Connect with us

Cultura

Tlon: “In un mondo pieno di notizie false educare al pensiero e all’immaginazione è fondamentale”

“Per comprendere cosa sta succedendo non si possono usare strumenti tradizionali, ma servono nuovi strumenti e nuove competenze, e soprattutto un modo di pensare che riesca a mettere in relazione la nostra vita quotidiana, i nostri comportamenti, ciò che accade nel nostro territorio, con ciò che avviene contemporaneamente nel resto del mondo”.

Published

on

In questo ultimo anno la pandemia ha sicuramente portato nella mente di tutti noi incertezza e paura. La complessità del mondo si è abbattuta su di noi con una valanga di notizie e informazioni difficili da comprendere, e alcuni di noi hanno trovato conforto nel voltare lo sguardo dall’altra parte, cercando di negare la realtà circostante. La capacità di pensare autonomamente e di costruire un dialogo costruttivo è diventata dunque fondamentale per ricostruire il tessuto sociale spazzato via dalla pandemia.

Non è dunque un caso che in questo periodo di isolamento moltissimi divulgatori e intellettuali hanno trovato grande seguito, e oggi in particolare parliamo con due di loro: Maura Gancitano e Andrea Colamedici, responsabili della scuola di filosofia e casa editrice Tlon. Molto seguiti sui social, ogni giorno sulle loro pagine si possono trovare post riguardanti l’attualità, la società e il vivere comune, post capaci di attirare migliaia di giovanissimi.

  • Ogni giorno sulle vostre pagine social condividete pensieri e riflessioni sulla concezione stessa della vita e della realtà. Che impatto avete sul mondo social, popolato soprattutto da giovanissimi, e che segnali vi trasmettono i ragazzi di oggi?

Quello che cerchiamo di fare è comunicare in modo chiaro, ma spingendo alla riflessione personale e all’approfondimento, quindi nel tempo abbiamo attirato persone che sui social – nonostante tutto – cercano questo. Le persone che ci seguono appartengono a varie generazioni, e tra queste persone ci sono tantissimi ragazzi e ragazze, che partecipavano ai nostri eventi dal vivo o che incontravamo nelle scuole, e che adesso incontriamo nelle videocall o con cui interagiamo sui social.

La nostra sensazione è che ci sia una grande domanda di senso, una grande curiosità e una grande disposizione a cambiare paradigma, stile di vita, visione del mondo da parte di chi è giovane, nonostante da sempre – e in particolare in questi mesi – le giovani generazioni siano accusate di lassismo e disinteresse. Non è affatto così: è un mondo complesso, ci troviamo di fronte a sfide globali, moltissimi giovani se ne rendono conto e hanno bisogno di strumenti per comprenderlo e immaginare il futuro.

  • Secondo voi la scuola attualmente riesce a dare ai ragazzi gli strumenti per autorealizzarsi?

La scuola italiana sta dando sempre più importanza a obiettivi che un tempo erano inesistenti: competenze relazionali, intelligenza emozionale, educazione digitale, orientamento. Il problema è che il paradigma di pensiero che la scuola italiana si porta dietro fin dalle sue origini, unito alla burocrazia, la mancanza cronica di tempo, risorse mancanti e strutture fatiscenti, oltre alle emergenze di questi mesi, rendono molto difficile realizzarli.

Ci sono tanti insegnanti che provano a creare dibattito, relazioni e accompagnare in quello che noi chiamiamo percorso di “fioritura personale”, ma è davvero difficile riuscirci se nel frattempo devi mandare avanti il programma e occuparti di tantissimi aspetti collaterali. Secondo noi – più che accusare insegnanti, studenti o genitori, come si fa sempre – questo è il momento per osservare i problemi strutturali e immaginare un altro paradigma.

  • In che modo si potrebbe migliorare il mondo della scuola, rendendo la didattica più stimolante?

