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Cultura

Fubini:” Ecco come riprenderci il futuro in questa globalizzazione fragile”

Federico Fubini, vicedirettore ad personam del Corriere della Sera:” Noi giornalisti dobbiamo cercare di far capire razionalmente cosa sta succedendo e aiutare così anche psicologicamente le persone. “

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Tra la pandemia e una politica che tarda a prendersi le proprie responsabilità il presente è diventato davvero molto difficile da capire. A questa confusione contribuisco anche i social, le fake news giornaliere…Tutto questo è anche una diretta conseguenza della globalizzazione che purtroppo non ha avuto solo delle conseguenze positive. Il sociologo Zygmunt Bauman, pensate un po’, diceva che con la globalizzazione e l’aumento del consumismo la nostra società fosse diventata “liquida” dove nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi. Di tutto questo ne abbiamo parlato con il vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, Federico Fubini autore del libro “Sul Vulcano, come riprenderci il futuro in questa globalizzazione fragile”.

  • Da cosa nasce la stesura di questo libro?

La verità è che questo libro nasce dalla stranissima sensazione che noi tutti abbiamo avuto e che anch’io ho avuto, di ritrovarmi improvvisamente rinchiuso in casa. Ci siamo tutti ritrovati privati della libertà di movimento, quando fino a prima eravamo abituati a muoverci, prendere un biglietto aereo e ritrovarci in un altro continente. Che mondo è questo? Nel quale l’aria che respiriamo che davamo per scontata… improvvisamente sparisce. Nessuno si aspettava questo, dieci anni fa è successo qualcosa del genere con il denaro: la crisi finanziaria, è stata qualcosa di molto simile, la liquidità è sparita da un momento all’altro… i soldi, la liquidità, che davamo per scontata, improvvisamente è sparita.

  • Noi fino ad adesso pensavamo di poter governare qualsiasi problema, secondo te è anche questo che ci ha portato alla situazione attuale?

 Faccio l’esempio del vulcano, che è una montagna che si riempie di lava e prima o poi deve esplodere, questo è successo intorno al Vesuvio varie volte. Noi non sappiamo quando, quello che sappiamo è che un’altra catastrofe naturale accadrà. Queste catastrofi sembrano essere la cifra del nostro tempo : la crisi finanziaria, l’11 Settembre… Io ho chiesto agli abitanti di Ercolano tramite un sondaggio, se ci pensavano che sarebbero potuti essere travolti da un momento all’altro , la maggior parte degli abitanti ha risposto che preferiva non pensarci, il punto è che siamo troppo arroganti, pensiamo di avere il controllo di tutto o ignoriamo.

  •  Questo “dimenticarci” dei problemi credi che sia anche una conseguenza della paura dell’ignoto?

C’è una struttura dei rischi molto chiara basata sull’esperienza naturale, se ci sono dei leoni ad abbeverarsi al laghetto e tu li hai visti, la soluzione è stare alla larga dal laghetto. Le condizioni materiali della vita per l’uomo, per migliaia di generazioni sono state uguali , ora è tutto diverso. Una persona che nasceva nel 800 d.c non assisteva ad alcuna modifica delle condizioni materiali e psicologiche della sua vita, ora noi vediamo cambiamenti repentini, se sei in Cina, Africa… vedi la tua vita cambiare completamente, ci sono città che sono diventate megalopoli in pochi anni. Viviamo in un mondo che non è lineare, la pandemia ad esempio ha cambiato le nostre vite in pochissimo tempo.

  • Il ruolo dei media in delle situazioni di crisi come questa , qual è? Come dovrebbero comportarsi?

Si passa dalla generazione di ansia e panico, all’indifferenza, a mio avviso proprio perché questi sono i rischi, noi giornalisti dobbiamo andare su informazioni verificate: così che le persone riescano a distinguere tra quello che è successo e quello che potrebbe succedere. Purtroppo spesso i media commettono l’errore di cercare di superare gli altri e uscire con la notizia prima, raccontando degli eventi che potrebbero succedere ma che non sono realmente accaduti.

