitro Frappart

(Photo by Michael Regan/Getty Images)

Stephanie Frappart ha incentrato la sua carriera nell’abbattimento di record. Sin dalla sua prima partita ha dimostrato a tutti le sue caratteristiche: competenza, professionalità, rigore. Non sono ovviamente mancate le difficoltà e gli ostacoli, che purtroppo oggi costituiscono la prassi per una donna che cerca di fare carriera. 

Nata del 1983 a Val-d’Oise, in Francia, inizia da ragazzina a giocare nell’As Herblay, ma sin da subito le regole e la conduzione del calcio la affascinano più che il gioco stesso. Inizia ad arbitrare nel Championnat National, la terza divisione francese. Nel 2014 sbarca in Ligue 2 ed è direttrice di gara nel match tra Niort e Brest, prima donna di sempre. Appena entrata in campo, viene accolta così da un giocatore:

“Bonjour Frappart, preferisce che la chiami madame o monsieur?” Risposta: “Fai tu: a cosa pensi che somigli di più?”

Game, set, match direbbero nel tennis. Eleganza, diciamo noi. 

L’esponenziale crescita della sua fama 

Nell’aprile 2019 diventa la prima donna di sempre, ça va sans dire, ad arbitrare una partita di Ligue 1, massima divisione francese. Al termine della stagione viene ufficialmente riconfermata, a titolo permanente, direttore di gara per la stagione 2019/2020.  A livello internazionale non sono mancati i riconoscimenti: è stata fischietto di numerose partite di calcio femminile durante gli Europei del 2017, il Mondiale del 2015 e la Women’s Champions League, ma soprattutto ha arbitrato la finale di Coppa del Mondo FIFA femminile tra Usa e Olanda nel 2019, quella finale spartiacque sopracitata. 

L’esordio internazionale nel mondo calcistico maschile avviene nell’agosto 2019, quando dirige la Supercoppa Europea tra Liverpool e Chelsea insieme ad un team tutto al femminile, avvenimento storico. Ieri sera ha preso a calci l’ultimo record: arbitrare una partita di Champions League maschile, la massima competizione europea, e l’ha fatto stando a capo di un collettivo arbitrale maschile. Sì, una donna a capo di uomini nel contesto calcistico. Qualcosa sta cambiando. 

“Il gioco del calcio non cambia: rimane lo stesso, chiunque sia l’arbitro.”

Sara Gama, la nascita di una stella 

Nata a Trieste da padre congolese e madre triestina, Sara Gama è un’italiana doc. Laureata in lingue e letterature straniere, parla fluentemente ben quattro lingue, ma la passione che da sempre la contraddistingue è quella per il pallone. 

“Passavo le giornate in cortile con i maschi e a 7 anni uno di loro mi disse: “Sei forte, perché non vieni nella mia squadra?”

Così inizia la sua carriera tra piccole squadre di provincia, in un continuo crescendo di professionalità e impegno che l’hanno portata a registrare prestazioni sempre più entusiasmanti. Nel 2013 firma un contratto biennale con il Paris Saint German in cui la giocatrice stessa afferma di essere maturata molto. La consacrazione definitiva arriva nel 2017, quando viene acquistata dalla neonata Juventus femminile diventandone subito capitano e portando le sue compagne alla vittoria del primo storico scudetto, a cui se ne aggiungeranno tre, due Coppe Italia e tre Supercoppa Italiane. 

L’impegno sociale della calciatrice 

Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images

Ciò che più rende onore a Sara Gama è senza dubbio il suo continuo battersi per i diritti delle calciatrici professioniste, ancora non considerate tali pur allenandosi e giocando quanto i colleghi uomini. Il riconoscimento del loro “professionismo” arriverà solamente nel 2022 e uno dei volti chiave per il raggiungimento di questo primo grande obiettivo è sicuramente quello della leader della Juventus e della Nazionale italiana.

“Le bambine nelle scuole calcio sono sempre di più perché nel momento in cui i media danno spazio a un evento le ragazze trovano dei modelli e i genitori capiscono che questo è uno sport adatto alle loro figlie.”

L’ultimo storico risultato della calciatrice è arrivato il 30 novembre: Sara Gama è stata infatti nominata, mediante votazione, vicepresidente dell’AIC, il sindacato dei calciatori italiani. Prima donna di sempre a ricoprire tale ruolo, motivo di grande orgoglio per tutti. Tra i tanti a congratularsi per il risultato, il ministro dello sport Spadafora e la ministra per le pari opportunità Elena Bonetti: 

“Oggi è una giornata molto importante per il mondo dello sport. Sara Gama è la prima donna vicepresidente dell’AIC”

Concludendo, l’augurio di tutti è che queste non diventino più notizie eccitanti. I ruoli istituzionali dovranno essere ricoperti tanto dalle donne quanto dagli uomini, secondo un giudizio puramente meritocratico e non basato sul sesso.

Questo deve essere il futuro ma, nel frattempo, ripartiamo da qui. 

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Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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