Innanzitutto rendendosi conto che – così come il mondo è cambiato – anche il modo di apprendere è cambiato. La grammatica della mente di chi oggi ha quindici anni è diversa da quella di chi ne ha trenta, e quindi chi insegna dovrebbe domandarsi chi ha di fronte, in che modo impara, da cosa viene incuriosito, cosa ascolta, cosa guarda, a cosa è interessato. Dovrebbe ascoltare e cercare di capire, senza pensare che – se la lezione che fino a qualche anno fa suscitava interesse e che adesso annoia dopo un minuto – la colpa sia dei ragazzi, dei social, del collasso sociale, o che sia di sicuro un fatto negativo.

La curiosità di chi è giovane è più viva che mai, ma bisogna fare domande e ascoltare per avere fiducia e attenzione, trovando altri modi per parlare di Montale, Boccaccio, equazioni e parallelepipedi. Si tratta di un atteggiamento mentale, però, che non fa parte del classico percorso di formazione degli insegnanti, e questo dovrebbe cambiare.

  • Nella vostra scuola di filosofia il vostro approccio alla materia è puramente pratico. Come spieghereste la vostra scelta a chi è abituato ad intendere la filosofia come una materia puramente teorica?

Parlare di filosofia in generale è come parlare di scienza in generale, cioè significa mettere insieme chimica dei materiali e reumatologia, mescolando temi, strumenti, tempistiche, scopi del tutto differenti. Diciamo che di filosofia si può parlare in molti modi diversi, che oggi esistono teorie filosofiche su qualunque disciplina (antropologia, intelligenza artificiale, medicina, fisica) e che chiunque si occupi di filosofia ha un proprio approccio e un proprio scopo.

Non ci sono approcci e scopi sbagliati o migliori di altri. Per quanto ci riguarda, oltre a essere bibliofili e studiosi, siamo divulgatori e innovatori culturali, ci piace dare esercizi e parlare di temi sociali e di attualità, ma non vediamo una separazione netta tra teoria e pratica. Quello che ci interessa è costruire relazioni tra aspetti e discipline apparentemente distanti e creare occasioni di dialogo e di innovazione culturale.

  • Avete proposto di inserire l’insegnamento della filosofia fin dalle scuole elementari. In che modo si può rendere interessante la materia ai bambini? Perché è importante che la filosofia venga insegnata fin dalla tenera età?

Non è necessario che ci sia una vera e propria “ora di filosofia”, di sicuro ci vorrebbe un approccio filosofico alle domande in ogni disciplina. Spesso bambine e bambini si fanno delle domande non per avere delle risposte, ma per esercitare il pensiero, per diventare consapevoli del mondo intorno a loro e anche delle sue criticità. Da adulti, al contrario, si tende a dare risposte a queste domande senza accompagnare in un ragionamento.

In un mondo pieno di negazionismo e notizie false, educare al pensiero e all’immaginazione è fondamentale, e questo si può fare in ogni grado scolastico, pur con linguaggi e temi diversi. Basta immaginare una classe di una scuola dell’infanzia in cui ci si domandi “come funziona la lampadina?”. Già questo darebbe il via a domande, a teorie fantasiose, a ragionamenti, quindi a uno sguardo più attento e allo sforzo di comprendere.

  • Il panorama culturale italiano sembra essere dominato da un forte storicismo, che ci impedisce di affrontare e conoscere il mondo contemporaneo con i nuovi strumenti necessari. In che modo si può rompere questo schema, superando i vecchi preconcetti che influenzano il mondo scolastico ed accademico?

Rendendosi conto che il mondo si trova in una fase in cui le sfide sono globali, quindi anche il modo di pensare deve essere diverso. Noi facciamo spesso riferimento agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU, perché mettono in luce tantissimi temi che stiamo affrontando e che ci troveremo ad affrontare nei prossimi anni. Per comprendere cosa sta succedendo non si possono usare strumenti tradizionali, ma servono nuovi strumenti e nuove competenze, e soprattutto un modo di pensare che riesca a mettere in relazione la nostra vita quotidiana, i nostri comportamenti, ciò che accade nel nostro territorio, con ciò che avviene contemporaneamente nel resto del mondo.