Noi giornalisti dobbiamo fare uno sforzo per andare al di sotto della superficie dei fatti e far capire quali sono le tendenze di fondo. Onde evitare che le persone siano vittime di information overload: dati , tweet… per poi finire a non capirci più nulla. Noi giornalisti dobbiamo cercare di far capire razionalmente cosa sta succedendo e aiutare così anche psicologicamente le persone. Io nel libro ho cercato di dare il senso di fondo, e ho cercato di farlo per le persone di tutte le età e di tutte le culture.

La Cina è stata completamente integrata nel commercio internazionale con pochissime protezioni doganali, nonostante avesse una competitività superiore. Anche l’Italia negli anni 50’ cresceva molto di più, grazie ad una produttività superiore, quello che la Cina ha fatto sino al 2009. Dopo c’è stata la crisi finanziaria, mentre l’Europa la gestiva, la Cina cresceva e investiva in tecnologia. La Cina ha creato un ambiente digitale nel quale potesse crescere i suoi colossi digitali e farli crescere.

  • Ci vorrebbe più coesione, abbiamo bisogno di più federalismo europeo? E se sì, come si può applicare?

Già oggi stiamo pagando il costo delle divergenze, su temi come la tecnologia non abbiamo investito abbastanza. Il nostro valore di borsa è molto inferiore rispetto agli USA e la Cina. Siamo già rimasti indietro e senza un’Europa più unita, siamo già destinati a diventare terra di conquista. Tu che sei veneta, pensa al fatto che non si vogliano condividere i contributi fiscali con le persone del Sud, perché si parte già dal presupposto che li sprecheranno, e siamo dentro ad un solo paese, l’Italia. Pensa a quanto è forte questo sentimento tra paesi europei diversi, se non abbandoniamo queste divergenze, non ce la faremo e non ci sono alternative se non l’Europa.

  •  Elezioni USA , ha vinto Biden. Com’è possibile che quattro anni fa abbia vinto Trump che è il suo opposto?

Io ho visto Trump a Gennaio scorso a Davos, subito prima che la pandemia esplodesse, era molto chiaro che lui era convinto che avrebbe vinto. Tutti pensavano che lui avrebbe vinto, nessun imprenditore americano diceva qualcosa in pubblico che sembrasse anche solo come una riserva nei confronti di Trump. Avevano paura di lui e volevano fare business con lui. Poi la storia è cambiata, è possibile che se non ci fosse stata la pandemia, Trump avrebbe vinto.

È interessante che dopo Obama abbia vinto Trump, questo vuol dire che Obama non è riuscito ad arginare le diseguaglianze, mi chiedo se Biden sarà in grado di risolvere tutti questi problemi e mettere un freno alla rabbia sociale che ha fatto vincere Trump. Dei successori di Trump potrebbero esserci, a meno che Biden non si rivolga agli sconfitti della globalizzazione del suo paese, in una maniera efficace e fare quello che Obama non è riuscito a fare.

  • C’è un fil rouge tra tutti questi sovranismi, Brexit … per te tutto questo è sempre causa della globalizzazione?

 Le persone si sentono minacciate nella loro identità e cultura. Anche la trasformazione tecnologica fa la sua parte, ci sono persone che non hanno voglia di adattarsi alla tecnologia. Le persone votano per quelli che promettono di difenderli da tutto questo.

 – Cos’è che secondo te sicuramente non sarà più come prima?

Nel libro dico di non fare previsioni, ma secondo me quello che invece sarà come prima, è che la globalizzazione continua, magari in forme diverse. Quello che non sarà come prima è che la globalizzazione accelererà sempre di più, pensiamo alla telemedicina , abbiamo scoperto che alcune visite possono essere fatte a distanza e questo avrà delle conseguenze sociali importanti, per esempio da Treviso dove sei te, mi pare che tu sia bilingue, potresti fare una visita medica negli Stati Uniti o con una piattaforma che ti fornisce un medico in India che al posto di farti pagare 100€ a visita te ne fa pagare 50. Non si torna indietro, a volte questa globalizzazione crea perdenti e altre volte dei vincenti. Ma sta andando avanti e non abbiamo ancora finito di vederla.

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Marta De Vivo è una giovane blogger con una grande passione per la politica. Collabora con diverse testate e nel mentre frequenta il corso in Digital Management presso l‘università Ca' Foscari di Venezia.

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