  • In che modo la pandemia ha cambiato il nostro modo di vedere il mondo? Come possiamo reagire alle nuove sfide e paure che si pongono davanti a noi?

La pandemia ha cambiato il modo di vedere di tutte le persone, ma non allo stesso modo. Quella che si è manifestata è stata la nostra fragilità come specie, oltre che a livello politico e sociale, energetico, economico, psicologico, e da qui bisognerebbe ripartire per capire come cambiare il nostro stile di vita. Del resto, come tanti scienziati sostengono, è stato proprio il nostro stile di vita e l’impatto insostenibile che abbiamo sul mondo a scatenare lo spillover, cioè il passaggio del virus da animali a umani, come è già accaduto e come potrebbe accadere ancora in futuro.

Non si tratta, però, di una visione condivisa, perché molte persone hanno reagito negando del tutto ciò che sta accadendo, altre cercando solo di tornare più in fretta possibile al mondo prima del Covid. Questa frammentazione è il vero problema, perché le sfide davanti a noi andrebbero affrontate insieme, dialogando, mettendosi in un’ottica interdisciplinare, con la disposizione a cambiare stile di vita, a trovare altre forme di energia e materiali sostenibili.

  • Con l’arrivo delle nuove chiusure un’onda di malcontento si è diffusa in tutto il paese. Credete che il tessuto sociale possa reggere a questa seconda ondata o la sfiducia e la rabbia generale rischiano di provocare tensioni irreparabili?

Ci auguriamo che possa reggere, e stiamo cercando di capire come occuparci – per quanto possiamo – dell’emergenza di senso e di visione di questo momento, ma è davvero una condizione difficile. Quello che stiamo percependo è che, mentre nel primo lockdown c’era bisogno di comunità e di riflessione, in queste settimane si stia cedendo spazio all’insofferenza e alla violenza verbale. È del tutto comprensibile, ma dovremmo cercare per quanto possiamo di usare frustrazione, rabbia e stanchezza per capire come uscire insieme da questa situazione, anziché per insultarci a vicenda.

  • Tlon è anche una piccola casa editrice indipendente. Com’è inserirsi da outsider nel mondo editoriale italiano?

Noi abbiamo iniziato a pubblicare dei testi che ci sembravano interessanti e insoliti nel panorama italiano, che avremmo innanzitutto voluto leggere noi, e che pensavamo potessero essere utili per acquisire consapevolezza su temi sociali e sull’intersezione tra filosofia, spiritualità, pedagogia e psicologia. All’inizio i librai non sapevano dove collocarli, gli addetti ai lavori erano scettici, ma nel corso del tempo hanno iniziato a vedere quello che Roberto Calasso definisce “serpente editoriale”, cioè il percorso che stavamo disegnando, e allora l’iniziale “stranezza” è stata vista come il nostro tratto distintivo. Per questo pensiamo che una nuova casa editrice in Italia non dovrebbe imitare quelle già esistenti, ma partire da un proprio progetto editoriale, come se ogni libro pubblicato fosse un capitolo del libro della casa editrice, che ha una sua coerenza nella diversità e che ha qualcosa di chiaro e divergente da dire.

  • Che effetti ha avuto la pandemia sull’editoria? Come state reagendo a questi cambiamenti?

Per quanto ci riguarda, siamo stati molto fortunati. Nei mesi di chiusura delle librerie i nostri lettori hanno continuato a comprare i libri dal nostro e-commerce (sia della casa editrice sia della libreria teatro) e le vendite complessive di quest’anno sono cresciute. Questo è avvenuto anche grazie alla nostra presenza in digitale, che ci ha permesso di continuare ad avere un contatto diretto con chi ci legge. In generale, però, è stato un anno difficile, molte librerie hanno chiuso o stanno per farlo, per molti le perdite sono state fortissime e i tour promozionali sono saltati, quindi è saltato il contatto diretto tra autori, librai e lettori, che è la parte più emozionante di tutta la filiera.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate. Ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano, e dal 2021 sono iscritto ad Azione. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

Trending